Rosa Elettrica, recensione: una serie on-the-run dai risvolti generazionali

Prospettive, sfumature e una "soffiata d'umanità" (a volte un filo rischiosa). Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli sono i (convincenti) protagonisti dello show diretto da Davide Marengo. Su Sky e NOW.

Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli in Rosa Elettrica

Sono le contraddizioni che ci salveranno dall'oblio. In un mondo fin troppo bianco e fin troppo nero, le sfumature diventano il punto di contatto, la dimostrazione di quanto l'essere umano sia ancora un animale complesso e complicato. Perfetto per essere declinato sotto forma di racconto, che sia al cinema, in tv o tra le pagine di un romanzo. Così, adattando liberamente il libro di Giampaolo Simi, Davide Marengo - che la serialità sa masticare - porta su Sky e NOW quello che viene definito un "thriller on-the-run", Rosa Elettrica.

Rosa Elettrica
Rosa Elettrica - In fuga con il nemico, Maria Chiara Giannetta e Francesco di Napoli in una scena

Funziona? Funziona nella misura in cui si ragiona sull'azione, sull'umorismo, sull'ottima intesa tra i due protagonisti e sul tono che - grazie alla tecnica - riesce a essere il più possibile cinematografico (occhio alla fotografia di Davide Manca), puntando a un avvincente racconto di formazione che, secondo le sceneggiatrici Giordana Mari (head writer), Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero, dovrebbe "soffiare umanità in tutti, buoni e cattivi".

Rosa Elettrica, in fuga per la verità: di cosa parla la serie

In sei episodi, lo show racconta di Rosa (Maria Chiara Giannetta), trent'anni, insicura, emblema di una generazione incompresa, sempre precaria, sempre principiante. Rosa è una poliziotta, la più giovane del Nucleo Operativo Protezione Testimoni. Cerca di imporsi, di dimostrare il proprio valore. Mica è facile, se le dicono di essere "solo una ragazzina". Mai si aspetterebbe, però, che il primo incarico sia così scottante: le viene affidato Cocìss (Francesco Di Napoli), baby boss di una potente famiglia camorrista.

Il ragazzo, accusato di aver ucciso la figlia di un clan rivale, ha accettato di collaborare con la giustizia. Rosa si ritrova a gestire un caso gigantesco e, nonostante le incertezze, è determinata a portarlo fino in fondo. Qualcosa, però, non torna: contravvenendo alle regole, la poliziotta salva Cocìss da morte certa, ritrovandosi in fuga. Insieme, i due dovranno fare affidamento l'uno sull'altra per salvarsi la pelle e scoprire la verità.

Una serie che punta sulle sfumature

Bisogna dire che Rosa Elettrica si prende la briga - spinosa - di ammorbidire la figura del camorrista - checché se ne dica, i criminali di Gomorra andavano incontro al proprio destino, segnato e obbligato -, andando oltre il senso stretto del "cattivo" tutto d'un pezzo. A proposito di sfumature. Per questo, e con cognizione di causa (?), la scrittura punta, come detto, a quel "soffio" d'umanità, spingendo sui lati emotivi e sul contraddittorio che tiene in piedi la narrazione, contemporaneamente credibile e incredibile. E spingendo - naturalmente - sulla forza di due protagonisti resi tridimensionali dalla bravura di Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli, dando validità alla serie (e non è da meno il materiale umano coinvolto, da Elena Lietti a Federico Tocci fino a Francesco Foti e Antonia Truppo).

Rosa Elettrica In Fuga Con Il Nemico Sequenza
Rosa Elettrica - In fuga con il nemico

Poco a poco, quando il ritmo prende il giusto tono - e ci mette un po', a dire il vero - vengono meno i "ruoli" di Rosa e Cocìss, in uno scambio che finisce per ribaltarsi grazie a una scoperta inaspettata: nonostante tutto, entrambi parlano la stessa lingua. Del resto, la forza di Rosa Elettrica risiede non tanto nella storia in sé, bensì nel modo in cui i due opposti riescono a "salvarsi", scardinando le fatidiche etichette e disperdendo i più banali dei luoghi comuni, puntando invece alla legittimazione del dubbio, della fragilità, dell'errore come trampolino verso l'età adulta.

Allontanandosi da un destino che non può mai essere già scritto, il valore del viaggio diventa funzionale al "cambiamento", ben definito da un caldo umorismo. Perché sì, anche se Rosa Elettrica magari non è tra le "indimenticabili", conferma - qualora ce ne fosse bisogno - quanto le produzioni Sky abbiano una marcia in più in fatto di serialità.

Conclusioni

Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli colgono le sfumature di due personaggi complessi, andando ad abbracciare le contraddizioni. Se "umanizzare" un boss porta con sé dei rischi, dall'altra parte l'ecosistema narrativo riesce a essere sempre credibile, generando un buon livello d'intrattenimento. Interessanti le sotto-tracce: il tema generazionali, il cambiamento, la fragilità e l'errore.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli, bravi.
  • Una buona regia.
  • Una traccia umoristica che funziona.

Cosa non va

  • Ci mette un po' a prendere i giusti giri.
  • Umanizzare un criminale potrebbe essere un rischio (calcolato?).