C'è un aspetto delle guerre che viene spesso sottovalutato: sfuggono sempre al controllo di chi le ha iniziate. È questo il tema centrale del sesto episodio di House of the Dragon 3, che apparentemente prepara il terreno agli eventi finali della stagione, ma che in realtà racconta qualcosa di più importante: il momento in cui i protagonisti della Danza dei Draghi scoprono che le loro convinzioni non bastano più a determinare il corso degli eventi.
Rhaenyra ha conquistato il Trono di Spade, ma non ha mai davvero governato gli uomini che dovrebbero difenderla e adorarla. Ormund Hightower ha costruito la propria strategia sulla convinzione di leggere la guerra meglio dei suoi avversari, ma scopre che anche la pianificazione più accurata può essere travolta dall'imprevisto. Criston Cole, invece, muore proprio nel momento in cui sembra finalmente diventare il cavaliere che ha sempre voluto essere, senza però poter mai ottenere il riconoscimento che ha inseguito per tutta la vita.
L'episodio 6 non racconta quindi soltanto una serie di sconfitte o di cambiamenti negli equilibri del conflitto. Racconta la fine delle illusioni.
Attenzione! Seguono spoiler sul sesto episodio
Criston Cole aspirava alla leggenda, la storia lo ricorda per quello che era
La morte di Criston Cole era uno degli eventi più attesi dai lettori di Fuoco e Sangue e dai fan della serie, e il suo significato va molto oltre l'eliminazione di uno dei personaggi più odiati di House of the Dragon e dell'intero universo di Game of Thrones.
La sua fine è probabilmente l'emblema perfetto dell'intero episodio. Il cavaliere ha passato anni a raccontare a sé stesso una storia diversa dalla realtà. Dopo il gran rifiuto di Rhaenyra nella prima stagione, non ha semplicemente cambiato schieramento. Ha trasformato una ferita personale in una missione morale. Ha avuto bisogno di convincersi di non essere un uomo distrutto nell'orgoglio ma un cavaliere che aveva scelto l'onore contro la corruzione.
Il problema è che non ha mai davvero smesso di cercare ciò che desiderava all'inizio. Non si è mai trattato soltanto fare la cosa giusta (in base alla propria, discutibile scala valoriale): voleva essere riconosciuto. Una leggenda, un grande uomo, il tipo di cavaliere destinato a entrare nelle ballate.
Ed è proprio qui che la serie esercita la sua ironia più crudele. Prima di ucciderlo, concede a Criston Cole la possibilità di dimostrare di essere davvero un guerriero straordinario. Nella sequenza della sua ultima battaglia combatte senza armatura, circondato dai nemici, resistendo quando chiunque altro sarebbe caduto. Ma House of the Dragon separa definitivamente due concetti che lui ha sempre confuso: essere un grande guerriero non significa essere un uomo degno d'ammirazione.
Per questo la sua morte non può essere leggendaria: la Danza del Beccaio lo condanna a una fine senza tale onore. L'uomo che voleva essere ricordato dalla storia viene invece inghiottito dalla guerra, ed è forse il destino più amaro e coerente possibile.
Rhaenyra e Ormund scoprono che il potere non significa controllo
Due personaggi apparentemente opposti, Rhaenyra Targaryen e Ormund Hightower, si ritrovano uniti dalle medesime dinamiche narrative. Lei possiede un regno, lui la capacità politica, eppure entrambi vengono messi di fronte alla stessa conclusione: la guerra è diventata più grande di loro.
Rhaenyra non perde improvvisamente il controllo degli eventi: non l'ha mai avuto davvero. Ha trascorso tutta la vita preparandosi a reclamare il trono, ma non necessariamente a governare il mondo che avrebbe trovato una volta conquistato.
Il suo problema è la mancata considerazione della differenza esistente tra il concetto di diritto e quello di consenso. Rhaenyra crede ancora che una posizione legittima (è stata lei la prescelta di Re Viserys) produca automaticamente fedeltà. Ma la Danza dei Draghi le dimostra continuamente il contrario.
Non comprende che gli uomini non combattono soltanto per re e regine, ma combattono per sentirsi rispettati e riconosciuti. La gestione di Ulf il Bianco, da parte sua e di Daemon, è il perfetto esempio di questo errore di valutazione: solo una risorsa e non una persona. Ovvero modo più rapido per perdere il controllo su qualcuno.
Ormund Hightower rappresenta l'altra faccia della stessa illusione. È forse il personaggio che più di tutti sembra aver compreso la guerra. Calcolatore e razionale, è il più grande gioatore di scacchi di tutta Westeros. Ma, come nella partita a cyvasse con Daeron dell'episodio precedente, la sua sicurezza tattica viene incrinata.
La trappola organizzata dai Neri dimostra che persino chi pensa di leggere meglio degli altri la situazione può essere ingannato. Non perché Ormund sia incapace ma perché la guerra non può essere mai completamente prevista, e chi crede di controllarla finisce inevitabilmente per esserne controllabile.
Tutti dobbiamo delle scuse a Gwayne Hightower
Otto ha costruito il progetto politico che ha portato alla guerra, Alicent lo ha difeso fino al punto di sacrificare sé stessa. Gwayne è l'Hightower che più di ogni altro sta pagando decisioni che non ha mai preso. È partito in guerra al fianco di Criston Cole per difendere un trono che non gli interessa personalmente (a differenza del cugino) e una successione nata dalle ambizioni degli altri.
