Eleanor Coppola: "Mio marito Francis? A casa è quello che prepara la colazione"

Al Biografilm Festival 2017 abbiamo incontrato la regista moglie di Francis Ford Coppola e madre di Sofia per parlare del film Parigi può attendere e della sua famiglia che vive di pane e cinema.

Il cinema non ha età. Lo ha dimostrato Eleanor Coppola che, superati gli 80 anni, ha diretto il suo primo film di finzione dopo una serie di documentari apprezzati dalla critica, come Hearts of Darkness: A Filmaker's Apocalypse o A Visit to China's Miao Country. La moglie del celebre regista Francis Ford Coppola e madre di Sofia Coppola, ha presentato al Biografilm Festival 2017 il suo Parigi può attendere, distribuito nelle sale italiane dal 15 giugno con Good Films.

Paris Can Wait: la regista Eleanor Coppola, Diane Lane e Arnaud Viard sul set del film

Diane Lane è protagonista di un viaggio on the road da Cannes a Parigi, tra i colori e i profumi di un romantico paesaggio francese. Il marito, interpretato da Alec Baldwin, è un importante produttore cinematografico sempre molto impegnato, che lascia la moglie nelle mani di un collega francese affascinante, per scortarla in auto fino alla capitale francese. Il buon cibo scandisce una piacevole scoperta di luoghi suggestivi immersi nella natura e piccoli villaggi con una storia antica, mentre i due protagonisti imparano a conoscersi tra confessioni e sguardi complici.
Eleanor Coppola ha firmato anche la sceneggiatura di Parigi può attendere che, inevitabilmente, suggerisce riferimenti alla sua vita privata, come compagna di vita per molti anni di un artista di successo della settima arte. Questo suo film guarda con nostalgia al passato ed incoraggia ad affrontare il futuro con una nuova energia. L'emotività e l'esperienza personale influenzano una storia che strizza l'occhio all'opera europea di Woody Allen, con un tocco femminile nostalgico e raffinato.

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Assaporare la vita momento per momento

Paris Can Wait: un'immagine ravvicinata di Diane Lane

Nel film c'è una patina di nostalgia, ma anche una voglia di futuro, come dimostrazione che una regista e un'autrice dovrebbe guardare sempre con energia a nuovi progetti?

Sì, c'è uno sguardo al passato come la nostalgia di questi luoghi e paesaggi sullo sfondo. Ma volevo sottolineare come la vita scorra velocemente. Siamo sempre tutti di corsa e questo film vuole essere come un memento, anche alla mia età, per ricordarci di assaporare la vita momento per momento con quello che ogni attimo ci può dare e non attraversarla precipitosamente. Il personaggio di Diane ha un marito che non sempre la rende felice, ma la soluzione non sta nel correre dietro ad un francese per guardare un tramonto insieme in modo romantico. Con questo viaggio lei si rende conto che può fare delle scelte e questa consapevolezza le regala molta energia. Non sarà un uomo a definire la sua vita, ma noi siamo responsabili della nostra felicità.

C'è qualcosa di autobiografico nel film?

Quando ho deciso di scrivere la sceneggiatura avevo bisogno di piccoli dettagli per definire meglio i personaggi. Ho usato certe mie qualità ed interessi, per esempio per Diane anche a me piace fare foto di alcuni dettagli, e volevo anche essere autrice delle foto che si vedono nel film ma sarebbe stato troppo complicato. Poi nutro anche io un interesse per i tessuti, quindi sì, ho dato alcuni miei tratti al personaggio femminile del film.

Paris Can Wait: Alec Baldwin e Diane Lane in una scena del film

Nel film c'è un momento in cui la protagonista sale in macchina e accende la radio che suona i Phoenix. Oltre questo omaggio ci sono altri riferimenti nel film che forse non abbiamo notato?

Il francese rappresenta il vecchio mondo e ascolta musica classica, mentre la donna americana rappresenta la contemporaneità. Ho scelto quella musica anche perché in questo modo non dovevo spendere troppo. Poi il signore che vende le fragole a Diane all'inizio dal finestrino è il padre del marito di Sofia (Coppola). E la portinaia che le porta il regalo alla fine del film quando lei è già nella casa di Parigi, è un'attrice francese, moglie del production designer che ha lavorato con mio marito per Apocalypse Now.

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Nonostante la mia famiglia non sono una cinefila!

Lei ha dichiarato di non essere mai stata un'appassionata di cinema e di non aver visto molti film. Quindi quali sono le sue fonti di ispirazione? Ci sono registi e attori che riescono comunque ad emozionarla?

Non mi imbarazza dire che non sono una grande cinefila, preferisco leggere libri per cui è la nostra fantasia stessa che crea l'immagine. Comunque ho amato molti film come Lezioni di piano di Jane Campion, In the Mood for Love di cui ho ancora impressa la scena in cui l'attrice con questo immenso abito in qualche modo è in armonia con la carta da parati. Oppure una bellissima scena de Il conformista in cui Stefania Sandrelli è illuminata da questa luce che filtra dalle tapparelle. Quindi posso dire che quello che mi colpisce di un film è soprattutto la parte visiva.

Paris Can Wait: Arnaud Viard in una scena del film

Lei ha qualcosa del personaggio di Diane Lane, o suo marito di quello di Alec Baldwin? E qual è il vostro vissuto familiare legato da sempre al cinema? Quali film vedete insieme?

