Hannibal: perché rimane la serie più estrema e coraggiosa del decennio

Il 29 agosto 2015 si concludeva la serie Hannibal, prequel de Il silenzio degli innocenti: ripercorriamo uno dei prodotti più innovativi e conturbanti di un decennio di TV.

APPROFONDIMENTO di 29/08/2020

Quello che lui ha è pura empatia: può assumere il suo punto di vista, o il mio, e magari altri punti di vista che lo sconvolgono. È un dono scomodo, Jack... la capacità di percezione è un'arma a doppio taglio.

Hannibal Mads Mikkelsen Hugh Dancy
Hannibal: Hugh Dancy e Mads Mikkelsen nell'episodio finale

Un autentico bagno di sangue. La voce sinistra di Siouxsie Sioux. Un ultimo, fatale abbraccio, prima di abbandonarsi all'abisso. Il 29 agosto 2015 (due giorni dopo la messa in onda in Canada) la NBC trasmetteva l'episodio conclusivo di Hannibal, L'ira dell'agnello, facendo calare il sipario su una delle migliori serie televisive dell'intero decennio, interrotta dopo tre stagioni e trentanove puntate. Una serie imperniata, fin dalla sua concezione, su un proposito decisamente ambizioso: ricreare sul piccolo schermo l'universo dei romanzi di Thomas Harris e l'immaginario legato alla figura di Hannibal Lecter, il cannibale considerato il villain per antonomasia del cinema e della narrativa dei tre decenni precedenti.

Hannibal: Hugh Dancy nell'episodio Amuse-Bouche
Hannibal: Hugh Dancy nell'episodio Amuse-Bouche

E a cinque anni di distanza dalla sua chiusura, Hannibal appare ancora come un piccolo, irripetibile 'miracolo' nel panorama della serialità televisiva degli anni Dieci. Soprattutto in virtù del fatto che un prodotto del genere sia stato realizzato e trasmesso non da reti satellitari quali la HBO o la FX, né tantomeno da un servizio di streaming, bensì dalla NBC, vale a dire uno degli storici network della TV americana: un contenitore quantomeno insolito per una serie assai lontana dalle convenzioni dei tradizionali thriller polizieschi, e ben più macabra e disturbante di quanto non fosse lecito presumere nonostante il soggetto di partenza. È uno dei motivi per cui Hannibal non è mai diventato un fenomeno di massa, guadagnandosi piuttosto lo statuto di serie cult meritevole di essere riscoperta da un pubblico più ampio.

Il seme della follia: alle origini di Hannibal

Il Silenzio Degli Innocenti
Il silenzio degli innocenti: Anthony Hopkins nel ruolo di Hannibal

L'idea della NBC di mettere in cantiere, già nel 2011, una serie basata su Hannibal Lecter arriva esattamente dopo un decennio segnato dall'immensa fortuna mediatica del personaggio ideato dallo scrittore Thomas Harris. A dieci anni prima risale infatti Hannibal, trasposizione dell'omonimo romanzo del 1999 e sequel de Il silenzio degli innocenti: il film diretto nel 2001 da Ridley Scott non regge il confronto con il capolavoro di Jonathan Demme, ma gli incassi sono comunque strepitosi. Appena un anno dopo è la volta di Red Dragon, che ripropone il primo libro della saga di Harris (già adattato nel 1986 da Michael Mann con il magnifico Manhunter - Frammenti di un omicidio), mentre si rivela una sostanziale delusione, anche in termini commerciali, il prequel del 2007 Hannibal Lecter - Le origini del male.

Hannibal
Hannibal: Mads Mikkelsen e Hugh Dancy in una scena
Hannibal: Mads Mikkelsen nell'episodio Amuse-Bouche
Hannibal: Mads Mikkelsen nell'episodio Amuse-Bouche

Per il debutto dello psichiatra cannibale sul piccolo schermo viene ingaggiato Bryan Fuller, creatore di serie non troppo fortunate come Dead Like Me, Wonderfalls e soprattutto Pushing Daisies, cancellata di colpo dopo due stagioni a dispetto dei premi e delle lodi della critica. Fuller, che aveva già collaborato con la NBC per Heroes, si ritrova dunque al timone di un progetto che si propone come un prequel degli eventi raccontati nel romanzo Red Dragon: il primo incontro fra Hannibal Lecter, luminare della psichiatria con una passione per l'alta cucina e una vita segreta da serial killer, e il profiler Will Graham, che invece per professione - e per vocazione - si immedesima nei serial killer a cui l'FBI è impegnata a dare la caccia. Un sodalizio, quello fra i due uomini, destinato a durare fin quando il dottor Lecter non rivelerà la sua vera natura.

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"Questo è il mio disegno": nella mente di Will Graham

Will Graham Hannibal
Hannibal: Hugh Dancy nel ruolo di Will Graham

Will Graham, interpretato da William Petersen in Manhunter e da Edward Norton in Red Dragon, mentre qui ha il volto di Hugh Dancy, è uno dei personaggi più tormentati nati dalla penna di Thomas Harris; Hannibal rende ancor più profonde le sue inquietudini, trasformandone la straordinaria capacità di empatia in una voragine di orrore che si spalanca sotto i suoi piedi in ogni scena del crimine. L'incipit di Aperitivo, l'episodio pilota della serie, ci rappresenta esattamente questo: Will Graham ricrea nella propria mente il massacro di un'intera famiglia, assegnando a se stesso il ruolo del serial killer ("This is my design", "Questo è il mio disegno", ripete Will nel suo stato di trance). Il 'dono' di Will è una maledizione, un talento che nasce dalla paura di partorire immagini tanto mostruose, di essere così simile ai mostri.

