Emmy 2019: il commento ai vincitori nell’anno di Fleabag e Chernobyl

Emmy Award 2019, il commento ai vincitori e ai premi: Fleabag e Chernobyl trionfano sulla concorrenza, mentre la vittoria de Il trono di spade chiude un capitolo di storia della TV.

Game Of Thrones Emmy
Il trono di spade premiato con l'Emmy 2019 come miglior serie drammatica

L'ultima, storica valanga di premi agli Emmy 2019 per Il trono di spade e la consacrazione 'postuma' di Fleabag: gli Emmy Award 2019 hanno sancito la trionfale "uscita di scena" della serie di maggior successo dell'intero decennio, dopo otto stagioni e un bottino da record di cinquantanove statuette, e di un piccolo fenomeno proveniente dalla Gran Bretagna ed esploso tardivamente nel resto del mondo, ma con un'eco vastissima. Nel nostro commento ai vincitori degli Emmy 2019 ci soffermeremo su questi due titoli, ma anche sulle tendenze generali dell'Academy of Television Arts and Sciences nella settantunesima edizione dei massimi premi della TV americana.

Emmy 2019: tutti i premi e i vincitori di questa edizione!

Il trionfo di Chernobyl e della HBO

Premi che, ancora una volta, hanno sancito lo strapotere della HBO: non solo Il trono di spade, ma pure Chernobyl, miniserie di Craig Mazin che illustra in cinque episodi il disastro della centrale nucleare sovietica e le sue tragiche conseguenze. Una ricostruzione cupa e rigorosa, accolta dall'entusiasmo della critica e ricompensata con dieci Emmy Award, fra cui miglior miniserie, miglior regia per Johan Renck e miglior sceneggiatura. Netflix, che nelle stesse categorie schierava un altro durissimo racconto a sfondo storico, When They See Us di Ava DuVernay, può consolarsi con il trofeo come miglior attore al ventunenne Jharrel Jerome (il più giovane vincitore negli annali della categoria), mentre fra i TV movie manda all'incasso il film interattivo Black Mirror: Bandersnatch.

Michelle Williams
Michelle Williams premiata con l'Emmy come miglior attrice per Fosse/Verdon

Sempre restando nell'ambito di film e miniserie, quattro premi su diciassette nomination sono il risultato complessivo a favore del titolo di punta della FX di quest'anno, l'affresco dello show business offerto in Fosse/Verdon, con Michelle Williams che ha ritirato l'Emmy Award come miglior attrice per la sua eccellente interpretazione di Gwen Verdon: altro esito prevedibile di un'edizione caratterizzata, in generale, da ben pochi colpi di scena.

Emmy 2019, Michelle Williams ringrazia FX e Fox 21 per "avermi pagato come i colleghi maschi"

Il trono di spade e la fine di un'epoca

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Il Trono di Spade 8: una foto di Kit Harington ed Emilia Clarke

Partiamo da Westeros: alla sua ottava stagione, Il trono di spade si porta a casa altre dodici statuette (eguagliando il suo stesso primato del 2016) su un totale da record di trentadue nomination. Per quanto la conclusione della saga fantasy di David Benioff e D.B. Weiss non sia riuscita a mettere d'accordo tutti i critici e i fan (impresa quasi impossibile, del resto), la portata di un evento di massa quale Il trono di spade è stata davvero troppo grande perché l'Academy non scegliesse di celebrarla fino in fondo: che piaccia o meno, l'avventuroso show della HBO ha segnato l'immaginario collettivo più di ogni altro prodotto televisivo dell'attuale decennio, stabilendo inoltre un nuovo primato anche in termini di messa in scena e di ambizione a livello produttivo per quanto riguarda il piccolo schermo.

Per Il trono di spade, dopo i dieci trofei tecnici ai Creative Arts Emmy, ieri notte sono arrivati i Primetime Emmy per il miglior attore supporter a Peter Dinklage (la sua quarta vittoria, a ennesima riprova di come i membri dell'Academy tendano a sostenere i propri favoriti da un anno all'altro) e come miglior serie drammatica, la sua quarta statuetta in questa categoria. A sorprendere, comunque, è il fatto che Il trono di spade non abbia stravinto ai Primetime Emmy, com'era ipotizzabile: Ozark, crime drama di Netflix alla sua seconda stagione, gli ha strappato infatti i premi per la regia di Jason Bateman (statuetta che sembrava ipotecata da The Long Night) e per l'attrice supporter alla giovane Julia Garner, in lizza insieme a ben quattro comprimarie de Il trono di spade.

