VisionQuest, l'androide dal cuore umano: Paul Bettany e Ruaridh Mollica raccontano la serie

Paul Bettany e Ruaridh Mollica riflettono sull'eredità di Westview, il confronto generazionale e l'eterno duello con Ultron.

Paul Bettany în VisionQuest

C'è un paradosso insito nella natura di Visione che continua ad affascinare il pubblico del Marvel Cinematic Universe: come può un'entità artificiale sintetizzare una forma pura di empatia? Nella nuova serie, VisionQuest, che va a concludere l'ideale trilogia con WandaVisione e Agata All Along, Paul Bettany torna a vestire i panni del malinconico personaggio, esplorando le crepe emotive lasciate dagli eventi intercorsi con Wanda Maximoff. Insieme a lui Ruaridh Mollica, interprete di Tommy, un ragazzo orfano che sembra avere dei ricordi legati agli accadimenti di Westview. Ci siamo fati raccontare l'anima e le particolarità di questa nuova serie direttamente dai due interpreti.

I fantasmi del passato

Al centro della nuova narrazione non ci sono solo ricordi e gli echi del passato, ma una vera e propria "infestazione" interiore. Alla domanda su quale ruolo abbia il passato per il suo personaggio, Bettany non ha dubbi: "Penso sia tutto. È pieno di fantasmi, è tormentato dai fantasmi". Tra questi frammenti riemerge anche una nemesi storica, Ultron, custodita non per minaccia, ma per sete di conoscenza: "Se dovessi elencare tre caratteristiche di Visione, una di queste sarebbe senz'altro la curiosità. Non avrebbe mai cancellato davvero Ultron: lo trova affascinante e Visione è un curioso di natura".

La ricerca di un'anima nel mondo reale

Interrogato su cosa rappresenterebbe una figura come Visione se vivesse nella nostra realtà, il giovane co-protagonista non esita a definirlo "un buon padre" e "un leader". Ritratto che Bettany accoglie con affetto: "Vorrei essere più simile a lui. È una persona d'oro: paziente, gentile, riflessivo". L'attore britannico svela poi la cifra interpretativa che guida il suo lavoro: "Il segreto nel recitare Visione sta nel fatto che, pur essendo un robot, spesso è l'unico nella stanza ad avere la reazione più profondamente umana. Non so se qualcuno così esista davvero nel mondo reale".

Padri e figli

Il cuore pulsante del racconto si sposta poi sul delicato equilibrio con Tommy, in un percorso parallelo di ricerca identitaria e solitudine condivisa. Una dinamica descritta da Mollica come un legame tanto desiderato quanto temuto: "Desideriamo entrambi connetterci, amarci ed essere padre e figlio, ma è anche la cosa che ci spaventa di più. Quando siamo insieme siamo la chiave della reciproca felicità, ma l'ostacolo da superare è così grande da trasformare il rapporto in una danza continua tra negazione e struggimento".

Una complessità emotiva confermata da Bettany: "Accettare che sia davvero mio figlio significherebbe accettare che sono accadute cose terribili. E per Visione questo è un fardello durissimo da sostenere".

L'IA e la bellezza dell'imperfezione

In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale è uscita dai confini della fantascienza per entrare nel dibattito quotidiano, Paul Bettany rifiuta le letture troppo didascaliche: "La nostra serie non è una dissertazione etica sull'IA". Piuttosto, recupera le radici fumettistiche del duello ideologico con Ultron, nato negli anni sessanta: "Ultron voleva sottomettere l'umanità perché ne detestava l'inefficienza. Visione vuole elevarla proprio perché trova meravigliosa quell'inefficienza: la democrazia è inefficiente, i bambini sono inefficienti, l'arte è inefficiente. È lì che risiede la loro bellezza".

Visionquest Tf 7
Paul Bettany e Ruaridh Mollica in una scena

Un racconto che preferisce concentrarsi sull'anima piuttosto che sull'attualità tecnologica contingente: "L'IA evolve a una velocità tale che se avessimo costruito una serie solo su quel tema un anno e mezzo fa, oggi sarebbe già invecchiata e priva di significato". Per Visione, la risposta continua a risiedere quindi nelle pieghe imperfette delle relazioni umane ed è questo l'elemento vincente di una delle produzioni migliori dell'MCU.

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