Nel panorama delle star televisive strapagate, capita raramente di sentire parlare di beneficenza senza fanfare, eppure Kunal Nayyar, volto storico di The Big Bang Theory, ha scelto una strada discreta e notturna: entrare su GoFundMe e cambiare la vita di perfetti sconosciuti, un click alla volta.
Un "superpotere" silenzioso nato dal successo televisivo
Per dodici stagioni, Kunal Nayyar è stato Raj Koothrappali, uno dei personaggi più amati di The Big Bang Theory, sitcom capace di dominare la TV americana dal 2007 al 2019. Un successo che, negli anni d'oro della serie, ha portato l'intero cast a guadagnare cifre vertiginose, fino a un milione di dollari a episodio. Forbes lo ha persino inserito tra gli attori televisivi più pagati al mondo nel 2015 e nel 2018, con introiti annuali superiori ai 20 milioni di dollari. Secondo Fortune, oggi il suo patrimonio stimato si aggira attorno ai 45 milioni.
Eppure, nell'intervista rilasciata a The i Paper e diventata virale sui social, Nayyar ha ribaltato il classico racconto sul peso della ricchezza. Per lui, il denaro non è un fardello, ma una possibilità. "I soldi mi hanno dato più libertà e il regalo più grande è la capacità di restituire, di cambiare la vita delle persone", ha spiegato. Accanto al sostegno a diverse associazioni, comprese quelle per la tutela degli animali - "amiamo i cani", ha precisato - l'attore ha confessato la sua abitudine più sorprendente: "Quello che adoro davvero fare è entrare su GoFundMe la sera e pagare le spese mediche di famiglie a caso. È la mia cosa da vigilante mascherato!".
Un gesto raccontato con leggerezza, ma che porta con sé un peso reale. Nayyar sottolinea come questa forma di generosità anonima gli restituisca un senso di grazia, quasi di equilibrio cosmico: "No, i soldi non mi sembrano un peso. Mi sembrano una grazia dell'universo". Un'idea lontana dal concetto di beneficenza come strumento d'immagine, più vicina a un atto intimo, privato, volutamente invisibile.
Donazioni, comunità e il valore umano dietro i numeri
La storia di Nayyar ha trovato terreno fertile sui social anche per il contesto in cui è emersa. Negli stessi giorni, infatti, l'opinione pubblica si è mobilitata attorno a un'altra vicenda legata a GoFundMe: la raccolta fondi avviata dagli amici di James Van Der Beek per sostenere la moglie e i sei figli dell'attore dopo la sua morte, avvenuta al termine di una lunga battaglia contro il cancro. La campagna ha superato i 2,6 milioni di dollari, accompagnata da un messaggio carico di gratitudine: "Grazie dal profondo del cuore per essere stati accanto a James e alla sua splendida famiglia. La vostra gentilezza è stata una luce nel mezzo di un dolore profondo".
In questo intreccio di storie, la scelta di Nayyar assume un significato più ampio. Da un lato, c'è l'industria dell'intrattenimento con i suoi cachet stellari; dall'altro, un sistema sanitario che costringe molte famiglie a rivolgersi a piattaforme di crowdfunding per affrontare spese vitali. L'attore non entra nel dibattito politico, ma compie un gesto concreto, diretto, che aggira le discussioni teoriche e arriva subito al punto: aiutare chi ne ha bisogno.
Il fatto che Nayyar preferisca restare anonimo è forse l'aspetto più emblematico della sua testimonianza. Non cerca riconoscimenti pubblici né titoli filantropici. Il suo "vigilante mascherato" agisce di notte, lontano dai riflettori che per anni lo hanno seguito sul set. Una modalità che racconta un altro modo di vivere il successo: non come traguardo da difendere, ma come strumento da redistribuire.
Un racconto semplice, quasi disarmante, che ricorda come dietro i numeri del box office e dei contratti milionari possano ancora nascondersi scelte personali capaci di incidere, silenziosamente, sulla vita degli altri.