John Travolta sceglie le note jazz di Take Five del Dave Brubeck Quartet per aprire il suo (sentito) esordio alla regia. Per essere precisi, Volo notturno per Los Angeles, atterrato su Apple TV, non è un film canonico, piuttosto un mediometraggio d'esercizio direttamente tratto da Propeller One-Way Night Coach, romanzo per ragazzi datato 1997 e firmato dallo stesso Travolta.
Del film, in verità, c'è poco da dire se non che l'opera sia un sincero e tenero sguardo all'indietro da parte dell'autore. Travolta osserva la sua infanzia con una certa distanza, senza però lesinare una certa - e naturale - dose di emotività che avvolge l'opera(zione) con una patinata coltre fiabesca.
Volo notturno per Los Angeles: tra le stelle con il piccolo Jeff
Anche qui, parlare di trama è relativo: è il 1962 e il piccolo Jeff (Clark Shotwell, esordiente) sta per essere imbarcato, insieme alla mamma Helen (Kelly Eviston-Quinnett), per un volo New York - Los Angeles. Per Jeff è il battesimo dell'aria. Un momento importante, soprattutto per chi, come lui, sogna a occhi aperti, osservando dalla finestra quei puntini luminosi che fanno zig-zag tra le stelle.
Chi c'è a bordo? Dove vanno? Stanno dormendo? Si chiede Jeff. Il ragazzo altro non è che la proiezione posteriore di John Travolta, divenuto a tutti gli effetti un esperto pilota d'aerei (nel suo hangar conta ben tre velivoli, un Gulfstream, un Learjet e un Boeing 707). A bordo dei voli, scalo dopo scalo, da Denver a Chicago, Jeff incontra vari personaggi (tra cui l'hostess Doris, interpretata da Ella Bleu Travolta, figlia di John), avvolto dal fumo delle Newport che fuma mamma Helen.
John Travolta e un esordio molto personale
Travolta, per il suo Volo notturno per Los Angeles (accolto addirittura da Cannes), si rifà a un cinema d'affetti più che d'effetti, fotografando in una piccola pillola un momento "sospeso" in cui poter "essere felici". Verrebbe da dire che è quasi tutto qui il senso, se non fosse che tra un volo e l'altro il regista si sofferma sul contesto generale, immergendoci in un'epoca in cui il futuro poteva essere ancora scritto, nonostante le gigantesche voragini sociali, politiche nonché di genere.
In qualche modo, il mediometraggio Apple è una sorta di romanzo di formazione in miniatura, in cui il regista e sceneggiatore, prima di concedersi un significativo cameo finale, comprime in un'ora l'evoluzione del tenero Jeff (il nome rimanda a Jett, figlio dell'attore morto nel 2009), divenuto egli stesso quel puntino luminoso che, ogni sera, scrutava nell'immenso blu che si reggeva sopra la sua testa.
In effetti, c'è una precisa magia nell'idealizzazione stesa da Travolta rispetto alla fascinazione che si può avere nei confronti dell'aviazione. Quanti, in effetti, trovano un marcato senso poetico nelle scie degli aerei o nel borbottio lontano che, di notte, riesce a catturare la nostra attenzione generando una confortevole sensazione d'esistenza? Sarebbe da chiedersi effettivamente a chi stia parlando il caro John - forse più a lui che a noi - ma dietro una certa retorica è lampante la voglia di mettere in scena una chiara visione legata all'America. Un'America ancora sognante, limpida, incantata. Quasi fosse lo slogan di una compagnia di volo che, ormai, non esiste più.
Conclusioni
John Travolta scrive e dirige il suo primo, sentito film. Che poi film non è: Volo notturno per Los Angeles è un mediometraggio ad altezza bambino che racconta l'amore dell'attore per il volo e l'aviazione. Un romanzo di formazione in miniatura, che si concede la giusta poesia e la giusta magia rivedendo una certa America che sapeva ancora sognare.
Perché ci piace
- La tenerezza di fondo.
- Una certa intimità.
- La poesia ricercata da Travolta.
Cosa non va
- Forse, è un'operazione d'esercizio.