And Just Like That, la recensione: le cinquantenni favolose di Sex and the City alla riscossa

La recensione di And Just Like That... : A quasi 20 anni dalla fine di Sex and the City, torniamo in compagnia di Carrie Bradshaw and co., questa volta per affrontare la vita e New York a 50 anni.

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And Just Like That... - un'immagine della serie

Negli anni '90, l'arrivo di Sex and the City non solo fu una pietra miliare nella rappresentazione delle donne sul piccolo schermo, ma liberò finalmente anche il caro vecchio tubo catodico da una serie di non detti, di tabù che solo il cinema poteva spingersi a trattare. A 23 anni da quella piccola grande rivoluzione fatta da 4 donne newyorkesi alla prese con relazioni sentimentali difficili e la continua messa in discussione del loro ruolo nella società, arriva una nuova sfida per Carrie Bradshaw e compagne: ridefinire nuovamente il loro posto in questo nuovo mondo, diventare delle cinquantenni serene e imparare dai più giovani qualche lezione sull'inclusione e la diversità. Lo dimostreremo in questa recensione di And Just Like That..., nuovo capitolo della serie, appena arrivata, il 9 dicembre, su Sky e NOW in contemporanea con l'esordio negli Stati Uniti.

Per mesi ci siamo nutriti di notizie sfuggenti su quali personaggi sarebbero ritornati, poi la situazione del sequel sembrava star naufragando alla notizia, per moltissimi non digerita, dell'assenza di Kim Cattrall, la spregiudicata Samantha Jones. And Just Like That... però è andato avanti nonostante questa grande mancanza e con l'adesione dei vecchi e di nuovi protagonisti finalmente siamo tornati virtualmente a Manhattan.
Basta il primo episodio per capire cosa aspettarci, And Just Like That... non si accontenta di essere catalogata come operazione Amarcord, limitandosi a sfoderare sul tavolo le stesse carte vincenti per sfruttarne fino all'ultimo il seguito di popolarità e fan dalla lacrima facile (incluso chi scrive) ma si assume il compito di portare avanti lo stesso cammino intrapreso 20 anni fa: proiettarsi nel futuro e porsi delle giuste domande sul cambiamento da intraprendere e da mostrare al pubblico in questo presente per dare la giusta voce a tutti. Non c'è dubbio che questo obiettivo sia stato studiato abilmente a tavolino dal produttore esecutivo Michael Patrick King ma il colpo di scena del primo episodio ci fa ben sperare che la serie punti a superare anche le proprie zone di comfort a costo di qualche errore, tra cui, lo approfondiremo in seguito, c'è la spiegazione dell'uscita di scena di Samantha.

Avremmo preferito non sapere cosa succedeva dopo quell'ultimo film (trascurabile il secondo del 2010) o addirittura quell'ultimo episodio del 2004 e non dover vedere i nostri protagonisti affrontare, come nella vita reale, morti improvvise, litigi, vecchiaia? Ci sentiamo di dire, da parte di molti fan, che la risposta è, per dirla alla Mr Big, Abso-Fucking-Lutely. Ciò nonostante, il chiudersi di ogni episodio con un And Just Like That potrebbe diventare una nuova abitudine che potremmo piacevolmente intraprendere, date le premesse.

Samantha

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And Just Like That... - Cynthia Nixon in una scena della serie

Non perde tempo in inutili convenevoli And just like that... ed a pochi minuti dall'inizio si leva subito il primo sassolino dalla scarpa, il più chiacchierato grattacapo di questo ritorno: l'assenza di Samantha. Sapevamo già che gli autori l'avevano ricollocata in una stranamente molto lontana Londra ma la spiegazione di questo trasferimento lascia non solo molto a desiderare ma non fa onore al personaggio che abbiamo lasciato qualche anno fa. In questo caso il confondersi tra vita e set ha avuto la sua parte in questa scelta narrativa e Kim Cattrall dovrà guardare la sua Samantha venir criticata un bel po' dalle sue risentite amiche prima che la sua immagine venga parzialmente redenta nel secondo episodio. Pur sapendo che il cinema e la tv hanno dure leggi impossibili da sovvertire, vedere un trio e non un quartetto risulta quasi antitetico e paradossale a tratti in una serie che ha come emblema ed estremo punto di forza proprio le amiche di sempre come anime gemelle.

