La vendetta di Mizu non conosce confini, letteralmente. Dopo aver infuocato il Giappone, la spadaccina più letale dell'animazione moderna trasloca a Londra. Netflix ha appena sganciato le prime anticipazioni sulla seconda stagione di Blue Eye Samurai e, a quanto pare, il cambio di scenario non addolcirà affatto i toni: Mizu è lì per finire il lavoro, e non importa se deve imparare l'inglese a suon di fendenti.
Il ritorno dei "morti" e la religione della vendetta
In vista dell'Annecy Animation Festival, Netflix ha deciso di dare un pasto ai fan affamati di Blue Eye Samurai, confermando quello che il finale della prima stagione aveva solo suggerito: Mizu è approdata a Londra.
La sinossi ufficiale parla chiaro: la nostra protagonista si ritroverà a combattere "nuovi amici, vecchi nemici e i soliti demoni personali" in una terra che le è totalmente aliena. Ma non temete, il legame con il Giappone resta vivo. Mentre Mizu cerca di rintracciare i due uomini rimasti sulla sua lista nera nella "magica" (e probabilmente fangosa) capitale inglese, ad Edo le cose si fanno pesanti.
Akemi e Taigen dovranno vedersela con i corridoi pericolosi del castello dello Shogun, sotto un nuovo regime che promette tutto tranne che pace, mentre il buon Ringo cercherà di dare un senso alla sua vita lontano dalla sua padrona.
Michael Green e Amber Noizumi, le menti dietro questo gioiello, sono stati piuttosto criptici ma efficaci. Noizumi ha ribadito che per Mizu la vendetta è una religione, e Londra è solo un altro tempio dove officiare il rito. La vera bomba? "Forse alcune persone che pensavate fossero morte sono ancora vive". Una frase che ha già scatenato il delirio sui forum: chi è rimasto davvero a terra dopo l'incendio?
Tre stagioni e poi? Il piano per il futuro
I creatori non si nascondono: l'obiettivo è un arco narrativo di almeno tre stagioni, con l'idea di espandere l'universo di Mizu magari con qualche spin-off.
Il processo di animazione però è descritto come "lungo e dettagliato", il che spiega perché, nonostante il successo clamoroso agli Emmy e agli Annie Awards, non abbiamo ancora una data di uscita scolpita nella pietra. Difficile vederla entro fine 2026, ma la speranza è l'ultima a morire.
Netflix si trova tra le mani una miniera d'oro che ha conquistato critica e pubblico senza bisogno di grandi campagne marketing all'inizio, solo grazie a una scrittura brutale e un'estetica che toglie il fiato. Mizu a Londra è una scommessa: trasportare una samurai nel cuore dell'Occidente è un rischio narrativo enorme, ma se c'è una serie che può permettersi di riscrivere le regole del genere, è proprio questa. Resta solo da capire quanti cadaveri lascerà dietro di sé lungo il Tamigi prima di trovare la pace che, onestamente, non sembra nemmeno cercare.