Martin Scorsese a Bologna: "Tutto merito di Elia Kazan e John Cassavetes se sono diventato un regista"

Il regista Martin Scorsese ha ipnotizzato Bologna parlando di cinema, tra ricordi, rimpianti e nuove idee per il futuro. Il Cinema Ritrovato 2018 è stato inaugurato da un maestro della settima arte.

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"C'è sempre un momento, a metà film, in cui non ho idea di cosa sto facendo. Ma poi penso che comunque tutti saranno contro di me, e che quindi l'importante è che io sia contento del mio lavoro". Così Martin Scorsese ha rassicurato Valeria Golino, presente sul palco del Teatro Comunale di Bologna insieme a Matteo Garrone, Alice Rohrwacher e Jonas Carpignano per parlare di cinema celebrando il passato.

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Il Cinema Ritrovato 2018 ha inaugurato, infatti, la nuova edizione con un incontro emozionante e affollato del regista italo-americano, autore di capolavori come Taxi Driver, Toro scatenato, The Departed - Il bene e il male, Mean Streets. Tante le persone riunite per ascoltare i ricordi e le idee di un artista che ha disegnato una visione personale e intrigante della settima arte.

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Taxi Driver: Robert De Niro e Martin Scorsese

Lavorare con Robert DeNiro ieri e oggi

"Non c'è niente che può essere paragonato all'esperienza di andare al cinema" ha dichiarato Scorsese, invitato all'evento italiano che ha proiettato la versione restaurata di Toro scatenato, il cult del 1979 con Robert De Niro nei panni del pugile Jake LaMotta. "Questo film è stata un'idea di Robert che aveva una vera ossessione per quella storia. Così, dopo Taxi Driver e New York, New York siamo tornati a lavorare insieme ed è stato il culmine della mia carriera giovanile". DeNiro sarà protagonista anche del suo nuovo film The Irishman, adattamento del romanzo di Charles Brandt I Heard Your Pain Houses incentrato sul veterano della seconda guerra mondiale, Frank Irishman Sheeran, che uccise il sindacalista Jimmy Hoffa, oltre ad essere coinvolto nell'omicidio di Kennedy.

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Conservare il cinema del passato è indispensabile

Taxi Driver: De Niro e Scorsese sul set

Insieme ad altri colleghi come Brian De Palma e Steven Spielberg, Scorsese ha creato The Film Foundation, un'organizzazione che si preoccupa di preservare e restaurare il cinema del passato, assicurando la sopravvivenza di film per le giovani generazioni, come qualsiasi altro tipo di opera d'arte. "Nel 1971-1972 mi sono accorto che alcune forme di espressione stavano andando perdute e questo mi ha fatto arrabbiare. Così ho pensato che fosse terribile che i proprietari di quelle pellicole le lasciassero lì a marcire" ha spiegato il regista, ricordando: "Per esempio George Lucas per il primo Guerre stellari aveva utilizzato colori come il rosa, il nero e il grigio e, nonostante la perdita di colore della pellicola nel corso degli anni, il film è ancora bellissimo". La sua presenza a Bologna per Il Cinema Ritrovato si è rivelata un'occasione imperdibile per sottolineare la sua passione per la settima arte, invitando il pubblico a non perdere l'abitudine di andare al cinema per apprezzare un film sul grande schermo come esperienza di condivisione.

Una scena del film 2001: odissea nello spazio

"L'idea di andare al cinema deve essere sostenuta dal pubblico di tutto il mondo. Poco fa sono stato a Los Angeles per celebrare il 50° anniversario di 2001: Odissea nello spazio e ho detto a tutti di andare al cinema e pagare il biglietto, perché è un'esperienza che deve essere vissuta come una cosa irrinunciabile" ha sottolineato, aggiungendo: "Quando ero giovane io la tv non c'era e si andava al cinema almeno una volta alla settimana. Oggi c'è il digitale e molte alternative, ma resta la celluloide, i 35 mm e bisogna spiegare alle nuove generazioni che non è finita qui. I vari sistemi devono coesistere".

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Pellicola o Digitale? Usate entrambi come faccio io

Asa Butterfield e Chloe Moretz in una scena di Hugo

Molti artisti e rappresentanti di Hollywood si sono schierati a difesa della pellicola negli ultimi anni, e Martin Scorsese ha confessato di "usare 35mm, 16mm ma anche il digitale. Per Hugo Cabret ho usato anche il digitale 3D e mi è piaciuto molto. Il nuovo The Irishman è per un terzo digitale e il resto su pellicola. Ci sono alcune cose per cui il digitale ti aiuta, come girare di notte a New York". Durante l'incontro bolognese egli ha tenuto a sottolineare che il mondo sta cambiando velocemente e vengono introdotte nuove tecniche e nuovi linguaggi, ma non necessariamente da interpretare in modo negativo. "Si tratta comunque di un periodo entusiasmante. I nuovi formati diventano obsoleti più rapidamente e devono poter migrare. Quindi in un budget di un film ora bisogna tener conto anche della spesa per la conservazione dell'opera".

