Il favoloso mondo di Amélie: 5 motivi per cui è un film senza tempo

A vent'anni dalla sua uscita, e in occasione del ritorno in sala per un'uscita evento, scopriamo i 5 motivi che rendono Il favoloso mondo di Amélie un film senza tempo.

APPROFONDIMENTO di 11/05/2021
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Il favoloso mondo di Amélie: una scena

20 anni. Due decenni. 7300 giorni che Amélie Poulain va al cinema per poi voltarsi e osservare le facce degli altri spettatori. 20 anni. Due decenni. 7300 giorni che Amélie Poulain ama immergere le mani nei sacchi di legumi, rompere la crosta della crème brulée con la punta del cucchiaino, far rimbalzare i sassi sul canale Saint-Martin e divertirsi a porsi domande cretine sul mondo o sulla città che si stende davanti ai suoi occhi. Per esempio, quante coppie in questo preciso istante stanno per avere un orgasmo? 20 anni. Due decenni. 7300 giorni che, a tale domanda, rispondiamo "quindici". Sembra un sogno di una sola notte Il favoloso mondo di Amélie, ma nel mentre 20 calendari sono stati sostituiti sui nostri muri, abbiamo stappato per 20 volte lo spumante all'urlo di "buon anno", e spento per 20 volte candeline che aumentavano sempre più sciogliendosi su torte mentre accecati dai flash di macchine fotografiche e smartphone, venivamo colti da un imbarazzo dilagante al coro di "tanti auguri a te".

Ad alcune persone nel mondo, il film di Jean-Pierre Jeunet proprio non piace. Ad altre, invece, l'idea di accendere la televisione, o il proprio pc, per lasciarsi trascinare, una, due, tre, mille volte ancora in questa favola colorata, è un piacere immutabile. Una montagna russa delle emozioni, che ci spinge in una Parigi sospesa, onirica, dove tutto è veramente possibile, e la fantasia supera la realtà, sostituendosi a essa. Lo sanno bene gli uomini e le donne che hanno accompagnato la ricerca del puro battito d'amore di Amélie, il suo incrocio con lo sguardo di Nino, e i viaggi del nano da giardino per il mondo, quali sono i motivi per cui l'opera uscita nei cinema il 25 aprile del 2001 pulsa ancora nelle proprie vene. Noi di motivi ne abbiamo trovati ben cinque. Cinque come le dita di una mano su cui l'Amélie bambina poggiava i lamponi per poi mangiarseli. Cinque come i franchi che Nino deve portare all'appuntamento al Sacro Cuore. Cinque, come i minuti che dopo le 16 segnano, come registrato da Joseph, una "manifestazione pubblica di cospirazione femminile". Ecco dunque i cinque motivi per cui Il favoloso mondo di Amélie è un film senza tempo.

1. PARIGI

Il favoloso mondo di Amelie: Audrey Tautou in una scena
Il favoloso mondo di Amelie: Audrey Tautou in una scena

Parigi ha un che di magico, romantico, eterno. "Parigi ha la chiave del cuor" come giustamente cantato nel classico d'animazione Anastasia, e le sue strade ampie, trafficate, illuminate, sembrano essere veramente chiavi pronte ad aprire scrigni inesplorati e tenuti saldamente chiusi dentro di noi. All'ombra della Torre Eiffel, del Museo del Louvre, del Ponte Bir-Hakeim, mille e più cuori hanno iniziato a battere all'impazzata, occhi timidi si lasciano esplorare, anime si uniscono in un abbraccio tanto effimero, quanto etereo. A illuminare il corpo e l'anima di Amélie Poulain è una macchinetta automatica delle fototessere, quanto meno di romantico ci sia a Parigi. Non le salite di Montmartre, o la facciata gotica di Notre-Dame, ma un non luogo come una stazione ferroviaria, perché a Parigi tutto può sbloccare e aprire un cuore. La capitale francese si eleva dunque a personaggio a sé stante, testimone curioso, e Cupido urbano pronto a scagliare le sue frecce sulle scalinate del Sacro Cuore, o dietro al bancone del Café des 2 Moulins a Montmartre. Un messaggero d'amore che si lascia attraversare, mentre ogni respiro, o riflesso sul vetro della metropolitana, vive nell'attesa di un abbraccio d'amore.

