Il racconto dell'impegno civile torna in prima serata. Con Livatino - Il giudice e i suoi assassini, in arrivo il 9 e 10 novembre su Rai 1 e in streaming su RaiPlay, Michele Placido torna dietro la macchina da presa per esplorare non solo la cronaca giudiziaria, ma l'anima profonda di uno dei simboli della lotta alla mafia. Durante la conferenza stampa di presentazione alla Festa del Cinema di Roma, circondato dai vertici di Rai Fiction e dal cast (tra cui i protagonisti Leonardo Maltese e Giuseppe De Domenico), Placido ha svelato i retroscena di un progetto nato quasi per caso, guidato da una serie di coincidenze incredibili e da un incontro che doveva restare segreto.
Da Agrigento al Vaticano: l'incontro con Papa Francesco
Il seme della serie è stato piantato in Sicilia nel 2021, durante i giorni della beatificazione del magistrato agrigentino. È in quell'occasione che Placido ha avuto i primi contatti con il materiale che avrebbe dato vita al film, ma la vera spinta è arrivata dai vertici più alti, con una telefonata inaspettata dal Vaticano. "Tutto è nato quando c'è stata la beatificazione di Livatino in Sicilia" ha ricordato infatti Placido, "mi sono recato giù ad Agrigento e ho assistito a quella commovente cerimonia, seduto tra i banchi con tutti i magistrati ed ecclesiastici. Subito dopo, alcuni ex colleghi mi hanno aperto dei fascicoli interessanti. Poi, sarà passata una mesata o un paio di mesi, ricevo una telefonata in Vaticano... era Papa Francesco."
Il regista l'ha raccontato con emozione, ricordando la semplicità disarmante del Pontefice: "Papa Francesco chiede di incontrarmi una mezz'oretta, ma siamo stati un'ora e mezza. E lui me lo dice proprio con un bel sorriso, con empatia: 'Caro Placido, volevo sapere... ma è vero che lei vuol fare il film come regista?'. E io gli ho risposto: 'Adesso che me lo sta dicendo Lei, Santità, sì, lo voglio fare!'. Era un incontro che doveva restare segreto, ma tutto è iniziato da lì."
"Ho paura di non avere paura": il lato umano del giudice
La sceneggiatura, firmata dallo stesso Placido insieme ad Angelo Pasquini e Fidel Signorile, ha puntato fin dall'inizio a destrutturare l'immagine del "santino" inarrivabile. L'obiettivo era mostrare il Livatino investigatore, l'uomo capace di dialogare alla pari con colleghi del calibro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma soprattutto l'essere umano vulnerabile. A sottolineare questa fragilità è lo stesso Placido, che cita un momento chiave della sceneggiatura per descrivere il tormento interiore del magistrato: "Aveva un po' paura. C'è una battuta bellissima sulla paura: 'Ho paura di non avere paura'. E poi c'è quella frase fondamentale: 'Quando moriremo nessuno ci chiederà se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili'. In fondo si trattava di raccontare questo: l'essere credibili, il fare, e non solo la fede religiosa."
Il regista ha inoltre voluto esplorare con la medesima profondità anche il "binario" del male, lavorando a stretto contatto con i giovani attori scelti per interpretare il commando della Stidda. Un lavoro di introspezione in cui gli stessi interpreti hanno chiesto di poter sovvertire i ruoli durante le prove, per calarsi completamente nelle dinamiche di quei ragazzi diciannovenni in guerra con la vecchia mafia.
Mery per sempre, 37 anni dopo: la reunion con Francesco Benigno
Uno dei momenti più toccanti della produzione ha riguardato il cast di supporto, che vede la presenza di volti storici del cinema d'impegno italiano. Placido ha voluto ritagliare uno spazio per Francesco Benigno, segnando un incontro denso di significato cinematografico. È lo stesso Benigno, presente in sala, a prendere la parola per ringraziare pubblicamente il regista: "Sognavo da 37 anni di sentire il tuo 'motore!'. Dai tempi di Mery per sempre ci siamo ritrovati. Ho riassaporato il profumo del set... ti ringrazio pubblicamente per questa grande opportunità e per la fiducia. È stata un'esperienza indimenticabile, spero di aver ricambiato la tua fiducia."
Con Livatino - Il giudice e i suoi assassini, Michele Placido promette dunque a Rai Fiction un'opera che mescola l'inchiesta rigorosa all'epica dei sentimenti, forte di un cast che ha lavorato in piena libertà democratica. Un appuntamento televisivo che si preannuncia imperdibile per capire le radici del nostro passato recente.