Can Yaman torna a parlare di Viola come il mare e questa volta non usa mezzi termini. Durante un'intervista al Taormina Film Festival, l'attore ha riaperto il capitolo del suo addio alla fiction che lo ha reso protagonista insieme a Francesca Chillemi, mettendo fine alle tante indiscrezioni e supposizioni.
Una scelta che ha suscitato molte discussioni e che continua a dividere i fan. Dalle sue parole emerge un retroscena piuttosto chiaro: dietro l'uscita di scena non ci sarebbe stato alcun ripensamento, ma una decisione maturata davanti a tempi produttivi che lui stesso ha giudicato difficili da accettare.
Perché Can Yaman ha lasciato Viola come il mare
Non c'è soltanto Sandokan nel presente di Can Yaman, né il ruolo di sex symbol che lo ha reso celebre a livello internazionale. Ospite del Taormina Film Festival, dove ha ricevuto l'Icon Award, l'attore ha parlato di un momento di svolta della sua carriera, caratterizzato dal desiderio di mettersi alla prova con progetti diversi e nuove sfide professionali. Tra gli argomenti affrontati è tornata inevitabilmente anche Viola come il mare, la serie Mediaset che lo ha visto protagonista insieme a Francesca Chillemi.
Yaman ha spiegato che la sua uscita dal progetto non è stata dettata da una scelta impulsiva o da una perdita di interesse nei confronti della fiction, ma da ragioni strettamente legate ai tempi di produzione. "Dopo un anno è stato annunciato che si sarebbe fatta una nuova stagione, ma in quell'anno io dovevo già lavorare, dovevo firmare altri contratti", ha raccontato. Quando gli è stato chiesto se fosse questa la vera causa del suo addio, la risposta è stata immediata: "Certo".
A suo giudizio, quindi, la questione è legata soprattutto alla lentezza con cui vengono pianificati e realizzati alcuni progetti televisivi in Italia.
Can Yaman critica i tempi della televisione italiana
Per Can Yaman, la questione non riguarda esclusivamente Viola come il mare. L'attore ha infatti esteso la riflessione al sistema produttivo italiano, evidenziando le profonde differenze rispetto ai ritmi dell'industria televisiva turca.
"In Italia le cose sono lente", ha dichiarato, per poi aggiungere un confronto che scatenerà diverse critiche: "In sei anni qui si girano tre stagioni. Per noi turchi questi tempi sono ridicoli, perché quello che fate in sei anni lo facciamo in quattro mesi".
Dichiarazioni nette, ma non dettate dalla volontà di polemizzare. Piuttosto, il racconto sincero di un attore che è diventato in brevissimo tempo una vera e propria icona e che ha preferito non restare in attesa mentre i progetti procedevano con tempi molto lunghi. Nel frattempo, ha continuato a reinventarsi lavorando in contesti diversi, affrontando nuove sfide e ampliando il proprio percorso artistico a livello internazionale.
Dalla laurea in Giurisprudenza a Sandokan: un percorso in continua evoluzione
Prima di diventare una star della televisione, Can Yaman aveva scelto una strada diversa, laureandosi in Giurisprudenza. Una decisione sostenuta dalla madre, che lo ha sempre incoraggiato a puntare su studio e formazione. La professione legale, però, non lo ha mai appassionato davvero: la vita d'ufficio non si adattava al suo carattere.
La svolta è arrivata con la recitazione e il percorso è stato vincente, come sappiamo. Oggi, curiosamente, si prepara a interpretare proprio un avvocato in una nuova commedia, nei panni di un professionista brillante ma poco abile nelle relazioni sociali.
Nel frattempo c'è stato anche Sandokan, uno dei progetti più importanti della sua carriera. Per il ruolo, Yaman ha seguito una lunga preparazione fisica e mentale, trovando nel celebre personaggio valori come disciplina ed equilibrio.
E per il futuro?
L'esperienza professionale vissuta in Italia continua comunque ad avere un peso significativo nel suo percorso. La partecipazione a Sanremo, l'incontro con "l'altro Sandokan" Kabir Bedi e il forte legame costruito con il pubblico italiano hanno contribuito a trasformare la sua immagine, portandolo oltre l'etichetta di semplice protagonista romantico.
Ed è forse proprio questa la direzione che intende seguire. Yaman non sembra interessato a essere identificato con un unico personaggio né a restare fermo troppo a lungo in attesa di nuovi sviluppi. E dopo Viola come il mare, appare determinato a sperimentare, cambiare registro e affrontare nuove sfide professionali.