Verity, recensione: il thriller con Anne Hathaway e Dakota Johnson fallisce l'appuntamento con la suspense

Ispirato al bestseller di Colleen Hoover e interpretato da Anne Hathaway e Dakota Johnson, Verity doveva essere il thriller dell'anno, ma non convince in molte sue parti.

Anne Hathaway in una scena di Verity

Ci sono storie che su carta sembrano funzionare: vantano un pubblico di lettori appassionati che colma i vuoti con l'immaginazione, dando un volto a personaggi a cui attribuiscono carisma, anche a prescindere dal materiale di partenza.

Verity è una di queste: un romanzo diventato film che vede come produttrice la sua stessa autrice, Colleen Hoover, insieme a una delle interpreti principali, Anne Hathaway, volto di punta che proprio dopo la promozione di questo titolo ha annunciato una pausa per rifiatare dopo i tanti impegni degli ultimi anni, e dedicarsi all'arrivo del terzo figlio.

Quello che però si preannunciava come un thriller intricato e dalla marcata componente erotica finisce per rendere palesi tutte le difficoltà che si incontrano quando si tenta di intessere una storia sanguinosa in cui far muovere i personaggi all'interno di quella zona grigia fatta di verità soggettive.

L'inganno di Verity Crawford

Lowen Ashleigh è una scrittrice che, nonostante abbia pubblicato diversi romanzi, non riesce a fare il salto verso il grande pubblico. Presa nella morsa dei debiti dopo la morte della madre, decide di accettare il lavoro di ghostwriter per Verity Crawford, un'autrice di successo nota per i suoi thriller particolarmente crudi, raccontati spesso dal punto di vista del cattivo. Quando si reca a casa della donna, dopo aver preso accordi con il marito e la sua agente, Lowen scopre un fatto sconvolgente: Verity si trova in stato vegetativo in seguito a un incidente d'auto.

Verity Anne Hathaway Josh Hartnett
Un'immagine di Verity

Affascinata fin da subito dalla suggestiva dimora immersa nei boschi del Vermont, la scrittrice inizia a mettere ordine tra i vari appunti della padrona di casa, imbattendosi in uno scritto che getta un'ombra oscura sulla donna.
Un agghiacciante racconto autobiografico che instillerà in Lowen dubbi angoscianti e tragici sospetti ai quali è impossibile smettere di pensare, perché la verità spesso è qualcosa di estremamente labile.

Un intreccio fragile tra erotismo goffo e personaggi stereotipati

Dovrebbe essere questo il vero cuore del film: la verità e le sue tante sfaccettature (dopotutto, il nome del personaggio chiave non è certo scelto a caso). Peccato però che le buone intenzioni non bastino a garantire la riuscita di un'opera.

Verity è una pellicola che, nonostante provi a inquietare e intrigare lo spettatore, fallisce su quasi tutti i fronti a causa di intrecci poco convincenti e di una valanga di ingenuità nella gestione delle dinamiche da thriller. Si dice che un buon autore riesca a rendere credibili anche le situazioni più assurde, ma è proprio la credibilità a mancare in questo lungometraggio.

Nonostante i personaggi tentino di sfuggire agli stereotipi, vi inciampano in pieno, trasformandosi in macchiette che più di una volta strappano qualche risata involontaria invece di turbare.

Verity Dakota Johnson Legge
Dakota Johnson nei panni di Lowen

La colpa è in buona parte di dialoghi affettati e artificiosi, oltre che delle prove di Dakota Johnson e Josh Hartnett, che purtroppo non offrono qui le loro interpretazioni migliori.
La sola a distinguersi è Anne Hathaway che, pur donando il nome al film con il suo personaggio, ha davvero troppo poco spazio per poter sollevare la pellicola dalla mediocrità generale.

Anche la tanto pubblicizzata componente erotica perde rapidamente il suo fascino a causa scene decisamente poco ispirate e talvolta quasi grottesche, girate in modo goffo e ben poco utili ai fini dello sviluppo della trama principale.

Regia, nostalgie anni '90 e un'estetica che non basta a salvare il film

Per caratterizzare visivamente l'opera, il regista Michael Showalter sceglie un approccio che richiama fortemente il thriller degli anni Novanta; al suo fianco, il compositore Volker Bertelmann firma una colonna sonora che segue il medesimo registro e le stesse atmosfere.
È forse questo l'elemento che funziona meglio, mostrando il tentativo di dare coesione e personalità estetica alla pellicola. I pregi, tuttavia, si fermano qui.

Verity Dakota Johnson Ginocchio
Una scena del film

Inquadrature non sempre riuscite ed effetti visivi sgraziati e posticci non aiutano Verity a uscire dalle numerose problematiche che lo affliggono, facendolo risultare oltremodo forzato e artificioso in ogni sua parte.
Si tratta di una produzione nata con l'intento di scardinare i cliché del thriller di genere, ma che finisce per accartocciarsi ben presto su se stessa, vittima di idee confuse che faticano a trovare una vera coesione: un'occasione sprecata che, dietro un look patinato, nasconde un'anima vuota.

Conclusioni

L'adattamento cinematografico di Verity si rivela un'occasione sprecata: un thriller patinato ma privo di reale credibilità, che crolla sotto il peso di dialoghi artificiosi e dinamiche erotiche decisamente goffe. Sebbene l'estetica e la colonna sonora tentino con un certo fascino di omaggiare il cinema di genere degli anni '90, la pellicola soffre di un'evidente confusione d'idee e di interpretazioni complessivamente sottotono.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
3.0/5

Perché ci piace

  • L'estetica da thriller anni '90.

Cosa non va

  • Scarsa credibilità e scrittura debole.
  • Dialoghi artificiosi.
  • Componente erotica goffa e irrilevante.
  • Un cast decisamente sottotono.
Aggiungici come fonte preferita su Google