I grandi autori di fumetti ce l'hanno insegnato: si può avere un approccio diverso, originale e coraggioso ai supereroi. Ce lo hanno confermato anche alcuni titoli del passato più o meno recente, dalla trilogia di Batman di Nolan alla serie Watchmen, fino ad arrivare alla più recente produzione appartenente al mondo dei cinecomic: Lanterns.
Terza serie del nuovo corso DC gestito da James Gunn e Peter Safran, arrivata al momento giusto, lo scorso 17 agosto su HBO Max, per sfatare i dubbi sulla bontà del progetto che possono essere sorti in qualcuno dopo l'insuccesso commerciale di Supergirl non più di due mesi fa. Alla guida del progetto troviamo Chris Mundy, supportato all'ideazione della serie da Tom King e Damon Lindelof, mentre il cast è guidata da una coppia affiatata di protagonisti, composta dagli ottimi Kyle Chandler e Aaron Pierre. Sono loro il vero cuore di Lanterns e fanno brillare la serie DC ogni volta che sono in scena.
La lunga strada verso Lanterns
Ma facciamo un passo indietro e vediamo come si è arrivati a questa versione di Lanterns in stile True Detective? Il progetto iniziale risale al 2019 ed era affidato a Greg Berlanti, che aveva già sviluppato diverse serie appartenenti al mondo DC, oltre ad aver co-sceneggiato il film Lanterna verde nel 2011. Nelle sue mani la serie avrebbe avuto un approccio diverso, più cosmico, affiancando alla storia di Lanterne Verdi sulla Terra anche quella di Sinestro nello spazio, ma non potendo usare le due più note, ovvero Hal Jordan e John Stewart, opzionate per un cammino cinematografico. Diverse notizie e voci ulteriori si sono rincorse fino al 2022, quando la fusione tra WarnerMedia e Discovery ha cambiato le carte in tavola.
Il nuovo corso ha subito cercato di individuare una guida per il progetto DC, qualcosa di similare a quello che Marvel ha in Kevin Feige, e l'ha individuato nella coppia formata da James Gunn e Peter Safran, posti alla guida dei DC Studios appena fondati. Nella loro visione, i personaggi di Lanterna Verde sarebbero stati una parte fondante del nuovo DCU e la serie Lanterns è stata tra le prime annunciate del primo capitolo dell'universo in via di soft reboot, dal titolo Chapter One: Gods and Monsters. Nelle loro mani, la serie si è allontanata dall'idea di space opera per diventare qualcosa di più investigativo e terreo, "un evento di qualità HBO" alla True Detective, come dichiarato apertamente da loro, e la coppia di Lanterne più note, i già citati Jordan e Stewart, sono diventati i protagonisti.
Due detective e un mistero... sulla Terra
Pur essendo incaricati di preservare la pace interstellare, infatti, i due protagonisti dotati di anello di Lanterns, devono occuparsi di un caso di omicidio a Rushville, in Nebraska. I due sono Hal Jordan, Lanterna d'esperienza anche se con metodi originali e discutibili, e John Stewart, la sua recluta a cui deve insegnare il mestiere. Da subito l'occhio esperto di Jordan si convince che ci possa essere una matrice aliena dietro l'omicidio in Nebraska, e questo li conduce sulla strada per misteri e scoperte molto più cupe di quanto ci si potesse aspettare in prima battuta. Un intreccio che si sviluppa in modo molto intrigante, oltre che dichiaratamente importante per il DCU, ma su cui non aggiungiamo ulteriori dettagli per evitare spiacevoli anticipazioni.
Un maestro e un allievo... o un rimpiazzo?
Siamo tutti alieni, dipende solo dal pianeta su cui ti trovi.
Kyle Chandler è impagabile nel suo ritratto di Hal Jordan, veterano della United States Air Force, ex pilota collaudatore e ora celebre membro del Corpo delle Lanterne Verdi in procinto di ritirarsi. Per questo è necessario che formi il suo possibile successore, l'impavido e solido Marine John Stewart interpretato da Aaron Pierre. Ma è un allievo o qualcuno che è stato individuato per rimpiazzarlo anzitempo? Il loro rapporto è scritto in modo magnifico, oltre che ottimamente interpretato, e gioca proprio sull'ambiguità degli equilibri di forza tra i due. Funziona nel rispetto, e negli altrettanti dubbi, di Stewart nei confronti di Jordan, così come nella crescente stima della Lanterna anziana nei confronti del nuovo arrivato.
I momenti migliori della serie sono quelli in cui i due dialogano, ma sarebbe ingiusto non sottolineare anche le prove dei personaggi di contorno che man mano si ritagliano il loro spazio, da Kelly MacDonald nei panni dello sceriffo della comunità di Rushville a Laura Linney, Garret Dillahunt, Ulrich Thomsen e Nathan Fillion.
La miglior serie DC finora?
Dialoghi a parte, anche gli altri elementi della serie funzionano, pur non essendone il cuore. C'è il giusto pizzico d'azione, l'ironia, gli effetti e soprattutto l'indagine che cattura l'attenzione e trasmette quel senso di scoperta e mistero che una detective story come questa non può non avere. Insomma una serie che dimostra da subito e mantiene un perfetto equilibrio tra le sue diverse sfumature, sia grazie alla scrittura accorta che la messa in scena dei diversi registi coinvolti.
Facciamo però un favore a Lanterns: non paragoniamola a True Detective. Pur citandola per far capire il mood generale e il modello di riferimento, non confrontiamola qualitativamente con quell'eccellenza di casa HBO, perché rischieremmo di farle un ingiusto torto e forniremmo un possibile errore di percezione allo spettatore. Confrontiamola invece con le tante serie di genere supereroistico che stentano a raggiungere la sufficienza. È lì che una serie di questo tipo fa capire il suo valore e dimostra di potersi ergere sopra la media.
Conclusioni
Lanterns non ha bisogno di scimmiottare i mostri sacri del drama televisivo per affermare la propria identità. Trovando un solido equilibrio tra l'indagine poliziesca d'atmosfera e le radici del fumetto, la serie regala al nuovo DCU la scossa di qualità di cui aveva disperatamente bisogno. Una visione imprescindibile per chiunque cerchi un racconto maturo, sorretto da interpretazioni magistrali e da un mistero che avvince fin dal primo minuto.
Perché ci piace
- Alchimia straordinaria tra Kyle Chandler e Aaron Pierre, vero motore emotivo e narrativo dello show.
- Scrittura matura capaci di integrare il linguaggio della detective story alla lore del DCU.
- Direzione artistica d'impatto che restituisce prestigio al brand HBO in ambito supereroistico.
Cosa non va
- Chi si aspetta una space opera ricca di CGI spettacolare potrebbe trovare il ritmo iniziale troppo "terreno".