La serie Wonder Man moltiplica citazioni, cameo e apparizioni, portando nel Marvel Cinematic Universe una lunga lista di celebrità reali. Da Ryan Murphy a Josh Gad, passando per Joe Pantoliano, DiCaprio, Ashley Greene e Shonda Rhimes, ecco chi diventa ufficialmente "canon".
Hollywood entra nell'MCU: da Ryan Murphy ai camei degli attori
La sorpresa arriva sin dalla prima puntata di Wonder Man: il protagonista Simon Williams (interpretato in serie da Yahya Abdul-Mateen II) è impegnato come comparsa in American Horror Story, implicando che Ryan Murphy e i suoi show esistano nell'universo Marvel. Poco dopo un cartellone su Rogers: The Musical conferma che Wonder Man non è un mondo parallelo, ma parte integrante del MCU così come definito da precedenti titoli Disney.
Il primo cameo diretto arriva con Ashley Greene, star della saga di Twilight, che interpreta sé stessa mentre gira una scena horror destinata a diventare un delirio meta-cinematografico sul set. Segue Joe Pantoliano, che entra in scena come sé stesso in un episodio dedicato al passato di Trevor Slattery, già visto in Iron Man 3 e Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli.
La serie si diverte a riscrivere la storia del personaggio attraverso il racconto del suo presunto rimpiazzo in una serie medica fittizia, con Pantoliano che cita Matthew McConaughey e Arnold Schwarzenegger come contatti personali, rendendoli di fatto "semi-canon".
Continuano le connessioni cinematografiche con riferimenti a Dustin Hoffman, Jon Voight e John Schlesinger durante una discussione su Midnight Cowboy dopo una proiezione, segno che i film classici esistono nello stesso tessuto culturale dell'MCU. Entra poi Mario Lopez, in versione conduttore, a presentare gossip su Hollywood e a spiegare una normativa fittizia chiamata "The Doorman Clause", con cui l'industria cerca di gestire la presenza di individui superpotenziati sui set.
Nel surreale episodio in bianco e nero "Doorman" compare Josh Gad, che si auto-ironizza interpretando un attore alle prese con un film d'azione dal titolo volutamente commerciale (Cash Grab). Il personaggio scompare misteriosamente lasciando i media a chiedersi "Dov'è Josh Gad? Il mondo vuole saperlo", completando una delle trovate più meta dell'intera stagione.
Citazioni e creatori reali: quando la Marvel fa satira dell'industria
Wonder Man non si limita agli attori. La serie inserisce fra le sue maglie le figure chiave dell'industria americana. Il regista Von Kovak, ad esempio, elogia David Cronenberg e il suo The Fly, sostenendo che il cineasta canadese abbia "radicato l'orrore nella scienza e scoperto nuovi, impensabili terrori", consolidando Cronenberg come riferimento culturale dell'MCU.
La serie amplia poi il campo delle celebrità citate: Leonardo DiCaprio viene menzionato come potenziale candidato per il ruolo da protagonista nel film su Wonder Man, mentre l'agente di Simon è occupata con Eli Manning, costringendo lo spettatore a immaginare un MCU in cui il football professionistico esiste esattamente come nel nostro mondo.
Lo stesso discorso si applica a Joseph Gordon-Levitt e Glenn Howerton, citati in un episodio in cui una reporter del New York Times si diverte a scavare nei profili delle star, evocando aneddoti imbarazzanti e paranoie mediatiche.
In un altro snodo, salta fuori persino John Gielgud, protagonista di un racconto tragicomico dell'imprevedibile Trevor, mentre una conversazione di industria tira in ballo Shonda Rhimes, con l'agenzia che cerca di piazzare Simon nel suo nuovo show. In sottofondo, si sentono anche i nomi di Robert De Niro, Antonio Banderas, Pierce Brosnan, Christopher Nolan, Paul Thomas Anderson e Dua Lipa, a completare un mosaico pop che rende Hollywood parte della mitologia supereroistica.
In un MCU che si è spesso interrogato su identità e mondo reale - da She-Hulk a Deadpool - Wonder Man sembra la prosecuzione più naturale: un ibrido satirico che fa del cameo culturale un pezzo di worldbuilding. E se un giorno vedremo davvero DiCaprio discutere di Avengers, ora sappiamo che l'MCU ha lasciato aperta la porta.