The Apothecary Diaries è uno degli anime più apprezzati degli ultimi anni, un'opera che merita ogni singolo elogio ricevuto. Tratta dalla celebre serie di light novel scritte da Natsu Hyūga, la serie ha dimostrato di saper andare ben oltre le aspettative, fondendo alla perfezione giallo, dramma e racconto storico come pochissimi altri titoli. Un intreccio avvincente, profondo e sorprendentemente maturo, capace di valorizzare ogni singolo personaggio presente sullo schermo. A fare il resto ci pensa una protagonista straordinaria come Maomao: intelligente, complessa e autentica, un personaggio a cui ci si affeziona subito ma che si impara a comprendere a fondo episodio dopo episodio, rendendo la visione un'esperienza immersiva, quasi totalizzante.
Dal 2 ottobre su Crunchyroll fa quindi il suo esordio l'attesissima terza stagione, che adatterà la quinta e la sesta light novel nell'arco di due cour (con la seconda parte prevista per aprile 2027 e un film cinematografico in arrivo nelle sale giapponesi a dicembre 2026). Riusciranno questi nuovi episodi a mantenere altissima l'asticella? Dopo la visione del primo episodio, è già possibile tracciare un primo bilancio.
Un nuovo inizio
Dopo i drammatici eventi legati alla rivolta del clan Shi, con cui si era conclusa la stagione precedente, Maomao è tornata alla sua quotidianità come speziale nel quartiere del piacere, dove si occupa in particolare di svolgere piccoli incarichi per il Padiglione Verderame. Con lei, però, c'è ora il piccolo Chou'u, un ragazzino sopravvissuto all'epurazione del clan traditore la cui vera identità deve rimanere rigorosamente segreta.
La tranquillità, tuttavia, dura ben poco: una nuova minaccia sembra profilarsi all'orizzonte con i campi dell'impero che stanno affrontando una grave carestia, dovuta all'arrivo di sciami di cavallette che mettono a serio rischio la produzione alimentare del paese. In tutto questo Jinshi, costretto a mettere da parte la propria identità di copertura come eunuco di palazzo, deve assumersi le sue responsabilità in qualità di Fratello dell'Imperatore e adempiere ai gravosi impegni politici, anche se l'assenza di Maomao si fa sentire in modo sempre più evidente.
Intrighi, traumi e l'ombra della carestia
I giudizi che si possono esprimere dopo aver visto un solo episodio sono inevitabilmente parziali, ma poche sequenze sono bastate per reimmergerci nel complesso e spietato universo della corte imperiale. Sebbene la terza stagione riparta con un ritmo piuttosto calmo, mostrandoci la nuova quotidianità di Maomao e Jinshi e i loro tormenti interiori per gli eventi sanguinosi del passato recente, la narrazione offre subito indizi chiari sulle tematiche e sulle difficoltà che i due si troveranno ad affrontare.
The Apothecary Diaries ha sempre concesso ampio spazio alle macchinazioni di palazzo, ricordandoci quanto ogni personaggio sia soltanto una pedina sulla scacchiera del potere; un concetto ribadito fin da subito dalla carestia all'orizzonte che, oltre ad affamare il popolo, rischia di scuotere dalle fondamenta l'intero sistema politico.
Un comparto tecnico di livello che conferma la forza del franchise
Le interessanti premesse narrative sono supportate da una qualità tecnica che sembra riconfermarsi elevata. Le animazioni di buon livello dimostrano quanto TOHO Animation Studio e OLM abbiano investito risorse ed energie su quello che è ormai a tutti gli effetti un titolo di punta nel panorama dell'animazione giapponese. Alla regia si riconferma Akinori Fudesaka, già al timone della seconda stagione con ottimi risultati, che qui sembra voler mantenere saldi gli standard qualitativi che hanno reso celebre la serie. Si tratta quindi di un ottimo inizio: magari un po' esile nell'economia generale del racconto, ma indubbiamente efficace nel reintrodurci in un'epoca complessa e in un contesto all'interno del quale Maomao e Jinshi dovranno superare prove davvero imponenti, lottando contro un sistema rigido e soffocante.
Conclusioni
La terza stagione di The Apothecary Diaries riparte con passo solido ed elegante, riconfermandosi come una delle opere più mature e curate dell'animazione contemporanea. Attraverso un primo episodio introduttivo ma incisivo, la serie pone subito le basi per complessi intrighi di palazzo e per un'ulteriore evoluzione interiore dei suoi protagonisti, sostenuta da una qualità tecnica e registica di alto livello che ribadisce il valore di un franchise ormai di punta.
Perché ci piace
- Le premesse narrative solide e mature.
- Il racconto e la gestione delle conseguenze emotive dei precedenti avvenimenti.
- Il comparto tecnico e la regia di buon livello.
Cosa non va
- Un ritmo iniziale piuttosto cauto.