Penultima domenica di maggio. Abbiamo assistito a qualcosa che, in quei termini, non avevamo mai visto: il Circo Massimo pieno, ma non per un cantante, una band, un idolo della musica. Era pieno per Zerocalcare, per un fumettista, per un artista sì ma di un ambito che fino a qualche anno fa era visto ai margini delle arti più nobili, ghettizzato, relegato a fiere specialistiche e di nicchia. Di certo non al Circo Massimo. E poco conta che fossero presenti anche Giancane e Coez, erano loro a sfruttare il gancio di Michele Rech per essere lì, non viceversa.
Ma come è successo tutto questo? Grazie al genio, la penna e la matita di un autore che ha saputo andare oltre il suo ambito di riferimento, che ha reso il fumetto centrale nelle vendita e l'economia libraria italiana come mai era successo prima e che, una volta approdato su Netflix con le sue serie, è riuscito a sdoganare l'animazione come genere per adulti. È riuscito insomma a fare qualcosa per cui big del settore si battono da tempo, da Guillermo del Toro a Bruno Bozzetto: L'animazione come mezzo, non come genere. Lo ha detto, e dimostrato, Zerocalcare.
La folla del Circo Massimo
Ma torniamo sul Circo Massimo, perché l'evento è stato di una portata unica nel suo genere e merita qualche dettaglio in più: il luogo suggestivo e simbolico per Roma, la folla raccolta sin dal pomeriggio, i cabinati dei videogiochi per tornare agli anni '90 e usare per accumulare punti e sbloccare la premiere. La proiezione, le esibizioni di Giancane e Coez.
Ma soprattutto gli sguardi, la voglia di partecipazione, di evento che si percepiva dalla gente. A dispetto del caldo, della polvere, del disagio. Tutti riuniti per vedere il profeta di Rebibbia sul palco e guardare la sua nuova, attesa creazione. Due spicci, una serie che arriva dopo altri due successi e rappresenta la chiusura di un cerchio, il punto di arrivo (momentaneo?) di un percorso. La serie della maturità, non solo autoriale, ma anche tematica. Il faccia a faccia con una realtà spietata che la generazione di cui Michele Rech fa parte.
La capacità di intercettare il sentimento comune
Ed è unica la capacità di Zerocalcare di comunicare al suo pubblico, di rendere universali sentimenti intimi e personali, di partire da sé per parlare a tutti. Questa la forza, questo il traguardo che tanti falliscono: comunicare. Il linguaggio di Zero, le sue parole, disegni e temi, raggiungono il lettore e lo spettatore, lo abbracciamo e coinvolgono, costruendo montagne russe emotive che alternano vertiginose salite di risate e ripide discese di lacrime. Si ride, si piange. Si comprende.
Michele Rech parla di sé, eppure parla a tanti. È la forza di pochi, è un dono, che ammiriamo, rispettiamo e non possiamo far altro che sostenere, perché figlio di un'onestà intellettuale, di una coerenza, uniche. È la forza di chi ha l'abilità e il coraggio di prendere il proprio cuore, esporlo, a costo di essere e sentirsi vulnerabili. Perché nel riconoscere quella debolezza si crea la propria forza.
Non si vince da soli
Ciononostante, Zerocalcare ha mandato un messaggio forte dal palco del Circo Massimo: "oggi c'è scritto Zerocalcare ovunque, ma spero che tutti sappiano che questa cosa è stata fatta da un botto di gente." Il lavoro di gruppo, la squadra, i singoli che hanno lavorato per tre anni a una produzione di tale spessore e difficoltà per il nostro paese. Tutto il team di Movimenti Production e DogHead Animation guidati da Giorgio Scorza, il supporto di Netflix che ha creduto a qualcosa di così unico per il panorama italiano, Bao Publishing e chiunque abbia messo mano a Due Spicci. Michele Rech non dimentica nessuno, lo si vede dal suo sguardo, e in questo c'è la forza di un autore che è sì geniale e unico, ma anche animato da una umiltà e onestà intellettuale unica per il nostro paese. L'ha dimostrato come una star del rock dal palco del Circo Massimo. O, come forse è più congeniale a lui, come incredibile icona punk.