John Travolta a Cannes: i 40 anni di Grease e il ballo con 50 Cent in stile Pulp Fiction

John Travolta è il jolly della 71esima edizione del Festival di Cannes: protagonista del film Gotti e premiato da Variety, l'attore ha anche tenuto una masterclass e presenziato alla proiezione della copia restaurata di Grease realizzata in occasione dei 40 anni del musical cult.

Cannes 2018: John Travolta sul red carpet di Solo: A Star Wars Story
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Nella passata edizione era stata Nicole Kidman, con ben tre film al Festival e una serie tv, quest'anno invece il jolly di Cannes è John Travolta: l'attore americano ha infatti presentato Gotti, diretto da Kevin Connolly, in cui interpreta il gangster italoamericano John Gotti, ha ricevuto il premio di Variety Cinema Icon Award, alla sua prima edizione, presenziato alla proiezione della versione restaurata di Grease, che compie 40 anni, e tenuto una masterclass.

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Dopo Ryan Coogler e Christopher Nolan, l'attore di La febbre del sabato sera ha incontrato pubblico e addetti ai lavori nella sempre troppo piccola sala Buñuel, concedendosi generosamente a ogni tipo di domanda e curiosità, rispondendo eccezionalmente anche a quelle rivolte dalla platea. Carrie - Lo sguardo di Satana, i già citati La febbre del sabato sera e Grease, Pulp Fiction: molti i titoli di culto nella carriera di John Travolta, che si è reinventato più volte, passando dal musical al cinema d'azione: "Mi reinvento perché la mia personalità mi annoia. Non è che non mi ami, ma mi piace creare personaggi con comportamenti completamente diversi: essere me stesso dopo un po' è noioso".

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Una scena di La febbre del sabato sera
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Tutto è cominciato con Tony Manero: "Non so come spiegare l'empatia creata da quel personaggio: se credo nella storia che interpreto, in me scatta qualcosa di spontaneo e naturale che porta gli spettatori a crederci a loro volta. Cinque anni prima che Marlon Brando morisse, avrei voluto coinvolgerlo in A Civil Action, e mi disse di non partecipare mai a un film se il regista non è innamorato di te. È stato un buon consiglio: se riesamino la mia carriera, effettivamente le migliori performance sono quelle che ho fatto in film in cui il regista aveva passione per me".

Grease: i 40 anni di un mito

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Alla cerimonia per la consegna del premio di Variety, l'attore si è scatenato in un ballo insieme al rapper 50 Cent: la musica e il ballo li ha ancora nel sangue. La sua grande fama non a caso è dovuta soprattutto a scene di danza diventate iconiche: quelle in discoteca di Tony Manero, il passo a due con Uma Thurman in Pulp Fiction di Quentin Tarantino e ovviamente Grease, in cui è Danny Zuko: "Quel film ha cambiato la mia carriera: è stato un regalo eterno. Anche i bambini di cinque anni lo conoscono: è un film che ha attraversato le epoche, non è invecchiato. Addirittura Benicio Del Toro, sul set di Le belve, mi ha confessato che, a 12 anni, ha visto Grease 14 volte ed è il motivo per cui ha fatto l'attore. È incredibile che la sua vocazione sia venuta da Grease! È un film speciale: riesce a donare allegria a chiunque". Travolta ha ragione: a dimostrazione del mito del musical diretto da Randal Kleiser, una donna ha ammesso di chiamarsi Sandy perché è il film preferito di sua madre. L'attore ha allora accennato un "Oh, Sandy!" per la gioia della folla.

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John Travolta e Olivia Newton-John in una scena del film Grease
John Travolta e Olivia Newton-John in una scena del film Grease

A proposito di premi, Travolta ha ammesso di non sentire dentro di sé l'ansia della statuetta mancante: "Sono fiero delle due nomination agli Oscar che ho avuto: è come se lo avessi vinto. Ho avuto tre Golden Globe, 8 nomination, diversi premi della critica: non credo di non essere stato abbastanza riconosciuto, anzi, posso dire di avere l'impressione di essere stato premiato troppo. La cosa più importante è far bene il proprio lavoro".

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La rinascita grazie a Pulp Fiction di Quentin Tarantino

Dopo un inizio di carriera costellato da un grande successo di pubblico, basti pensare anche alla fortunata trilogia comica di Senti chi parla, è arrivata anche la celebrazione della critica proprio al Festival di Cannes quando, nel 1994, Pulp Fiction di Quentin Tarantino vinse la Palma d'Oro: "Quando lo abbiamo portato a Cannes, nessuno aveva idea della grandezza del film: pensavamo fosse un piccolo film d'autore per un pubblico selezionato e invece ha vinto la Palma d'oro. È stata una svolta nella storia del cinema e sicuramente nella mia vita. Quentin mi considerava un attore imprevedibile, mi disse: non so che farai di questo personaggio, ma sento di doverti lasciar fare. Non pensavo avrebbe avuto tutto quel successo: Pulp Fiction mi ha regalato 24 anni di libertà creativa: improvvisamente ho potuto scegliere quali film interpretare".

Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) in Pulp Fiction
Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) in Pulp Fiction

Il resto del percorso di Travolta è stato una serie di alti e bassi, come riconosce lo stesso attore: "Sono una persona particolare, non mi pento mai delle mie scelte: credo sia meglio provare ogni tipo di esperienza, vivere la vita pienamente e approfittare di tutto ciò che capita. Quando mi guardo indietro e vedo la varietà delle cose che ho fatto sono felice. Il lavoro dell'attore è per sua definizione imprevedibile: ci sono inevitabilmente dei periodi vuoti. Io non li considero un male: bisogna pensare che tutto sia possibile. Ci sono sempre molte strade aperte. Alcuni dicono che sono risorto almeno otto volte, altri due, per Quentin risorgere voleva dire fare di nuovo una grande interpretazione come quella di La febbre del sabato sera. La verità è che non me ne sono mai andato".

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Scientology

Travolta ha parlato perfino di Scientology: "Seguo Scientology, cerco di tenermi in forma in modo semplice: dormo quanto basta, cerco di essere un bravo padre, produttivo e motivato, mi circondo di persone che hanno un'influenza positiva. Sembrano cose da niente ma tutte insieme contribuiscono a farti stare bene". A Scientology è collegato uno dei più grandi flop della sua carriera, Battaglia per la Terra di Roger Christian, tratto dall'omonimo libro di fantascienza scritto da L. Ron Hubbard, fondatore della Chiesa: "Anche Picasso ha fatto dei disegni che non ha venduto bene come gli altri lavori. Non avevamo i soldi di Star Wars, ma sono fiero di essere riuscito a fare quel film, perché è tratto da uno dei più grandi libri di fantascienza mai scritti. All'epoca mi ha fatto capire che potevo fare quello che volevo: volevo fare quel film e ci sono riuscito. Credo quindi che sia stato uno dei più grandi risultati della mia carriera".

Consigli per i giovani attori, #MeToo e Federico Fellini

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Vista la sua vasta e ricca esperienza dietro la macchina da presa, Travolta ha detto la sua per consigliare chi si affaccia alla carriera di attore: "La cosa più importante è divertirsi. Non bisogna mai entrare in competizione con gli altri e fare il proprio percorso senza fare continuamente paragoni. Per me è fondamentale restare fedeli al proprio percorso, perché è con noi stessi che dobbiamo confrontarci. Bisogna inoltre sempre credere in se stessi: se si vuole una vita tranquilla bisogna fare l'impiegato! L'unica cosa su cui possiamo contare è la fiducia nelle nostre capacità, perché se non siamo i primi a credere in noi stessi non lo farà nessuno. Bisogna usare tutti gli strumenti che si hanno, anche un iPhone, e usarli bene. E soprattutto non prendersi troppo sul serio".

Pulp Fiction, vent'anni dopo: Uma Thurman, John Travolta e Quentin Tarantino sul red carpet di Cannes 2014
Pulp Fiction, vent'anni dopo: Uma Thurman, John Travolta e Quentin Tarantino sul red carpet di Cannes 2014

A proposito di serietà: anche l'attore ha detto la sua sui movimenti #MeToo e #TimesUp, nati proprio a Hollywood in seguito allo scandalo Weinstein: "Non so cosa dire a riguardo: per me non ci sono distinzioni, le separazioni e le divisioni sono un male. Voglio l'uguaglianza tra uomini e donne: siamo tutti parte dello stesso mondo. Sono stato diretto da una donna soltanto due volte (da Nora Ephron in Michael e Shainee Gabel in Una canzone per Bobby Long). Con le donne c'è una connessione diversa: tutti veniamo da una donna in fin dei conti. Le registe con cui ho lavorato mi hanno sempre sostenuto: per quanto riguarda la mia esperienza, una donna che ti dirige si fida di più delle tue scelte rispetto a un uomo. Inoltre non hanno dubbi: a differenza degli uomini, che magari possono esitare davanti alla macchina da presa, sanno già qual è il modo migliore per girare la scena".

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Proprio una donna è all'origine della sua voglia di fare l'attore ed è un'attrice italiana: "Ho deciso molto presto che volevo fare l'attore e ho cominciato a 12 anni! I miei genitori adoravano registi come Ingmar Bergman e Federico Fellini: vidi La strada con Giulietta Masina e ne rimasi profondamente commosso. L'arte del cinema mi si era rivelata. Ho fatto molti film popolari, ma quelli che amo spettatore lo sono meno: tra i miei preferiti Sussurri e grida, Il settimo sigillo, La dolce vita".

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