Tully

2018, Commedia

Tully: quello che le donne non dicono...

Tully è il miglior film di Jason Reitman, e anche il migliore della ditta Reitman & Cody. Ed è uno dei migliori film dell'anno: intelligente, intenso, disperato, divertente. E sorprendente. Come la vita. Poche volte abbiamo visto qualcuno che sapesse viaggiare dentro "certe giornate amare" in modo irriverente, con piglio punk rock, ma senza sottovalutare certi problemi

Maurizio Ermisino
Tully: Charlize Theron in un'immagine del film

Quello che le donne non dicono ve lo racconta lei, Diablo Cody. Ex spogliarellista, e oggi sceneggiatrice tra le più anticonformiste di Hollywood, Diablo è l'artefice, sempre con Jason Reitman alla regia, dei successi di Juno e Young Adult. Senza peli sulla lingua, senza indorature della pillola né moralismi, Diablo ci ha raccontato storie di donne interrotte, imperfette, lontane da quelle delle copertine. Quella di una giovanissima donna che a sedici anni si ritrova ad aspettare un bambino. E poi quella di una quarantenne single, donna di successo nel lavoro e fallita nella vita privata. Con Tully ci mostra un altro lato, ancora poco conosciuto, dell'universo femminile: la gravidanza e tutto ciò che ne consegue. Marlo (Charlize Theron) è al terzo figlio: stressata, stanca, fuori forma, nervosa, deve unire all'impegno per i suoi due bambini anche quello, sfiancante, per il neonato. Il fratello, molto abbiente, pensa di farle un regalo: una tata notturna. Una ragazza che si occupi del bebè durante la notte, facendo recuperare a Marlo preziose ore di sonno. All'inizio, Marlo è un po' perplessa di avere una sconosciuta in casa. Ma "le tate notturne sono come i ninja: nessuno le vede, vanno e vengono di notte"...

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Tully: Charlize Theron in una scena del film

Magica, magica Tully

E alla fine arriva Tully (Mackenzie Davis), presenza provvidenziale, magica, fatata. Una Mary Poppins 2.0, colta, brillante energica. "Sono come l'Arabia Saudita, ho un surplus di energia", spiega, dopo una notte in cui, oltre ad aver tenuto la bambina, ha anche pulito casa. "Sono qui per prendermi cura di te, sei tu la bambina" rassicura la mamma sul senso della sua presenza. Tully è gradevole, è gentile e sa un sacco di cose, è "come un libro divertente per bambini secchioni". In poco tempo diventa molto di più per Marlo. Fino ad aiutarla, in qualche modo, anche a riscoprire il sesso, un po' trascurato, perché "è come se volessi cenare, ma non riesco a scegliere il ristorante..."

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Si vive solo due volte...

Tully: Charlize Theron e Asher Miles Fallica in un'immagine tratta dal film

E così Tully diventa, per Marlo, l'opportunità per iniziare la sua seconda vita. Sì, perché si vive solo due volte, come ci ricorda You Only Live Twice, il tema del famoso film di James Bond che qui sentiamo nella versione lounge dei Beulahbelle. Tully è un film coinvolgente, tremendamente empatico. Pieno di umanità, di una sensibilità unica per come riesce a leggere nella fragilità dei rapporti tra le persone in alcune fasi delicate della propria vita. Il suo nome è Diablo, e ne sa una più del diavolo: raramente abbiamo visto donne così vere come le sue, raramente le abbiamo viste raccontate così bene. Quando mai, in un film mainstream, avete sentito una battuta come "Le mie gambe hanno le vene, le mie tette hanno le vene, le mie vene hanno le vene... il mio corpo è come la mappa di un paese in guerra"?

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La premiata ditta

Diablo Cody sorride sul tappeto rosso degli 80° Academy Awards.

Come avete capito, e come è stato nelle altre occasioni, il cinema della premiata ditta Cody & Reitman è un cinema di scrittura. Ed è un cinema di regia: osservate come Reitman gioca sulle reiterazioni dei gesti della quotidianità di una mamma (pannolini, tiralatte, bottoncini dei body, maialino per i pannolini, luci che si accendono e spengono) evidenziando l'alienazione a cui possono portare.
Reitman è perfetto per raccontare le storie al femminile di Diablo, ed è bravissimo a inserire, in una cornice comedy tutto sommato tradizionale, un linguaggio non convenzionale, e tutta una serie di cose molto realistiche, che ci rendono sempre chiaro di cosa stiamo parlando.
Dall'altro lato, con piccoli tocchi, va più volte oltre il realistico, oltre il plausibile, senza mai perdere però di vista quello che è il centro della storia. E che diventerà man mano più chiaro anche a noi.

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Meravigliose creature

Tully: Charlize Theron in un'immagine tratta dal film

Ma in Tully è evidente come il loro sia anche un cinema di attori. In questo caso, è ovvio, di attrici. Il film è tutto nei loro occhi e nei loro corpi. Mackenzie Davis (vista in San Junipero, l'episodio più bello di Black Mirror, e in Blade Runner 2049) è ancora una volta una presenza brillante, come il suo sorriso e quei suoi occhi blu, che in San Junipero celava dietro due occhialini tondi. Per timidezza. Qui la sua Tully non è affatto timida, è risoluta e risolutiva. Mackenzie Davis, con l'allure che le è naturale, riesce a dare un'anima fatata, incantata, al suo personaggio. Ma Tully, il film, vive anche e soprattutto del corpo e dell'anima di Charlize Theron, che sfoggia un'altra delle sue prove di carattere, un'altra delle sue metamorfosi. Qui ci arriva tutta l'umanità dietro alla sua bellezza: Charlize non deve più imbruttirsi, come in Monster, le basta solo sfiorire un po'. In realtà l'attrice è ingrassata 23 chili per il ruolo, molto più dei 14 di Monster. Ma il suo cambiamento è più naturale. La guardi, e pensi che così è bella. Poi ci pensi ancora, e pensi che ogni mamma è bella, anche con i suoi chili in più. Anzi, forse proprio per questo. Sarà una sciocchezza, ma è la prima volta che, guardando un film, ci rendiamo conto di questa cosa...

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Certe giornate amare, lascia stare

Tully: Mackenzie Davis in una scena del film

Tully è il miglior film di Jason Reitman, e anche il migliore della ditta Reitman & Cody. Ed è uno dei migliori film che abbiamo visto quest'anno: intelligente, intenso, disperato, divertente. E sorprendente, molto sorprendente. Come la vita. Poche volte abbiamo visto qualcuno che sapesse viaggiare dentro "certe giornate amare, lascia stare", in modo irriverente, con piglio punk rock, ma puntando forte su un problema al femminile - ma, attenzione, non solo femminile - come la depressione post parto. Tully è assolutamente da vedere. Per quel linguaggio mai addomesticato. Per quella commedia un po' acida che non trovate più tanto facilmente al cinema. Ma, soprattutto, perché avete un figlio e una compagna. O forse un giorno li avrete. E allora sì, che sarà importante capire, capire, capire.

Tully: quello che le donne non dicono...
Maurizio Ermisino
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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