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Da Killing Eve a Succession, il futuro della TV (e degli Emmy)

Jodie Comer Emmy
Jodie Comer con l'Emmy Award come miglior attrice per Killing Eve

Se Il trono di spade ha catalizzato per anni l'attenzione dei giurati degli Emmy, sia in termini di candidature che di premi, dalla prossima edizione le altre serie drammatiche in gara (o in arrivo da qui alla primavera) potranno godere di uno spazio decisamente più ampio e di competizioni molto più aperte. Fra queste, oltre alla già citata Ozark, possiamo già contare pure Killing Eve, thriller con toni da humor nero che, su nove nomination, ha visto la prodigiosa ventiseienne inglese Jodie Comer, interprete della killer psicopatica Villanelle, prevalere nella competizione per la miglior attrice sulla sua partner Sandra Oh, la favorita della vigilia. E poi ci sono Pose, con l'Emmy all'attore protagonista Billy Porter, l'apprezzato ritratto di famiglia disfunzionale di Succession, premiato per la miglior sceneggiatura, e un prodotto più mainstream quale This Is Us (nove nomination, ma zero statuette per la terza stagione del dramedy targato NBC).

Succession
Succession: un'immagine promozionale della serie

E in una TV 'orfana' de Il trono di spade, vedremo in quale misura titoli come The Handmaid's Tale, The Crown, Westworld e Stranger Things sapranno mantenere il proprio appeal su critica e pubblico, se Better Call Saul avrà finalmente l'occasione di segnare almeno un "punto della bandiera" (in quattro stagioni, lo spin-off di Breaking Bad ha raccolto trentadue nomination agli Emmy, ma neppure un premio), quali novità del panorama televisivo tenteranno di conquistarsi l'affetto degli spettatori e se all'orizzonte si profila un altro fenomeno paragonabile al colosso della HBO.

La notte magica di Fleabag e Phoebe Waller-Bridge

Phoebe Waller Bridge
Phoebe Waller-Bridge con gli Emmy Award vinti per Fleabag

Se fra serie drammatiche e miniserie i giurati degli Emmy si sono attenuti più o meno ai pronostici della vigilia, ma al contempo hanno attribuito riconoscimenti di peso a serie come Ozark e Succession, sul versante delle commedie la gara si preannunciava ben più incerta e combattuta. E a cantar vittoria, alla fine, è stato un 'piccolo' show che, grazie al passaparola, si è guadagnato uno zoccolo duro di fan in tutto il mondo in coincidenza con la sua seconda ed ultima stagione: stiamo parlando di Fleabag, cronaca delle disavventure sentimentali e familiari del personaggio eponimo, creata ed interpretata dalla londinese Phoebe Waller-Bridge. Ai nastri di partenza con undici nomination, Fleabag ha ottenuto sei Emmy Award, fra cui miglior serie comica, miglior regia (Harry Bradbeer), miglior sceneggiatura e miglior attrice per la Waller-Bridge.

Mrs Maisel
Tony Shalhoub e Alex Borstein premiati agli Emmy Award per La fantastica signora Maisel

Il trionfo di Fleabag assume una rilevanza ancora maggiore se consideriamo l'abitudine dell'Academy a puntare su titoli dalla fama già consolidata, piuttosto che sulle new entry: e quest'anno, Phoebe Waller-Bridge era in corsa con Julia Louis-Dreyfus e la stagione di chiusura dell'amatissimo Veep, ma soprattutto con la campionessa in carica, La fantastica signora Maisel. Per Amazon Prime, che distribuisce sia Fleabag che Mrs. Maisel, è stata dunque un'annata da incorniciare: per il successone tutt'altro che scontato di Fleabag e per il risultato comunque magnifico della seconda stagione de La fantastica signora Maisel, con venti nomination e otto Emmy Award, incluse le statuette per gli attori supporter Tony Shalhoub e Alex Borstein e per le guest star Luke Kirby e Jane Lynch.

Bill Hader
Bill Hader con l'Emmy come miglior attore per la serie Barry

E siamo pronti a scommettere che la passione dell'Academy per la signora Maisel e per Barry, show della HBO che ieri è valso il secondo Emmy consecutivo al protagonista Bill Hader, proseguirà più o meno intatta da qui ai prossimi anni... sperando, tuttavia, che ogni tanto i pronostici possano essere ribaltati da altre splendide sorprese del calibro di Fleabag. In fondo, non è anche questo il bello dei premi?