Il confronto con Daeron lo rende ancora più evidente. Entrambi appartengono a una nuova generazione costretta a vivere le conseguenze delle scelte degli "adulti" (nonostante in questo caso, anagraficamente, sia Ormund il cugino minore). Il fratello di Alicent, però, sembra aver compreso qualcosa che molti altri personaggi ancora ignorano: non tutte le vittorie meritano il prezzo richiesto.
Il suo desiderio di tornare prima tra le schiere amiche del cugino, e poi a Vecchia Città, non è una fuga dalla guerra (come invece Ormund la interpreta): è il primo segnale di lucidità.
Corlys e Alicent, i personaggi di Martin ora "ostaggio" di Condal
Corlys Velaryon e Alicent Hightower rappresentano a questo punto della stagione la grande incognita della Danza dei Draghi. Sono i due personaggi attraverso cui House of the Dragon continua a sorprendere anche chi conosce già gli eventi di Fuoco e sangue.
La serie di Ryan Condal ha scelto fin dall'inizio una strada particolare: rispettare la maggior parte degli eventi principali raccontati da George R.R. Martin, ma modificare profondamente le motivazioni e i percorsi dei personaggi.
Corlys è, in Uomini senza volto, il più importante cambiamento introdotto dalla serie. La sua cattura lascia intendere che Ormund non voglia semplicemente eliminare l'ex Primo Cavaliere di Rhaenyra, ma sfruttarne il peso politico. Il Serpente di Mare porta con sé un'autorevolezza che pochi altri lord possono vantare, ed è proprio questo a renderlo prezioso. La domanda, allora, non è perché sia stato catturato, ma cosa potrebbe convincerlo ad abbandonare definitivamente la causa di Rhaenyra.
Se Corlys rappresenta il grande interrogativo politico degli ultimi episodi, Alicent è forse quello narrativo. Con la decisione di mandarla a Harrenhal, House of the Dragon si allontana ancora una volta dal percorso tracciato dal libro, lasciando anche i lettori di Martin senza punti di riferimento. Dopo aver perso ogni influenza sui figli e sul potere che aveva contribuito a costruire, Alicent si trova ora davanti a un ruolo completamente nuovo, di cui è impossibile prevedere le conseguenze.
Aemond e Alys Rivers: una terza forza nella Danza dei Draghi?
Tra tutti i personaggi dell'episodio, Aemond è quello che sembra essersi allontanato maggiormente dalla guerra combattuta fino a questo momento. Ad Harrenhal, però, il principe non trova soltanto rifugio: trova una nuova prospettiva.
Alys Rivers non si limita a proteggerlo o a suggerirgli pazienza. Mostrandogli le uova di drago nascoste nel castello maledetto, getta un ponte tra passato e futuro e consegna ad Aemond una promessa concreta di potere. Non soltanto Vhagar, quindi, ma la possibilità di costruire una forza nuova, svincolata dalle due fazioni che fino a questo momento hanno combattuto per il Trono di Spade.
Se questa strada verrà confermata, Aemond e Alys potrebbero rappresentare una terza via nella Danza dei Draghi: non più soltanto i Neri di Rhaenyra e Daemon contro i Verdi di Ormund, ma un nuovo centro di potere pronto a mettere in discussione entrambi gli schieramenti.
Resta però il grande interrogativo legato alle reali intenzioni di Alys. Il sogno di Helaena, reso ancora più inquietante dal ricamo che anticipa il destino del fratello, suggerisce che il percorso di Aemond sia già segnato. Ma quale ruolo vuole ritagliarsi la strega di Harrenhall all'interno di quel destino? Le sue visioni riguardano davvero il futuro del principe o sono il modo con cui sta costruendo il proprio?
Conclusioni
L'episodio 6 rappresenta il momento in cui la Danza dei Draghi smette definitivamente di essere una guerra combattuta secondo i piani dei suoi protagonisti. Criston Cole muore insieme all'illusione di poter trasformare le proprie ambizioni in leggenda. Rhaenyra e Ormund scoprono che il potere non coincide con il controllo degli eventi. Corlys e Alicent restano sospesi davanti a un futuro che la serie ha reso ancora imprevedibile, mentre Aemond e Alys Rivers aprono la possibilità di una nuova forza capace di mettere in discussione entrambi gli schieramenti. Gli ultimi due episodi della stagione arrivano quindi con una certezza: nessuno dei contendenti possiede più davvero il controllo della guerra che ha contribuito a scatenare. La Danza dei Draghi sta entrando nella sua fase più sanguinosa non perché i suoi protagonisti abbiano finalmente trovato una strategia vincente, ma perché il conflitto è ormai diventato più grande delle persone che lo combattono.
Perché ci piace
- l'aver scatenato il caos generale a due episodi dal finale
- la rivalsa umana di Gwayne Hightower, che in un solo episodio dimostra di essere la vera figura paterna per Daeron ma anche l'unico che tenga testa a Ormund
Cosa non va
- la presenza ingombrante di un narratore onnisciente che non sa più nascondere i fili delle sue trame (come fanno sempre tutti a trovare tutti?)
- HotD ci sta facendo capire troppo poco dei rapporti tra Rhaena e Lady Arryn