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2. TEMPI DURI PER I SOGNATORI

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Il favoloso Mondo di Amelie: Audrey Tautou in una scena del film

"Siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni": in effetti la fattura che riveste l'anima e il corpo di Amélie Poulain è la stessa che colora la nostra vita a occhi chiusi. Disillusa da un mondo che non può far suo da piccola, la giovane protagonista si rintana negli interstizi della propria mente, e da lì recupera frammenti di speranza e spensieratezza, così da costruire come mille castelli in aria, il proprio microcosmo abitato da personaggi strampalati, idiosincratici, fragili, proprio come lei. Non ci sono passaggi a livello lungo le strade che corrono nella vita di Amélie. I binari della fantasia incrociano, colpendole, le carreggiate della realtà dando vita a uno scontro esplosivo, da cui nasceranno nuovi percorsi da seguire, nuove vita da cambiare.

3. I COLORI DEL SOGNO

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Il favoloso Mondo di Amelie: Audrey Tautou in una foto del film

Il favoloso mondo di Amélie è un mondo a colori. Il bianco e nero ci prova a insinuarsi silente tra i colpi cromatici di tinte calde, ma fa a pugni con una fantasia che lo manda fuori strada, al di là del ring della vita. I colori complementari rosso e verde segnano i confini di uno spettro cromatico entro cui infondere vita a questo mondo tanto fiabesco, quanto reale. Tutto vive così sospeso in una bolla di sapone, tratteggiato da una mano elegante come quella di Renoir. Sono impressioni di un momento, associazioni mentali, attimi fugaci di vita che Jeunet prende in prestito dai sogni a occhi aperti della protagonista e grazie alla maestria del direttore della fotografia Bruno Delbonnel riveste di luce. Come uno spettatore all'interno della sala, anche il sogno viene accesso da una luce di proiezione interna, e quello di Amélie è un film personale accecante, colorato, rosso d'amore, giallo allegria, e verde speranza .

4. IL POTERE SUGGESTIVO DELLA REGIA

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Il favoloso Mondo di Amelie: Audrey Tautou in un momento del film

Potere trainante in questo viaggio ipnotico e iperbolico nell'interiorità di una ragazza che si affida al sogno e alla bontà per vivere, la regia di Jean-Pierre Jeunet è una montagna russa fatta di zoom, inquadrature angolate, inclinate, che si abbassano al livello del terreno da cui prende forza la protagonista, per poi innalzarsi verso l'immensità del cielo. A enfatizzare un lavoro registico giocato sulla forza dell'emozione, ci pensa un montaggio che ama alternare la linearità narrativa, a immagini estrapolate e manipolate di repertorio, oppure prese in prestito dall'immaginazione della sua protagonista. Un inseguimento di inquadrature, che traducono visivamente il susseguirsi di idee, pensieri, emozioni di Amélie stessa.

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5. (FOTO)TESSERE DI INTERPRETAZIONI PERFETTE

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Il favoloso Mondo di Amelie: una scena del film

Quello di Amélie è soprattutto un mondo fatto di persone, e nel cinema un mondo fatto di persone significa un mondo fatto di attori. L'universo creato da Jeunet è un crogiolo di personalità uniche, un via vai di sognatori, disillusi, vittime, carnefici, amanti delusi e amanti ossessionati. Se perfino tra i confini di una cornice pseudo-onirica il mondo fiabesco di Amélie si tinge di verosimiglianza è grazie alle performance dei suoi attori. Fedele alla psicologia del proprio personaggio, ogni interprete è un tassello unico e differente all'interno di questo puzzle idiosincratico e variopinto. Tanto Audrey Tautou (Amèlie), quanto Mathieu Kassovitz (Nino), Serge Merlin (l'uomo di vetro Raymond Dufayel) e Isabelle Nanty (Georgette), ogni attore trova un elemento predominante della psicologia del suo personaggio e partendo da questo riesce a tessere una veste interpretativa con cui avvolgere la propria performance. Gli occhi aperti e il passo svelto di Amélie; lo sguardo basso, timido, di chi preferisce incrociare gli occhi di volti strappati di fototessere a pezzi, di Nino; la voce acuta, al limite dell'isteria di Georgette; la freddezza la fissità di movimenti reiterati di un uomo ossessionato dal proprio oggetto amoroso come Joseph, non giocherebbero lo stesso impatto emotivo nello spettatore se dietro non ci fosse uno studio attento da parte della propria controparte attoriale. Se dunque odiamo o amiamo Amélie e tutto il suo mondo, forse è perché non è altro che un riflesso speculare di un ordinario pezzo di vita prestato alla fantasia. Un favoloso mondo pensato, sognato, immaginato, vissuto sullo sguardo di spettatori da spiare nel buio della sala della vita.