Agents of S.H.I.E.L.D.

2013 - ....

Marvel Cinematic Universe: perché la mancanza di crossover tra film e serie TV è un bene

Alcuni fan e critici si lamentano della mancata connessione, a livello di storyline e personaggi, tra il ramo cinematografico e quello televisivo della Marvel. E se ciò non fosse un elemento negativo?

Agents of S.H.I.E.L.D.: Clark Gregg nell'episodio Girl in the Flower Dress

Dall'autunno del 2013 il Marvel Cinematic Universe non esiste solo sul grande schermo, ma anche in diversi formati televisivi: su ABC va tuttora in onda Agents of S.H.I.E.L.D. e sono stati trasmessi anche Agent Carter e Inhumans; Netflix è la sede degli eroi newyorkesi che si occupano di crimini locali, in serie come Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist; su Hulu è disponibile Runaways, dove un gruppo di adolescenti si ribella ai genitori, tutti supercriminali; ed è in arrivo su Freeform (Amazon Prime Video per l'Italia) Cloak and Dagger, su due adolescenti legati sentimentalmente e dal possesso di poteri. Un panorama piuttosto variegato, generalmente ben accolto da stampa e pubblico (solo Inhumans non ha convinto praticamente nessuno), con una sola "pecca": l'assenza generale di collegamenti espliciti e crossover con i film. In particolare, nessuno dei personaggi apparsi prima sul piccolo schermo hanno ancora fatto la transizione al cinema (sebbene i fratelli Russo l'avessero contemplato per Avengers: Infinity War), portando alcuni a sostenere che l'idea che tutto sia collegato all'interno del MCU non è valida al 100%. A nostro avviso, invece, questa assenza è un punto di forza, oltre che una cosa puramente logica a livello pratico.

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Tempi di lavorazione

Ad affrontare apertamente la questione dei mancati crossover è stato soprattutto Jeph Loeb, responsabile della Marvel Television, il quale ha evocato un concetto che a molti sembra sfuggire quando parlano dei legami tra i film e le serie: i tempi di lavorazione diversi per le due forme narrative. Facendo un esempio pratico, da quando i Russo hanno cominciato a lavorare a Captain America: The Winter Soldier all'uscita del film sono passati all'incirca due anni; nel medesimo arco di tempo Agents of S.H.I.E.L.D. non aveva ancora concluso la prima stagione, e non era data per certa la prosecuzione dello show. Mentre i film sono pianificati con largo anticipo, le serie sono realizzate in tempi molto più stretti (un episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. è solitamente girato un mese e mezzo prima della messa in onda), il che spiega lo scambio non proprio equo tra i due reparti: gli showrunner dei programmi TV hanno accesso alle sceneggiature dei film, mentre chi scrive i lungometraggi non può sapere cosa accadrà sul piccolo schermo. La serie in questione potrebbe anche non andare più in onda al momento dell'uscita, o essere stata annullata in pre-produzione, il che rende abbastanza obbligatorio il collegamento monodirezionale. A questa va aggiunta anche una piccola considerazione di natura geografica: i film del MCU sono quasi tutti girati ad Atlanta (l'eccezione notevole, nella Fase Tre, è Thor: Ragnarok, le cui riprese si sono svolte in Australia), mentre Agents of S.H.I.E.L.D. ha la sua base operativa in California e le serie Netflix a New York, il che rende complicate eventuali trasferte a lungo termine per gli attori TV, i quali non possono assentarsi troppo a lungo.

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Tutto è collegato, ma non obbligatorio

Avengers: Infinity War - Un'immagine dal trailer

Uno dei maggiori punti di forza del MCU, a livello di fruizione da parte del pubblico, è che salvo sporadiche eccezioni (Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War) ciascun film funziona come unità drammatica a sé, senza richiedere troppe conoscenze pregresse (con apposite sequenze per chiarire eventuali dettagli essenziali, come il filmino di Peter Parker in Spider-Man: Homecoming che riassume gli eventi di Civil War dal suo punto di vista). Se il franchise continua a mietere successi dopo dieci anni è proprio perché non occorre aver visto tutti i film per poter apprezzare quello successivo, ragion per cui è ancora più logico che lo stesso principio venga applicato al ramo televisivo: realizzare un crossover vero e proprio sul grande schermo, che non si limiti a un cameo di Matt Murdock o Daisy Johnson, sarebbe un'impresa a dir poco titanica in termini di scrittura, per far sì che il tutto risulti comprensibile a chi non ha mai visto un episodio della serie tirata in ballo (e tutto questo senza aver menzionato un altro aspetto importante, ossia il fatto che, tra paesi in cui Netflix non è ancora disponibile e territori dove le serie tradizionali possono arrivare con un discreto ritardo, la disponibilità del materiale catodico in tempo reale non è sempre garantita). Ne sa qualcosa Chris Carter, criticato vent'anni or sono per X-Files - Il film, lungometraggio che si rifaceva esplicitamente alle storyline a lungo termine del prototipo televisivo e quindi non era particolarmente accessibile per i neofiti, ed è lo stesso motivo per cui, nel periodo in cui i film e le serie di Star Trek si sovrapponevano, i rimandi alle trame orizzontali televisive (la guerra contro il Dominio e il viaggio della speranza dell'astronave Voyager) erano ridotti al minimo sul grande schermo.

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Maggiore libertà

Arrow/The Flash: la prima immagine del nuovo crossover

C'è chi guarda alle produzioni televisive della storica rivale della Marvel, la DC Comics, come un esempio di ciò che andrebbe fatto: separare completamente l'universo catodico da quello cinematografico (che è in parte ciò che ha fatto la Fox con Legion e The Gifted, ufficialmente parte del franchise degli X-Men ma collocati in linee temporali alternative). Peccato che proprio le serie della DC risentano maggiormente delle restrizioni dettate dal reparto che si occupa dei film: basti pensare ad Arrow dove, per diversi mesi, il personaggio di Deathstroke - un comprimario importante dello show sin dalla prima stagione - era completamente off-limits perché doveva essere l'antagonista del film di Batman realizzato da Ben Affleck (successivamente finito in mano a Matt Reeves che ha riscritto la sceneggiatura da zero), o a Supergirl dove la presenza di Superman nella seconda stagione fu resa possibile dalla morte provvisoria della sua controparte cinematografica. La Marvel, da quel punto di vista, è più libera: gli showrunner sanno già che determinati personaggi molto probabilmente non appariranno mai sul piccolo schermo, e si regolano di conseguenza. L'esempio più evidente di questo è Agents of S.H.I.E.L.D., che per gran parte della prima stagione ha arrancato poiché per introdurre la svolta narrativa fondamentale - la caduta dell'organizzazione spionistica - fu necessario aspettare l'uscita di Captain America: The Winter Soldier. Da lì in poi si è aperto un mondo che ha concesso alla serie di ritagliarsi il proprio spazio all'interno del MCU, ponendo le basi per il modus operandi della Marvel Television: ciascun serial espande l'universo immaginato dalla Casa delle Idee, generando nuovi punti d'accesso per spettatori che in altre circostanze forse non si sarebbero interessati al franchise (Daredevil, con la sua atmosfera più vicina al noir che al racconto supereroistico classico, è l'esempio emblematico). La longevità del mondo voluto più di dieci anni fa da Avi Arad e Kevin Feige si basa su questa espansione, e pretendere a tutti i costi che le due componenti interagiscano al di là di sporadici rimandi finirebbe per creare l'effetto opposto.

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