Kit Harington e Peter Dinklage, riuniti per la prima volta dopo la conclusione di Il trono di spade: sette anni di distanza cancellati nel giro di poche battute, tra prese in giro, confessioni e riflessioni che soltanto chi ha attraversato un fenomeno globale può comprendere davvero.
Quando Westeros era il mondo intero
La reunion parte quasi come farebbe quella tra due vecchi compagni di scuola. Kit Haringtonricorda il primo giorno sul set e la prima scena girata insieme a Peter Dinklage. Un ragazzo alle prime armi che pensava che recitare davanti a una telecamera significasse restare immobile il più possibile. Dall'altra parte trovava un collega già esperto, molto più sciolto, capace di muoversi dentro la scena con naturalezza. Da quel momento sono passati anni, stagioni, premi e milioni di spettatori.
Per Harington il successo della serie arrivò quasi senza preavviso. All'inizio bastava avere un lavoro. Poi il fenomeno esplose. Le dimensioni dell'evento iniziarono a sfuggire al controllo di chi lo stava vivendo dall'interno. Dinklage, invece, attraversava una fase diversa della vita. Mentre molti membri del cast approfittavano del tempo libero per viaggiare, lui costruiva una quotidianità familiare a Belfast, accompagnando la figlia a scuola e vivendo la città ben lontano dall'immagine glamour che spesso accompagna una produzione di quelle dimensioni.
Guardando indietro, Harington descrive quegli anni come una forma molto particolare di crescita personale. Una giovinezza consumata sotto gli occhi del pubblico. Errori, fragilità e momenti difficili diventavano automaticamente materia di discussione per milioni di persone. Una condizione che, osserva Dinklage, la maggior parte degli attori scopre molto più tardi nella propria carriera.
La vita dopo il Trono di Spade
La parte più intensa dell'intervista su Variety arriva quando Harington racconta ciò che accadde dopo la conclusione della serie. Mentre l'ultima stagione iniziava ad andare in onda, l'attore prese una decisione destinata a cambiare tutto: entrare in riabilitazione.
"Avevo bisogno di diventare sobrio. Dovevo rimettere ordine nella mia testa", racconta. Una scelta che lo portò ad allontanarsi persino dalla promozione della stagione finale. Dopo la riabilitazione arrivò una lunga pausa dal lavoro, seguita quasi immediatamente dalla pandemia. Un periodo sospeso che gli permise di interrogarsi su sé stesso e persino sul desiderio di continuare a fare l'attore.
Dinklage, dal canto suo, ha vissuto gli anni successivi cercando di sfuggire all'ombra di Tyrion Lannister. Un compito meno semplice del previsto. Molti progetti continuavano infatti a proporgli figure simili o comunque legate agli stereotipi che la serie sembrava aver contribuito a superare.
Oggi entrambi guardano al mestiere con occhi diversi. Harington ammette di preoccuparsi molto meno del giudizio esterno rispetto al passato. Dinklage sostiene che l'età porti con sé un privilegio raro: smettere di rincorrere l'approvazione di chiunque.
La conversazione si sposta poi sui figli, sulla nudità in scena, sulle nuove produzioni televisive e persino sulla curiosa sensazione di tornare sul set dopo una giornata trascorsa a fare il genitore a tempo pieno. "Mio figlio di 8 anni ha da poco visto la serie de Il trono di Spade. Adora le arti oscure. Scrive storie spaventose. È un futuro Stephen King.", ha rivelato Dinklage.
Tra una battuta e l'altra riaffiora inevitabilmente il ricordo di Game of Thrones. Non tanto quello delle battaglie o dei record d'ascolto, quanto quello delle tende gelide, delle giornate passate sotto la pioggia e di un gruppo di attori che, quando tutto iniziò, ignorava completamente che stava partecipando a uno dei fenomeni televisivi più influenti del XXI secolo.