Il Diavolo veste Prada è un franchise ricchissimo: quanto hanno incassato i due film

Il primo e il secondo capitolo hanno letteralmente sbancato al botteghino, raggiungendo cifre da capogiro e confermando il franchise come uno dei più fortunati di sempre.

Il Diavolo veste Prada

Il Diavolo veste Prada 2 non si è limitato a riportare il pubblico tra le pagine patinate di Runway, ma ha trasformato il ritorno di Miranda Priestly & Co. in un autentico evento cinematografico. Il sequel della celebre commedia con Meryl Streep e Anne Hathaway ha infatti raggiunto i 676 milioni di dollari al box office mondiale, portando l'intero franchise oltre la soglia del miliardo di incassi complessivi. Un traguardo tutt'altro che scontato, soprattutto per una saga composta da appena due film e rilanciata in un periodo in cui la nostalgia, da sola, non basta più a garantire il successo nelle sale.

Il Diavolo veste Prada, numeri da capogiro al box office

Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada
Meryl Streep ne Il Diavolo veste Prada

Il dato più appariscente è quello globale: 676 milioni di dollari incassati in tutto il mondo per Il Diavolo Veste Prada 2. Sommando questa cifra ai 326 milioni raccolti dal primo all'epoca della sua uscita, il franchise supera facilmente la soglia del miliardo di dollari complessivi. Senza considerare l'inflazione. Mica male!

Dire che non ce lo aspettavamo non sarebbe vero, perché negli anni intorno al film si è creato un vero e proprio universo di citazioni, meme e clip video riprese a oltranza sul web. Miranda è diventata fin da subito un'icona, Andy invece è un po' un Alessandro (di Boris, la serie) che ce l'ha fatta e la generazione dei Millennial non può che amare tutto questo.

Il sequel infatti è partito forte già nel weekend d'esordio, con 77 milioni di dollari in Nord America e 233 milioni a livello mondiale. Una partenza decisamente superiore a quella del film originale e sufficiente a far capire che l'affetto per le due protagoniste non era rimasto chiuso nell'armadio dei ricordi. A oggi, Il Diavolo veste Prada 2 ha raggiunto 217 milioni sul mercato nordamericano e 458 milioni all'estero, piazzandosi tra i maggiori successi della stagione cinematografica.

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Perché abbiamo amato il secondo capitolo

Il Diavolo Veste Prada Anne Hathaway Stanley Tucci
Una scena de Il Diavolo veste Prada 2

A fare la differenza, però, non è stata solo la nostalgia. Il ritorno di Meryl Streep nei panni dell'iconica Miranda Priestly, insieme ad Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, rappresentava già di per sé un evento capace di attirare l'attenzione del pubblico. Il vero punto di forza del sequel, però, è stato quello di riportare in scena un universo amatissimo senza trasformarlo in una semplice operazione celebrativa, trovando nuove ragioni per raccontare questi personaggi.

La vicenda riprende circa vent'anni dopo gli eventi del primo film. Andy Sachs torna a Runway come features editor e si ritrova ancora una volta nell'orbita della temutissima Miranda Priestly, direttrice che continua a esercitare la sua influenza con la stessa autorevolezza di sempre. Alla regia torna David Frankel, mentre la sceneggiatura è nuovamente affidata ad Aline Brosh McKenna: una continuità creativa che ha permesso al film di mantenere lo spirito dell'originale, adattandolo però a un panorama editoriale profondamente cambiato.

Il Diavolo veste Prada 2 dimostra che il legacy sequel può ancora funzionare

Negli ultimi anni Hollywood ha rispolverato moltissimi titoli amati del passato, ma non sempre il pubblico ha risposto con entusiasmo a vari sequel, prequel, reboot e così via. Alcuni film hanno scoperto a proprie spese che essere stati dei cult non basta, soprattutto quando manca un motivo narrativo forte per tornare in sala.

Il Diavolo veste Prada 2, invece, sembra aver trovato l'equilibrio giusto: richiamare un universo riconoscibile, riunire il cast più amato e costruire una nuova dinamica dentro un contesto contemporaneo.

E anche sul piano industriale il risultato è significativo. Disney avrebbe investito circa 100 milioni di dollari per la produzione e altri 80 per il marketing, costi ampiamente ripagati dagli incassi.