Non c'è stato un trionfatore assoluto, ma due solidi vincitori agli Oscar 2026: 6 statuette per Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson, 4 per I Peccatori di Ryan Coogler, che partiva avvantaggiato con ben 16 nomination, un record. A seguire i tre premi di Frankenstein, i due di K pop Demon Hunter, che sono andati oltre il singolo riconoscimento. Ma vediamo le sensazioni che ci ha lasciati la serata.
A vincere è Warner Bros.
In totale 11 premi totali per Warner Bros. sommando i due più premiati e anche un ulteriore riconoscimento per Weapons... non male per una major di cui abbiamo parlato soprattutto in quanto all'acquisizione da parte di Netflix, prima, e poi Paramount. La conferma di una realtà preziosa per il mondo del cinema, che va salvaguardata per il bene stesso dell'industria di cui fa parte. Tre invece i premi per Netflix, quelli per il film di del Toro, mentre Amazon Studios resta a bocca asciutta.
I due film targati Warner si sono divisi le statuette più pesanti, perché se è vero che l'opera di Paul Thomas Anderson si è aggiudicata le due principali, e per il regista è la sua prima vittoria, i due si sono affermati anche nel campo della scrittura, rispettivamente con la sceneggiatura non originale e originale, mentre I Peccatori ha strappato l'Oscar per la colonna sonora alle ottime composizioni di Johnny Greenwood per Una battaglia dopo l'altra. Una divisione che può stare bene a entrambi e che conferma il valore di due film che gli spettatori di tutto il mondo hanno potuto guardare e apprezzare, sottolineando l'importanza del cinema anche come arte popolare in grado di parlare al pubblico. Anche di temi importanti come fanno i due titoli più premiati di questa edizione.
Le delusioni
La vera delusione si può considerare quella di Leonardo DiCaprio, ma il buon Leo ci ha fatto il callo in tanti anni di carriera e nomination non andate a buon fine prima di trionfare nel 2016 per Revenant - Redivivo (e si è rifatto regalandoci un nuovissimo meme).
Delusione parziale, perché i SAG avevano fatto capire l'andamento anticipando la vittoria di Michael B. Jordan (sesto attore nero premiato agli Oscar), ma i primi segnali erano stati incoraggianti, con i premi al suo compagno d'avventura Sean Penn come non protagonista e quello per il miglior casting, il primo nella storia degli Oscar, a Una battaglia dopo l'altra. Categoria in cui i SAG avevano premiato invece I Peccatori.
Delusione però vissuta in buona compagnia, perché l'altro sconfitto è ovviamente Timothée Chalamet, il cui tour promozionale per Marty Supreme si è colorato di un fastidioso Oscar Tour che qualcuno non avrà apprezzato. E poi si può considerare deluso anche James Cameron con il suo terzo Avatar premiato solo per gli effetti visivi?
Spazio all'horror
Meritatissimo e scontatissimo invece il premio alla straordinaria Jessie Buckley per Hamnet, prima attrice irlandese premiata con l'Oscar, che però si deve accontentare di questa unica statuetta, pur importante. Ugualmente non sorprendente ma giusto il riconoscimento ad Amy Madigan per l'inquietante zia Gladys di Weapons, primo premio assegnato nel corso della serata, che fa subito capire come le porte non fossero chiuse per l'horror.
Al premio per Weapons, infatti, seguono anche i tre che riconoscono il suggestivo look e la splendida atmosfera del Frankenstein di Guillermo del Toro, ovvero costumi, trucco e scenografia, che accompagnano quelli de I Peccatori. Se lo scorso anno The Substance usciva a bocca asciutta, quest'anno la storia per il genere ha portato a sviluppi migliori.
In ambito animato è difficile osare
Nessuna sorpresa anche in campo animato: scontata la vittoria di K Pop Demon Hunters che ha il sapore di quelle della Disney/Pixar del passato, in cui si ha la sensazione che si voti il titolo più noto senza considerare l'aspetto prettamente artistico. Resta un ottimo risultato anche solo la nomination per gemme come La piccola Amelie e Arco, traguardo che ai contendenti del settore anime non era riuscito di raggiungere. Non che il film Netflix non sia una buona opera animata e un'ottima operazione, tanto che la sua vittoria è accompagnata anche da un secondo premio, quello alla miglior canzone originale, categoria che ha portato i migliori momenti di spettacolo sul palco degli Oscar 2026.
Gli Oscar e l'attualità
Novità dell'anno anche l'enfasi su politica e attualità: in primo luogo nel monologo iniziale di un Conan O'Brien più sicuro del debutto dello scorso anno, che non si è tirato indietro nell'ironizzare sull'essere l'ultimo conduttore umano prima di lasciare il campo a robot e AI. Il discorso non ha risparmiato anche gli incendi che hanno segnato la zona ("L'anno scorso è andata bene, Los Angeles ha preso fuoco"), o la sfortunata dichiarazione di Chalamet su opera e balletto ("Peccato non abbia pensato anche al jazz") e alla presenza di Ted Sarandos in platea ("Prima volta di qualcuno di Netflix in un cinema o un teatro.")
Accenni portati avanti a seguire anche nei discorsi di alcuni dei premiati e presentatori, da Paul Thomas Anderson e la riflessione sul mondo che lasciamo alle prossime generazioni, al sentito "Free Palestine" di Javier Bardem, agli altri accenni all'avvento dell'AI, presentando per esempio i migliori film animati, e gli sviluppi tecnologici in generale, da youtube per le future trasmissioni degli Oscar all'adattamento al formato verticale dei film per andare incontro alle nuove abitudini di visione del pubblico. E in definitiva quale messaggio più forte dell'assenza di Sean Penn premiato come miglior non protagonista? Il classico silenzio che vale più di tante parole.