C'era una volta Tarantino: gli omaggi e le citazioni cult e western nei suoi film

L'amore di Quentin per la storia del cinema si riflette nei suoi film, ricchi di riferimenti a cineasti e titoli del passato. In particolare western.

Davide Sica
Tarantino presenta il film The Hateful Eight a Roma

Una delle definizioni più interessanti dell'universo tarantiniano l'ha rilasciata Daryl Hannah, nel corso di un'intervista di qualche tempo fa: "I set di Quentin sono come giardinetti per bambini grandi. Lui è così".
Lui è così. Quentin Tarantino, anche in questi giorni in cui ha festeggiato i 55 anni, in fondo è rimasto quel ragazzino nomade della California, continuamente in viaggio da una cittadina all'altra insieme alla madre. Spaventato da Bambi a sei anni e invaghitosi degli spaghetti-western e di Sergio Leone a dieci, Tarantino non ha mai modificato il suo amore fanciullesco per il cinema polveroso dell'epoca, per l'odore della pellicola, e per quei film western che da John Ford e Sam Peckinpah si erano modellati e reinventati nel filone all'italiana. Il suo sentimento probabilmente è aumentato e si è mutato nel corso dei decenni ma l'ancestrale ardore che Tarantino esprime ancora oggi attraverso le sue interviste e i suoi film, per quel cinema che l'ha istruito da autodidatta al di fuori di qualsiasi scuola, è rimasto intatto.

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La scuola di cinema per Quentin Tarantino si chiama Manhattan Beach Video Archives, un vero e proprio circolino cinefilo. Insieme ai colleghi, Tarantino discute dei film appena visti, dispensa consigli e arricchisce il proprio bagaglio culturale, specialmente per le pellicole di genere exploitation e per i cosiddetti titoli di serie B. La notevole conoscenza di cui dispone gli ha permesso, nel corso della sua carriera cinematografica da regista e sceneggiatore, di carpire i molteplici elementi che caratterizzano i film ai quali si è appassionato nel corso degli anni e reinventarli all'interno del suo universo sul grande schermo. In ogni suo film esiste una quantità numerosa di rimandi a titoli d'epoca e di vario genere che in qualche modo l'hanno influenzato. Le opere stesse, nella loro interezza, spesso sono un lungo mix di sequenze che omaggiano sia alcune fra le più celebri scene della storia che altre sequenze meno conosciute e che lui stesso ha contribuito a rendere famose.

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The Hateful Eight: Quentin Tarantino sul set del film

La lista dei cineasti che Tarantino ha voluto ricordare attraverso la costruzione di un'inquadratura o nelle semplici azioni dei personaggi in scena, si pensi ad esempio al twist di Uma Thurman e John Travolta in Pulp Fiction per omaggiare di Fellini, è molto lunga e variegata. Travalica i confini del cinema statunitense, passando per quello europeo arrivando fino al Giappone. A tre di questi registi e al genere a loro accomunato è legata buona parte della sua cinefilia. In questo articolo li ricordiamo attraverso lo sguardo unico e inconfondibile di Quentin.

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Sergio Leone (C'era una volta il West e Il buono, il brutto, il cattivo)

Lee Van Cleef ne Il buono, il brutto e il cattivo

Tarantino non ha mai avuto dubbi: "Il mio regista preferito, al quale mi sono ispirato e al quale vorrei somigliare, è Sergio Leone". Il re degli spaghetti-western ha sempre mantenuto un fascino intatto per il regista di Pulp Fiction, tanto che nel 2002, stilando una classifica dei suoi film preferiti per la rivista Sight & Sound ha collocato Il buono, il brutto, il cattivo al primo posto. "Mi considero piuttosto bravo, so di poter migliorare col tempo e sono determinato a farlo, sino alla fine della mia carriera, per questo evito di girare un film all'anno. Eppure, per quanto mi sforzi, non credo che riuscirò mai a girare qualcosa di così perfetto come l'ultima sequenza de Il buono, il brutto, il cattivo. Proverò a raggiungere quel livello, anche se non credo che ce la farò mai".

Bill, è arrivata la tua ora.

E il capolavoro di Sergio Leone, una delle opere più citate di sempre, ha fatto capolino anche nella sua filmografia. Nel Capitolo 6: Massacro ai Due Pini, successivo al prologo in Kill Bill: Volume 2, l'inquadratura ravvicinata del volto della Sposa (Uma Thurman), sdraiata a terra e pestata a sangue dai membri della D.V.A.S., in attesa di subire il colpo di grazia da Bill (David Carradine), ricorda molto una sequenza del film di Leone, quando al Biondo (Clint Eastwood), stanco e assetato, viene puntata la rivoltella da Tuco (Eli Wallach), intenzionato ad ucciderlo. Inconfondibile anche il dettaglio sullo sguardo di Tuco che viene richiamato in The Hateful Eight con l'inquadratura sugli occhi del Generale Smithers (Bruce Dern).