Per il ruolo del marito volevo una personalità incisiva e forte che, anche se nel film si vede poco, basta la sua voce per non dimenticarlo. Un personaggio chiaro che fa una bella impressione e rimane con noi anche quando non è presente fisicamente. Avere Baldwin è stata una grandissima fortuna e sono stata assolutamente soddisfatta per il ruolo che avevo in mente. Diane Lane è una grandissima professionista, fa questo lavoro dall'età di 6 anni ed è una persona che ha esperienza, ma anche i piedi per terra e non ha atteggiamenti divistici come di solito può succedere. Mi sono sentita subito a mio agio con lei e volevo che il suo personaggio fosse una donna come le altre, nella quale qualsiasi donna potesse identificarsi. Francis conosce e ha visto moltissimi classici ed è un grande esperto di ogni momento della storia del cinema di cui può parlare con grande dimestichezza e conoscenza. Io ho visti molti film a casa. Poi d'estate con i nipotini vediamo anche film per bambini e abbiamo accesso anche ai film recensitimi che ci mandano, quindi c'è un grande consumo di film nella nostra famiglia.

Paris Can Wait: Arnaud Viard e Diane Lane in una scena del film

Lei ha una importante carriera come documentarista e solo ora ha deciso di fare un film di finzione. Da dove nasce questa voglia di fare questo film nostalgico con un occhio al futuro e con profumi e colori europei?

Sono una grande osservatrice quindi il documentario è un linguaggio più affine alla mia natura e alla mia personalità. Però mi sono espressa in varie modalità artistiche, per esempio ho fatto molte mostre di fotografia, installazioni artistiche, ma quello che c'è all'origine faccio fatica a descriverlo. Si tratta di una sorta di passione e interesse che si accende e io lo seguo fino in fondo perché sono convinta che queste passioni vengano a visitarmi e mi portino da qualche parte. Mi sento di volerle seguire come una vocazione.

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Mio marito per me è quello che prepara la colazione!

Come è essere la moglie di un grande regista?

Nella vita quotidiana non penso mai a quanto è famoso mio marito, per me è una persona normale nella vita di tutti i giorni. So che è famoso, ma me ne accorgo solo quando andiamo in giro e la gente gli chiede l'autografo. Nella vita normale è una persona che prepara la colazione. Certo so che è estremamente affascinante ed intelligente e, a volte, quando chiacchieriamo bevendo il caffè mi rendo conto che forse lui è l'unica persona, almeno nel Nord della California, con cui posso avere un certo tipo di conversazione. Sono molto felice del suo successo, ma nella vita per me è un uomo normale.

Paris Can Wait: Eleanor Coppola sul set del film da lei diretto

Come questo film ha influenzato la vostra vita di coppia?

Questo film è stato una svolta, perché ha segnato il momento in cui ho deciso di uscire dall'ombra di questa famiglia così famosa nel mondo del cinema e portare avanti un mio progetto. Amo molto sfidare le mie stesse paure e, con questo film, non volevo iniziare una nuova carriera, fare soldi o chiuderne un'altra. Ho sentito semplicemente questo stato di libertà che mi ha consentito di affrontare un progetto tutto mio e andare avanti per fare una cosa nuova nella mia vita.

Il momento più felice e la sfida già difficile durante la realizzazione di questo film?

Suppongo che il momento più felice sia stato l'ultimo giorno di riprese quando mi sono resa conto che il film era stato fatto. Ogni giorno è stata una sfida. Una volta qualcuno della produzione mi ha detto che si potevano fare solo 12 inquadrature rispetto alle 18 previste e ho dovuto scegliere cosa non fare, quindi ogni giorno ho percepito un certo stress ed è stato faticoso. Lo abbiamo realizzato in 28 giorni, ma guardando indietro tendiamo a ricordare i momenti belli come la scena del pin nic lungo il fiume, o quella con l'acquedotto romano a Pont du Gard che non dimenticherò mai. Comunque durante le riprese la tensione ha soffocato un po' tutto il resto.

La costumista Milena Canonero ha lavorato con lei per questo film, ma è molto legata alla vostra famiglia da tempo. Come è stato lavorare con lei?

Sono stata molto fortunata che lei fosse disponibile per lavorare a questo mio progetto. La conosco da molto tempo, da quando ha lavorato ai costumi di Cotton Club per mio marito. Mi ricordo che all'epoca Sofia aveva 12 anni e, dopo scuola, la portavo nel reparto costumi del set perché era affascinata da questo mondo, dalla progettazione dei costumi. Milena ha lavorato con mio marito anche per Il padrino - Parte terza, con Sofia per Marie Antoinette, e speravo che facesse qualcosa anche per me. Mi affascinava la sua lezione di eleganza e semplicità. Infatti la protagonista del mio film ha in tutto quattro costumi, ma è sempre semplice ma elegante. Lei comunque è sempre molto meticolosa e precisa, per esempio per la gonna blu che Diane indossa per un po' di tempo, ne ha valutate circa 60 nel suo atelier di Parigi e la scelta di quella giusta rispondeva a delle esigenze precise. Quindi seguirla in questo suo lavoro puntuale è stato interessante.

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