Leonardo DiCaprio e Martin Scorsese sul set di The Wolf of Wall Street

L'importante è diffondere "l'alfabetismo visivo, oltre quello verbale. Negli anni '60 la parola era molto più forte delle immagini, ma poi queste hanno preso il sopravvento. Oggi però ci sono tante immagini ma poco significative". I tempi moderni spesso demonizzano piattaforme come Netflix, Infinity o Amazon Prime Video per togliere pubblico alla sala cinematografica, ma il discorso di Scorsese a Bologna ha sottolineato come le due realtà possano collaborare, senza vittime lungo la strada. "Non avevo abbastanza soldi per andare a teatro, e soffrendo di asma il dottore mi aveva vietato lo sport o altre attività impegnative fisicamente, quindi andavo spesso al cinema. E lì vivevo un mondo diverso, un'America diversa: i film western a colori, gli animali come i cani o i cavalli che nella realtà non potevo avvicinare" ha ricordato con una leggera malinconia il regista cresciuto nell'East Side di New York con una famiglia italo-americana in cui "si parlava siciliano". Sicuramente il contesto in cui viveva ha contribuito a formare il suo stile e la sua poetica dietro la macchina da presa.

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Non ho mai studiato per fare un film. Tutto merito di Kazan e Cassavetes

Jack Nicholson e Martin Scorsese sul set di The Departed

Il cinema ha fatto parte della sua vita da sempre. "A 14 anni avevo già visto tutti i film di Elia Kazan e avevo capito che la mia strada era fare il regista. Non ho mai frequentato una scuola per fare un film, ma ho imparato perché mi piaceva. Nel 1959 poi è arrivato Cassavetes con i suoi film in 16mm e mi ha aperto gli occhi. Lui è stato un amico e un mentore per me e mi ha quasi costretto a fare Mean Streets" ha raccontato Scorsese, soffermandosi anche sulla sua visione degli attori. "Nei film di Kazan gli attori erano come alcune persone che conoscevo, mentre nei film di Cassavetes erano bohémien e si esprimevano fisicamente in un modo completamente nuovo per me".

Martin Scorsese spiega la scena a Leonardo DiCaprio

Ripercorrendo le origini della sua formazione cinematografica egli ha ricordato quando "nel 1948-1949 a New York hanno cominciato a proiettare alcuni film neorealisti italiani ed è stata la mia prima esperienza con film come Paisà, Sciuscià, Ladri di biciclette e Roma, città aperta. Rispetto alla realtà modificata del cinema americano pensato per l'intrattenimento, mi resi conto che quello italiano era il vero cinema del reale. E ho capito che io vivevo in una realtà italiana completamente diversa, non quella di Dante o Manzoni, ma di contadini e gente semplice".

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Pro e contro del processo creativo

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Sembra difficile da immaginare, ma Martin Scorsese ha difficoltà ad utilizzare la luce nei suoi film. "Sono cresciuto in un posto con poca luce. Per me la luce era la lampadina nella mia stanza. L'unica luce che ricordo bene è quella all'interno della cattedrale di San Patrick a New York dove ho passato molto tempo. Una luce drammatica. Ma quando faccio un film ho difficoltà a gestire l'illuminazione". Al contrario ha rivelato di amare la fase del montaggio e quel momento subito dopo la fine della sceneggiatura, quando "vado da solo in un albergo e comincio a fare disegni di varie dimensioni per poi incontrare il Direttore della Fotografia e l'assistente regista per parlare e analizzare le sensazioni che trasmettono le immagini girate".

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A chi ritrova alcuni riferimenti o citazioni nei suoi film, Scorsese risponde che "non si tratta di rubare, ma di farsi ispirare. Se vuoi fare il regista il bello è proprio prendere ispirazione, interpretare qualcosa che vedi in modo diverso e renderlo tuo". Mondi corrotti, sensuali, violenti e a tratti surreali hanno caratterizzato il cinema di Martin Scorsese, sempre attento ai dettagli che gli permettono di avere "una maggiore sensazione di controllo del film, mentre la mia mente corre libera avanti nelle immagini che si compongono".

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