C'è una macchia scura sul divano arancione del Central Perk, e a tirarla fuori è stata proprio Lisa Kudrow. In una chiacchierata decisamente poco diplomatica con il The Times of London, l'attrice che ha prestato il volto a Phoebe Buffay ha deciso di sollevare il velo su quello che accadeva quando le luci si spegnevano.
Il veleno della writers' room: insulti e ossessioni notturne
Se sullo schermo l'alchimia in Friends sembrava intoccabile, dietro le quinte il clima era spesso "brutale". Lisa Kudrow ha descritto un ambiente di lavoro dominato da un manipolo di uomini - gli sceneggiatori - che sembravano avere ben poco rispetto per la professionalità del cast, specialmente quella femminile.
Tra vessazioni per una riga di copione dimenticata e commenti decisamente fuori luogo, il racconto dell'attrice dipinge un quadro di Friends che somiglia molto più a un campo di battaglia che a una commedia spensierata. È il racconto di una Hollywood che oggi non verrebbe più tollerata, ma che allora era la norma silenziosa.
Immaginate la scena: 400 persone nel pubblico, la tensione a mille e una battuta che non esce bene al primo colpo. Per gli autori, a quanto pare, l'errore umano era un peccato mortale. "Accadevano decisamente cose cattive dietro le quinte," ha esordito la Kudrow, ricordando quanto potessero essere spietati gli sceneggiatori se una loro freddura non riceveva il boato sperato. Non usavano certo i guanti di velluto: "Se rovinavi una delle battute di questi scrittori o non otteneva la risposta perfetta, potevano reagire in modo furioso: 'Ma quella stronza non sa leggere? Non ci sta nemmeno provando. Ha distrutto la mia battuta'".
Ma il peggio arrivava durante le sessioni notturne di scrittura. Mentre il mondo dormiva, nella stanza dei bottoni la stanchezza prendeva una piega inquietante e sessista. Lisa ha raccontato di come questi uomini passassero le tre del mattino non solo a limare i copioni, ma a condividere apertamente le loro fantasie sessuali sulle protagoniste: "I ragazzi stavano svegli fino a tardi discutendo delle loro fantasie sessuali su Jennifer e Courteney. Era una situazione intensa, pesante". Una dinamica che oggi farebbe tremare qualsiasi casa di produzione.
Una battaglia legale storica finita alla Corte Suprema
Le rivelazioni della Kudrow, per quanto scioccanti, non sono una novità assoluta per chi ha seguito le cronache legali della serie, ma ne confermano il marciume a decenni di distanza. Già nel 1999, un'assistente di nome Amaani Lyle portò la Warner Bros. Television in tribunale proprio per il comportamento degli autori durante la sesta stagione.
Lyle sosteneva di essere stata costretta a prendere appunti mentre gli sceneggiatori vomitavano commenti razzisti e sessisti di ogni tipo, creando un clima invivibile per chiunque avesse un minimo di sensibilità. Quella causa fece storia, arrivando fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il risultato? Una sconfitta bruciante per l'assistente: i giudici decretarono che quel linguaggio "colorito" e rozzo rappresentava una parte necessaria del processo creativo in quell'ambiente lavorativo. In questo scenario tossico, Lisa Kudrow ha ammesso di aver adottato una strategia di sopravvivenza quasi zen per non farsi travolgere. "Il mio approccio era semplice: dite pure quello che vi pare alle mie spalle, perché finché non accade davanti a me, per me non ha importanza".
Una corazza d'acciaio necessaria per proteggere la propria sanità mentale mentre fuori, nel mondo reale, lei e i suoi colleghi stavano diventando le icone di una generazione. Di sicuro, dopo queste parole, guardare un vecchio episodio della serie avrà tutto un altro sapore per i fan più attenti.