Sei perfetti sconosciuti, situazioni emotive pronte a esplodere e la paura di "riaprire la porta", come racconta Claudio Santamaria durante la conferenza de Il rumore delle cose nuove, il nuovo film diretto da Paolo Genovese che ha inaugurato la 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma. Accanto a Santamaria troviamo Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella ed Edoardo Pesce.
Tratto dall'omonimo romanzo di Genovese, con sceneggiatura firmata insieme a Igor Artibani, Il rumore delle cose nuove racconta di tre coppie diverse che hanno in comune "la gabbia che si sono costruite nella vita". Le cose cambiano quando però un evento inatteso finirà per coinvolgerle. "Mi interessa ciò che non si vede, ciò che sta dentro", spiega Genovese, incontrando la stampa. "Questo può essere raccontato in vario modo, e con vari linguaggi. Tra Follemente, Perfetti Sconosciuti e Il rumore delle cose nuove c'è un filo rosso. Ci sono le cose non dette, i segreti, e anche i segreti dell'anima".
Il rumore delle cose nuove: il film raccontato da Paolo Genovese
Tra gli spunti, oltre "i segreti dell'anima", il tema della violenza di genere, rivisto attraverso i personaggi di Emanuela Fanelli ed Edoardo Pesce. "Essere dentro certe situazioni è complicato, ed è complicato andare via, chi è fuori certe dinamiche difficilmente può capire", continua il regista. "È un meccanismo di sopravvivenza che ti spinge ad attaccarti anche alle cose più piccole, scopri che ogni giorni sia diverso. Tante donne restano dentro la speranza. E spesso sappiamo come finisce".
A proposito di segreti, l'autore dice: "mi interessano le conseguenze della verità o della bugia. I segreti ti costringono a fare cose che non vorresti fare. L'interesse risiede nel falso che condizione la tua esistenza".
I cambiamenti rispetto al finale
Genovese, poi, risponde a chi gli chiede se Il rumore delle cose nuove sia in qualche modo diverso rispetto ai precedenti lavori. "Quali sono i film alla Genovese? Non lo so, non l'ho capito", di certo "le coppie sono una costante delle nostre vite, e offrono spunti. Però non sempre nei miei film le ho trattate. Certo, sono argomenti questi che fanno parte di noi, quasi una costante. Spero che le coppie che racconto però siano sempre differenti".
La sceneggiatura finale, tra l'altro, si distacca in parte dal libro originale. "Quando scrivi una sceneggiatura o un romanzo arriva sempre il momento in cui devi girare", spiega Genovese. "Gli autori ritoccherebbero sempre le proprie scritture. La differenza rispetto al libro non è solo il finale, ma tanto altro. Le sensibilità cambiano, e volevamo raccontare una certa evoluzione dei personaggi. Però la storia non è diversa nello spirito".