Sex and the City: quattro amiche e il loro mondo

Non restare uguali a se stessi

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And Just Like That... - una foto di scena

Non si può sempre restare uguali a se stessi dichiara Miranda durante un brunch e questo è il leitmotiv anche per Carrie (Sarah Jessica Parker), criticata dal non binario podcaster Che Diaz (Sara Ramirez) per non essere riuscita a mostrarsi più naturale in radio su tematiche erotico-scabrose, proprio lei, la prima a portare una rubrica sul sesso su un quotidiano. Cosa ci dice questo sulla serie? Che in questi 10/15 anni le regole del politicamente corretto e scorretto sono cambiate, che abbiamo generi da accettare, identità da considerare e rispettare e anche le un tempo rivoluzionarie Carrie, Miranda e Charlotte dovranno nuovamente superare i loro limiti. Per Charlotte probabilmente questo passerà per l'accettazione di una figlia, guarda caso quella biologica e non la primogenita adottata, che non si rivede nel modello da signora dell'Upper East Side, a partire dai vestiti. Per Miranda significherà confrontarsi con dei pregiudizi sui pregiudizi che non sapeva di avere e per Carrie infine sarà la volta di prendere in mano la sua vita ed affrancarsi dal suo ruolo di compagna e moglie di Mr Big.

Sex and the City: vent'anni dopo, ancora a letto con Carrie Bradshaw

Invecchiare con stile

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And Just Like That... - una scena della serie

All'uscita delle prime foto dal set di And Just Like That..., non sono mancati i commenti critici sui capelli bianchi di Cynthia Nixon o i ritocchini di Kristin Davis. Tutto questo non ha fatto che anticipare uno dei grandi temi, a nostro avviso toccati positivamente, di questo sequel, che è l'invecchiare. Da sempre l'invecchiamento maschile e quello femminile sono trattati con rispettivamente minore e maggiore attenzione da parte dei media, social media e persone attorno a noi. Gli uomini brizzolati sono interessanti e carismatici, le donne con i capelli bianchi proprio non funzionano invece. A questa disparità di trattamento risponde subito And Just LIke That... con un bel dialogo-scontro sui capelli bianchi di Miranda, trattato come da consuetudine durante un brunch. Le nostre protagoniste sono decise ad invecchiare con stile e l'insegnamento è facile da individuare: per poter essere finalmente giudicate alla stessa maniera della loro controparte maschile, le donne devono essere le prime a non fare due pesi due misure e liberarsi dai condizionamenti culturali e patriarcali. Le nostre eroine a fine anni '90 si erano preoccupate di allontanare la figura femminile da una marea di stereotipi, tra cui il doversi sposare per forza o volere dei figli a tutti i costi per sentirsi complete. Su inclusione e rappresentazione però Sex and the city era stato carente e invecchiare, in And Just Like That..., servirà a tutti per diventare più saggi, date le buone premesse.

Conclusioni

A fine recensione di And Just Like That…, elogiamo il team di Michael Patrick King per non essersi accontentato di una semplice operazione amarcord revival ma di aver voluto alzare l’asticella e sottoposto le nostre protagoniste a nuovi traguardi, più inclusivi e di rispetto di diversità e rappresentazione. Seppur ancora sotto shock per alcuni colpi di scena inaspettati ma rispettabilissimi per distaccarsi definitivamente da linee narrative già percorse in passato, risulta comunque difficile riempire il vuoto della mancanza di Samantha, quarta anima gemella del gruppo di amiche e il trattamento a lei riservato per ora non le rende giustizia. Nonostante questa assenza e la sua gestione, le premesse delle prime puntate di And Just Like That… fanno ben sperare che i nuovi obiettivi di rivoluzione e crescita delle nostre protagoniste siano una base narrativa efficace da regalarci una stagione degna di essere vista e vissuta.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.6/5

Perché ci piace

  • Va oltre l'operazione amarcord - revival ma si pone nuove sfide.
  • Punta a dialogare su temi caldi come l’invecchiare, la morte, le differenze e le identità di genere, il razzismo.
  • Approfitta di protagoniste imperfette e per questo ancora vicine allo spettatore.

Cosa non va

  • L’idea egoistica di immaginare tutto come l'avevamo lasciato prevale ancora su la voglia di rivedere i nostri protagonisti.
  • L’assenza di Samantha è giustificata in maniera sbrigativa e negativa che non rende giustizia al personaggio.