Disaster Movies: 5 film disastrosi che sono diventati (s)cult...

Con l'arrivo nelle nostre sale di The Disaster Artist, il film di James Franco che racconta lavorazione e storia dello scult di Tommy Wiseau The Room, andiamo insieme alla scoperta di cinque film passati alla storia per essere particolarmente brutti.

Accidenti a James Franco. Doveva arrivare lui, con il suo The Disaster Artist (nelle nostre sale da giovedì scorso) a instillarci dubbi e a far vacillare le nostre certezze in fatto di cinema. Sì, parliamo dei peggiori film della nostra vita, cioè della storia del cinema. Cresciuti a pane e Tim Burton, e fidandoci di lui, abbiamo sempre considerato Edward D. Wood Jr. il peggior regista della storia del cinema. Adesso, guardando The Disaster Artist, il dubbio ci viene: il peggior regista della storia è Edward D. Wood Jr. o Tommy Wiseau? Nell'attesa di chiare i nostri dubbi, ecco cinque film così brutti da diventare dei cult.

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The Disaster Artist: James Franco in una scena del film
The Disaster Artist: James Franco in una scena del film

The Room

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Non potevamo che partire da lui, The Room, il film di Tommy Wiseau al centro di The Disaster Artist. Tommy credeva che il suo film avrebbe avuto successo. E lo ha avuto, ma non nel modo in cui lo intendeva lui. The Room doveva essere un film drammatico, dai risvolti sentimentali, alla Tennesse Williams. È diventato invece un film comico, ovviamente in maniera involontaria, con momenti porno soft. Wiseau ha saputo cavalcare bene l'insuccesso: un costosissimo cartellone a Hollywood, proiezioni di mezzanotte, e anche un merchandising dedicato. D'altra parte, si dice abbia fatto la sua fortuna importando giubbotti di pelle, o investendo in immobili. E proprio questa fortuna ha reso possibile tutto il resto. Di lui si sa pochissimo, pare che sia polacco, o che venga dalla Transilvania. Quello che è certo è che The Room è stato definito "il Quarto potere dei brutti film".

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Plan 9 From Outer Space

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Noblesse oblige, un posto in questa galleria spetta di diritto a lui, al peggior regista di tutti i tempi. Sì, parliamo di Edward D. Wood Jr. e del suo film simbolo, Plan 9 from Outer Space. La definizione gli venne attribuita nel 1978, alla morte del regista, dai critici Harry Medved e Randy Dreyfuss. Fino a quel momento, il film era stato completamente ignorato dalla critica. Plan 9 From Outer Space mescola fantascienza e horror, ufo e zombie, eserciti e astronavi. Wood stava lavorando con Bela Lugosi a un film horror, Tomb Of The Vampire, ma riuscì a completare solo pochi minuti di riprese. E iniziò un altro film, che sarebbe stato l'ultimo di Lugosi: Grave Robbers From Outer Space. È con questo titolo che viene proiettato nel 1957. Lugosi aveva girato solo per una settimana, e Wood decise di sostituirlo con una controfigura che non gli somigliava affatto (era il chiropratico della moglie...). Nel 1959 il film tornò nelle sale, come secondo spettacolo, con il titolo con cui lo conosciamo oggi. Non c'è che dire. Con The Room è una bella lotta.

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Battaglia per la Terra

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Ma The Room e Plan 9 From Outer Space sono solo, rispettivamente, al numero 10 e al numero 16 della classifica stilata dai lettori di Empire dei 50 peggiori film di sempre. Per la cronaca, al numero uno c'è il vituperato Batman & Robin di Joel Schumacher, che sarà anche un film non riuscito, ma non può entrare nel novero dei film disastrosi di cui parliamo oggi. Al numero due c'è però qualcosa di ghiotto: è quel Battaglia per la Terra di Roger Christian, tratto dal romanzo di L. Ron Hubbard, in cui John Travolta appare acconciato con improbabili dreadlocks, e cavi che sbucano dal naso. A differenza dei film di cui sopra, è un film girato con grossi mezzi, ed è uno dei più clamorosi insuccessi della storia del cinema: costato 75 milioni di dollari, e altri 20 di promozione, ne ha incassati 30 scarsi. Tra il 2001 e il 2010 ha vinto nove Razzie Awards. Era previsto un sequel. Capirete perché non è stato realizzato.

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Howard e il destino del mondo

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Pensare che un film tratto dall'universo Marvel sia un flop oggi come oggi ci sembra impossibile. Eppure negli anni Ottanta accadeva. Mentre al cinema spopolavano la Dc Comics e Superman, e gli Avengers sul grande schermo erano ancora lontani, arrivava questo Howard e il destino del mondo di Willard Huyck, anche lui tra i 50 peggiori film di Empire (è al numero 46). La storia è quella di un papero extraterrestre che capita sulla Terra e si trova a difenderla dagli alieni. Tra i produttori c'è addirittura George Lucas, ma per mettere in scena Howard viene usato un pupazzo piuttosto goffo, e oggettivamente brutto (ad alcuni bambini fa anche paura). Da segnalare, nel cast, l'amatissima Lea Thompson di Ritorno al futuro. All'uscita della lista dei peggiori film di Empire, in rete, c'è stata una levata di scudi a favore di questo film. Quando l'ho visto non mi era sembrato tanto male. Ma avevo 13 anni...

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Chicken Park

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In questa piccola galleria degli orrori dobbiamo trovare lo spazio anche per un film italiano. Lo sappiamo, ognuno di voi avrà il suo. Magari un cinepanettone. No, qui parliamo di altri livelli. Ma un collegamento c'è. È Jerry Calà, uno che ai cinepanettoni ha dato inizio (ma non toccateci il primo Vacanze di Natale). Dopo una serie di ruoli chiave in tutte le commedie italiane negli anni Ottanta, Calà negli anni Novanta si mette in proprio, dirige e si butta sulla parodia: dal successo di Jurassic Park nasce così Chicken Park, del 1994. Presentato al Fantafestival di Roma, non arriva mai nelle sale, e viene trasmesso da Italia 1 l'anno dopo, per uscire in dvd solo nel 2003. Parodia di Jurassic Park, con citazioni da La famiglia Addams, Godzilla e Il cacciatore, è la storia di un allevatore che va in Repubblica Dominicana per portare il suo gallo a fare combattimenti clandestini. Ma il gallo viene rapito...
Oltre che per la trama improbabile e per gli effetti dozzinali, ricordiamo il film per la presenza di Demetra Hampton e di un'esordiente Alessia Marcuzzi, all'epoca solo una bella ragazza, in un cameo autoironico su registi e casting (che oggi darebbe da pensare). Credevamo che il pubblico lo avesse dimenticato, eppure andando oggi sui social network c'è chi ne parla con affetto.