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Faccia a fiaccia tra un feroce Leonardo DiCaprio e Jamie Foxx in Django Unchained

Un breve riferimento al film di Leone è presente anche nella scena finale di Django Unchained, quando Django (Jamie Foxx) completa la sua vendetta bruciando la villa di Candie (Leonardo DiCaprio) con la colonna sonora di Lo chiamavano Trinità in sottofondo e le urla del servo Stephen (Samuel L. Jackson) che ricordano molto le imprecazioni di Tuco (Eli Wallach) nel finale de Il buono, il brutto, il cattivo.
Pullula di riferimenti al film anche The Hateful Eight: a partire dalle scelte cromatiche e grafiche dei titoli di testa, i rimandi si estendono fino ai personaggi, con il Maggiore Warren (Samuel L. Jackson) molto simile al Sentenza (Lee Van Cleef) di leoniana memoria, e alle ambientazioni: un'inquadratura della collina innevata sulla quale il Maggiore costringe il figlio del Generale Smithers a camminare nudo immerso nel gelo è una riproposizione della scena di una collina desertica nel film di Leone, dove sullo sfondo compare il Biondo esausto che prosegue la sua camminata, seguito dal Tuco a cavallo. Anche un altro capolavoro di Sergio Leone, C'era una volta il West, viene citato in Kill Bill: Volume 2, quando la Sposa viene ripresa in campo lungo mentre cammina nel deserto.

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John Ford (Sentieri Selvaggi e Ombre Rosse)

Una splendida Uma Thurman in una scena del film Kill Bill: Volume 2

Una leggenda del cinema e del western come John Ford non poteva che essere fonte primaria d'ispirazione per un amante del genere come Quentin Tarantino. Il western che Ford ha sdoganato fin dagli anni del muto lo ha collocato nell'olimpo dei più grandi cineasti della storia del cinema. Elogiato, studiato e certamente citato, alcuni grandi classici di John Ford hanno influenzato alcune sequenze dei film di Tarantino. In Kill Bill: Volume 2, la Sposa viene inquadrata dall'interno della chiesa al centro della porta spalancata sugli ampi spazi esterni; la sequenza è ispirata a quella di Sentieri selvaggi, cult di John Ford, in cui si vede Ethan Edwards (John Wayne) inquadrato dall'interno della casa al centro della porta d'ingresso spalancata, dove s'intravede il deserto all'esterno.

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Melanie Laurent è Shosanna nel film Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino

Lo stesso tipo d'inquadratura viene usata da Tarantino in Bastardi senza gloria, replicando la scena pochi istanti dopo, quando Ethan Edwards è ormai lontano, così come Shosanna (Mélanie Laurent) in fuga nel film del 2009. La diligenza su cui viaggia il Boia (Kurt Russell) in The Hateful Eight ricorda quella di un altro film imprescindibile nella lunga filmografia di John Ford, Ombre rosse, dove una diligenza porta un gruppo di passeggeri da Tonto a Lordsburg. E proprio The Hateful Eight si lega indissolubilmente a quel cinema western che ha visto in John Ford uno dei suoi illustri pionieri.

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Sergio Corbucci (Django e Il grande silenzio)

Jamie Foxx nei panni di Django in Django Unchained

Su di lui si dice che Quentin Tarantino sia al lavoro per scrivere un libro sulla sua carriera, come affermò qualche anno fa Franco Nero, attore feticcio di Sergio Corbucci, uno dei maestri della cinematografia italiana venerati dal regista di Knoxville. Corbucci ha saputo destreggiarsi fra diversi generi ma quello a lui più congeniale è senz'altro il western, il suo preferito. Un genere per il quale è ricordato alla stregua di Sergio Leone. Corbucci era un artigiano del cinema, in grado di riempire anche i botteghini grazie al successo delle sue opere. Il suo film più importante è probabilmente Django, western del 1966 che all'epoca fece scalpore per la presenza di un alto tasso di scene violente. La pellicola regala l'affermazione definitiva a Sergio Corbucci e al protagonista Franco Nero. In futuro diverse produzioni hanno usato il nome di Django e nel 2012 Quentin Tarantino intitola il suo nuovo film Django Unchained, con Jamie Foxx star nel ruolo omonimo del personaggio di Franco Nero, presente in un cameo.

La musica nel cinema di Quentin Tarantino: quando la canzone fa il cult

Le Iene: Michael Madsen nei panni di Mr. Blonde in un momento del film

Il riferimento esplicito a Sergio Corbucci è evidente anche nella grafica del titolo all'inizio del film, che ricorda proprio quella del 1966. Tarantino prende alcuni spunti da Django sin dagli inizi del suo percorso nel cinema. Ne Le iene, la sequenza che vede il sadico Mr. Blonde (Michael Madsen) tagliare l'orecchio al poliziotto Marvin Nash (Kirk Baltz), è ispirata proprio ad una cruda scena di Django, dove il generale Rodriguez (José Bódalo) recide l'orecchio a Jonathan (Gino Pernice) credendolo una spia. Una delle opere più belle di Sergio Corbucci è Il grande silenzio, un western innevato dal fascino indiscutibile che anticipa molti elementi che vedremo in diversi film susseguenti. La bellezza dei paesaggi innevati, insolita nemesi per un genere abituato all'afa di habitat soleggiati e soffocanti, è un tratto distintivo che aggiunge un tocco memorabile al racconto di Corbucci e che Tarantino decide di riproporre nel suo The Hateful Eight, ambientato nel gelido paesaggio invernale del Wyoming.

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