Aprire un festival del cinema è una grande responsabilità, ma anche una grande opportunità in quanto a visibilità ricevuta. Onore e onere, come spesso si dice, che per quanto riguarda la Festa del Cinema di Roma ha portato anche a una evidente ricaduta al botteghino: se due anni fa iniziava proprio qui il cammino di C'è ancora domani della Cortellesi, anche l'apertura del 2025, La vita va così di Riccardo Milani, ne aveva beneficiato. E per il 2026 il testimone passa a un altro peso massimo del nostro cinema: Paolo Genovese con Il rumore delle cose nuove.
Il regista arriva al Roma Film Fest dopo il successo del suo ultimo lavoro, Follemente di cui vedremo presto anche un sequel, e costruisce un film più ambizioso, stratificato e dichiaratamente corale. Un'opera che punta forte sull'impatto emotivo ma che finisce per soffrire di evidenti forzature di scrittura e passaggi eccessivamente enfatici. Un lavoro che tradisce le proprie premesse e che rischia di dividere nettamente la platea tra chi si accontenterà del rispecchiamento emotivo e chi non potrà ignorare i limiti strutturali del racconto.
La storia, o le storie, de Il rumore delle cose nuove
Non racconta un'unica storia Il rumore delle cose nuove, non mette al centro un unico personaggio, né si concentra sul racconto in modo lineare. Segue invece tre coppie diverse, che tra loro non si conoscono. Delle perfette sconosciute, potremmo dire richiamando un altro lavoro del regista. Diverse ma con qualcosa in comune: il sentirsi intrappolate nelle gabbie di vita che si sono costruite, che sia volontariamente, per timore di ciò che le circonda, o loro malgrado. Tre coppie, sei esistenze, che in qualche modo si trovano a incrociarsi quando si trovano coinvolte in un evento inaspettato che finisce per avere un impatto su tutte loro e le forza a rivedere e ripensare il percorso di vita che avevano impostato.
Un grande cast al servizio del tema del segreto
Il punto di forza più evidente della produzione risiede nella bontà e ricchezza del cast, perché Paolo Genovese ha saputo radunare un gruppo di interpreti di assoluto valore: Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce e l'aggiunta, non da poco, di Claudio Santamaria per portare su schermo personaggi che incarnano problematiche di natura diversa e tipi umani differenti, per proporre un inventario contemporaneo di nevrosi e insicurezze, fragilità e soprusi. Spicca in particolare il segmento affidato alla coppia Pesce/Fanelli, che porta in scena con efficacia dinamiche di coppia basate sulla prevaricazione dell'uomo sulla donna, intercettando un argomento attuale e sensibile, laddove il filo conduttore di tutte le storie sono i segreti o, in maniera più puntuale e precisa, le bugie, ma senza dimostrare la stessa forza tematica.
Che siano vere o proprie menzogne o più vaghe omissioni, un aspetto comune che Genovese indaga ne Il rumore delle cose nuove è questo: i segreti e le conseguenze, psicologiche e pratiche, di essi, ovvero i comportamenti dei personaggi come reazione a quello che tengono nascosto. Quindi non gli atti in sé, ma il come influenzano le esistenze di cui li compie. Pur in un film diverso dal solito, ritroviamo quindi un tema ricorrente per il regista, sin da Perfetti sconosciuti, che rappresenta uno degli aspetti più interessanti di una storia che funziona solo a tratti e a strappi, con risultati altalenanti.
Forze e debolezze per il nuovo di Paolo Genovese
Nel complesso, infatti, non siamo rimasti del tutto convinti da Il rumore delle cose nuove, che resta un'occasione sfruttata a metà a causa della sua tenuta narrativa, perché non tutte le storie ci sono sembrate ugualmente a fuoco e approfondite, al netto delle prove dei singoli interpreti che restituiscono ritratti compiuti dei rispettivi personaggi. C'è allo stesso tempo troppo e troppo poco in una storia che non dose sempre adeguatamente i suoi ingredienti: da una parte alcune storie avrebbero necessitato di uno spazio maggiore di quello che l'economia di un film corale concede loro, dall'altra ci sono segmenti che risultano ridondanti e appesantiscono il lavoro. Ci sono, soprattutto, alcune forzature che stonano nel tirare le fila e far convergere le storie, che hanno il sapore di vere e proprie scorciatoie in fase di scrittura, oltre ad alcuni momenti un po' troppo caricati che calcano la mano sul piano dell'emotività, o della ricerca di essa.
Al netto di questi problemi che abbiamo individuato nel corso della visione, guardando il nuovo lavoro di Paolo Genovese abbiamo però avuto la sensazione di una storia che può arrivare al pubblico, usando le sue singole storie come veicolo per parlare ai singoli che possano sentirsi coinvolti da una o l'altra di esse. Non è quindi un'opera capace di parlare a tutti in modo universale, ma che può trovare tante strade diverse per raggiungere i suoi spettatori, pur priva della solidità di un titolo come Perfetti sconosciuti. E, oggi come oggi, non lasciare indifferenti è comunque un punto a favore.
Conclusioni
Il rumore delle cose nuove rappresenta nel complesso un'occasione sfruttata a metà. La prova generosa di un cast di livello e alcune buone intuizioni sulla solitudine di coppia non bastano a mascherare una struttura che cigola sotto il peso di troppi destini incrociati e di una tensione melodrammatica a tratti troppo enfatica e caricata. Un'apertura festivaliera interlocutoria che intratterrà per la riconoscibilità dei suoi temi, ma priva del rigore e della brillantezza che il regista aveva dimostrato in altre occasioni.
Perché ci piace
- Ottima prova degli interpreti, con menzione speciale per l'intensità e l'amarezza del duo Edoardo Pesce ed Emanuela Fanelli.
- Interessante l'approccio psicologico che analizza come il senso di colpa modifichi il comportamento relazionale.
Cosa non va
- Alcuni punti di raccordo tra le tre storie risultano artificiosi e minano la naturalezza del racconto.
- La struttura corale sacrifica l'approfondimento di alcuni personaggi a favore di segmenti superflui.
- Momenti drammatici a tratti troppo caricati, che tolgono autenticità al climax finale.