Hannibal: Huhg Dancy e Gillian Anderson nell'episodio Sakizuki, della seconda stagione
Hannibal: Huhg Dancy e Gillian Anderson nell'episodio Sakizuki, della seconda stagione

E Hannibal, a partire dalle qualità quasi oniriche della messa in scena, si sviluppa proprio sul connubio fra mostruosità e ossessione. Bryan Fuller azzera fin da subito qualunque aderenza ai codici del procedural: le indagini del team dell'FBI capitanato da Jack Crawford (Laurence Fishburne) fungono da pretesto per un'immersione in un universo oscuro ed insidioso, in cui omicidi a catena vengono consumati come spaventose opere d'arte, secondo modus operandi che si fanno via via più raccapriccianti. E nelle sue esplorazioni di una dimensione che sembra appartenere al mondo degli incubi, Will trova un insolito compagno di viaggio nella persona che più di chiunque sembra in grado di comprenderlo e di accettarlo: Hannibal Lecter.

Hannibal, i personaggi: tutti a cena dal dottor Lecter

Cacciatori e prede: il cervo e l'agnello

Hannibal: Mads Mikkelsen indossa l'iconica maschera nell'episodio The Wrath of the Lamb
Hannibal: Mads Mikkelsen indossa l'iconica maschera nell'episodio The Wrath of the Lamb

Will e Hannibal: non si tratta del canonico antagonismo fra eroe e villain, ma di un rapporto ben più complesso ed ambiguo, che si evolverà nell'arco delle tre stagioni della serie. Un rapporto in cui numerosi spettatori, oltre allo stesso Bryan Fuller, hanno rintracciato elementi di una progressiva 'seduzione', un omoerotismo latente in cui si mescolano e si confondono diverse dinamiche: l'allievo e il maestro, il burattinaio e la marionetta, il cacciatore e la preda, in un costante ribaltamento di ruoli che si farà sempre più frenetico dalla seconda stagione in poi. In fondo, Hannibal è anche lo specchio in cui Will vede riflessa una proiezione di se stesso, l'emblema del sentimento ambivalente di amore e odio rispetto a un'identità che rifiuta di lasciarsi definire entro schemi comuni.

Hannibal
Hannibal: Mads Mikkelsen e Hugh Dancy in un'immagine della terza stagione
Hannibal: Mads Mikkelsen e Lara Jean Chorostecki nell'episodio Amuse-Bouche
Hannibal: Mads Mikkelsen e Lara Jean Chorostecki nell'episodio Amuse-Bouche

Hannibal, pertanto, non è più lo spauracchio dal ghigno mefistofelico che emerge dalle tenebre di una cella: l'attore danese Mads Mikkelsen gli conferisce un carisma, una compostezza, un savoir-faire per certi versi addirittura rassicuranti, sottraendosi al rischio di imitare il ritratto indelebile fornito da Anthony Hopkins. La solidità imperturbabile dell'Hannibal di Mikkelsen è l'appiglio in cui Will riconosce talvolta un'ancora di salvezza... in certi casi, perfino dopo che avrà individuato nel suo fidato partner il mostro più temibile di tutti: la sembianza umana di quel minaccioso cervo dalle gigantesche corna che si materializza nelle visioni di Will e che pare essere l'emblema di un Male assoluto e indomabile.

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Il resto è silenzio (degli innocenti?)

Hannibal The Great Red Dragon
Hannibal: Richard Armitage nell'episodio Il Grande Drago Rosso

E il legame fra questi due personaggi è restituito a meraviglia dall'alchimia tra la serafica freddezza di Mads Mikkelsen e l'intensità cupa e angosciata di Hugh Dancy: una coppia di interpreti quanto mai azzeccati all'interno di un cast che sarebbe stato arricchito, fra gli altri, da Gillian Anderson (l'algida psichiatra Bedelia Du Maurier, come la scrittrice di Rebecca), Michael Pitt (il sadico Mason Verger, paziente di Hannibal) e un raggelante Richard Armitage nei panni di Francis Dolarhyde, il Grande Drago Rosso della terza stagione, in cui Bryan Fuller farà confluire una parte della trama del romanzo Hannibal insieme agli avvenimenti del libro Red Dragon, rielaborati però in maniera personalissima evitando così l'effetto déjà-vu, ma dando vita al contempo ad alcuni dei picchi di suspense della serie.

Hannibal: Mads Mikkelsen con Hugh Dancy nell'episodio Tome-wan
Hannibal: Mads Mikkelsen con Hugh Dancy nell'episodio Tome-wan

Una serie che, appunto, unisce una brutalità estrema a un'estetica spesso preziosa e rarefatta: non per mero formalismo, ma come chiave d'accesso ad una realtà altra, un piano immaginifico che corrisponde ai meandri della mente dei protagonisti. Anche per questo, Hannibal era e rimane un unicum nel suo genere: un esperimento ardito e fascinosissimo, senza eguali nella TV dello scorso decennio. Un esperimento che Bryan Fuller ha dichiarato a più riprese di voler ripetere (magari con l'aiuto di Netflix, che dal giugno 2020 l'ha introdotto nel suo catalogo), ventilando l'ipotesi di una quarta stagione una volta acquisiti i diritti de Il silenzio degli innocenti, in modo da poter traghettare la storia di Will e Hannibal nei territori di Clarice Starling e Buffalo Bill. Una prospettiva a dir poco stimolante per una serie che, in ogni caso, ci ha già offerto una perfetta chiusura del cerchio e si è guadagnata tutta la nostra ammirazione.

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