Andrei Tarkovsky

Regista, Sceneggiatore
(1932 - 1986)
Biografia

Cenni biografici di Andrei Tarkovsky


Andrei Arsenyevich Tarkovsky nasce il 4 aprile del 1932 in un piccolo villaggio sulle rive del Volga, Zavrazie, e negli anni dell'infanzia sarà cresciuto in prevalenza dalla madre, una donna dalla forte personalità e profondamente religiosa, a seguito dell'abbandono del padre nel 1935. Negli anni Cinquanta frequenta l'Istituto di Lingue Orientali a Mosca, ma messo in difficoltà dall'ateismo stalinista che imperversava nell'ambiente accademico decide di abbandonare gli studi per trasferirsi nella taiga siberiana, lavorando come geologo. Nel 1956 ritorna a Mosca per iscriversi alla Scuola superiore di Cinematografia, dove avrà come maestro Michail Romm, il quale gli permetterà di esprimere in assoluta libertà le sue idee, da cui scaturiranno il primo cortometraggio, Gli uccisori (Ubijcy), del 1958, e nell'anno successivo il mediometraggio Non cadranno foglie stasera (Segodnja uvolnenija ne budet) che, nonostante si inserisca nel filone storiografico tanto in voga in Russia in quegli anni, contiene già elementi di grande originalità.

Nel 1960 gira un altro mediometraggio, Il rullo compressore e il violino (Katok i skripka), nel quale affronta i temi dell'infanzia e della crescita attraverso la storia dell'amicizia di un operaio e un giovanissimo violinista. Nel 1962, anno della nascita del primo figlio, Tarkovskij dirige L'infanzia di Ivan (Ivanovo Detstvo), il suo primo lungometraggio, che alla Mostra del Cinema di Venezia si aggiudichera il Leone d'Oro ad ex aequo con Cronaca familiare di Zurlini. In questa pellicola si distacca definitivamente dall'estetica e dalle tematiche realiste tipiche del socialismo, raccontando una storia poetica e dalla forte componente onirica, che gli varrà infatti l'ostilità del regime, inasprita poi da Andrej Rublëv, girato nel 1966. In questo secondo lungometraggio, incentrato sulla figura del pittore quattrocentesco, diventano evidenti i temi che più caratterizzeranno la ricerca artistica del regista: la forte spiritualità, anche e soprattutto intesa in senso cattolico, ma anche come fiducia negli aspetti trascendenti e mistici dell'individualità. Per tre anni il film subisce le pressioni del regime, che includono anche importanti modifiche al montaggio, prima di approdare nel 1969 al Festival di Cannes, dove si aggiudica il premio della critica internazionale. A dispetto dello straordinario successo ottenuto all'estero, in patria il film viene apertamente boicottato, ignorato dalla stampa e reso pressocchè inaccessibile al pubblico.

Nel 1972 Tarkovskij dirige Solaris, tratto da un romanzo di fantascienza in cui però la componente più classicamente avventurosa lascia spazio ancora una volta a intense riflessioni metafisiche: aspetto tenuto scarsamente in considerazione dalla critica e addirittura manipolato nella versione italiana curata da Dacia Maraini. Nel 1974 esce Lo specchio (Zerkalo), forse il lavoro più curato e personale del regista, in cui un uso magistrale delle potenzialità tecniche della macchina da presa serve a veicolare un singolarissimo connubio di esperienze private e collettive. L'opposizione del regime si fa in seguito ancora più pressante, portando il regista a scegliere di dedicarsi al teatro, dirigendo una versione dell'Amleto.

Nel 1979 torna alla regia cinematografica con Stalker, ancora tratto da un romanzo, in cui i protagonisti si muovono all'interno di una dimensione apocalittica, quella della cosiddetta Zona, in cui si dice esista un luogo in grado di esaudire ogni desiderio. Nello stesso anno, per sfuggire momentaneamente al sempre più pesante giogo delle autorità sovietiche, ottiene il permesso per un breve soggiorno italiano, durante il quale girerà un documentario in collaborazione con Tonino Guerra, con il quale si impegnerà anche nella sceneggiatura di Nostàlghia, realizzato cinque anni dopo con la regista Donatella Baglivo, già coautrice di Il cinema è un mosaico fatto di tempo (1982) e Un poeta nel cinema (1983). Nostàlghia è a tutti gli effetti la vicenda personale di Tarkovskij: il protagonista è infatti un intellettuale russo che, nel suo soggiorno italiano, scopre l'amicizia con un matto di paese, per il quale si impegnerà a portare a termine un voto che ne causerà infine la morte. Dello stesso anno è il documentario Tempo di Viaggio, girato in Italia durante la ricerca delle location per Nostàlghia, e trasmesso da RaiDue.

Ancora del 1983 è un'altra esperienza extracinematografica: la regia di Boris Godunov, messo in scena al Covent Garden di Londra, che raccoglie il consenso della critica internazionale. Nel 1985 Tarkovskij ottiene asilo politico negli Stati Uniti e, l'anno successivo, parte alla volta della Svezia dove girerà Sacrificio (Offret), presentato a Cannes arrivando a sfiorare la conquista della Palma d'Oro. E' questa la storia di un uomo che, di fronte alla catastrofe nucleare, fa voto a Dio di rinunciare a ogni suo possedimento in cambio della salvezza dell'umanità: sarà l'ultimo film del regista russo, nel quale troveranno un ideale compimento tutte le suggestioni di cui il suo cinema era permeato.