Addio Tinto Brass, con te se ne parte la primavera

I giochi, lo sberleffo, la sensualità. La materia viva di un regista culto che lascia dietro di sé un'eredità artistica senza pari, ma che il nostro cinema (sempre più impaurito) fatica a rileggere, annichilendo il valore della trasgressione.

Tinto Brass

Come lui, nessuno oserà mai più. La morte di Tino Brass decreta definitivamente la fine del cinema erotico d'autore italiano. Eppure, dietro "l'elogio del culo", scambiato da molti per classici proibiti da consumare di nascosto nelle VHS in allegato a L'Espresso, Brass era invero "un uomo di una cultura sconvolgente", come confida Serena Grandi al Corriere, da lui diretta in Miranda del 1985. Altre parole importanti - le più importanti - arrivano invece dalla moglie Caterina Varzi, rimasta al suo fianco fino all'ultimo secondo. Dirà, sempre al Corriere, che "ha riso fino all'ultimo, rispetto a lui gli altri uomini sono banali e noiosi".

Caterina Varzì in braccio a Tinto Brass in una immagine di Hotel Courbet
Caterina Varzì in braccio a Tinto Brass in una immagine di Hotel Courbet

Ecco, mettendo da parte l'agiografia, e senza ripetere a filastrocca la sconfinata filmografia, Brass nato a Milano, adottato da Venezia e cresciuto in mezzo all'arte e alla bellezza (il nonno era un pittore), mise da parte il cinema "serioso" (e di estrema qualità, bisogna aggiungere) deciso a rompere i tabù per svestire con erotica fermezza l'Italia puritana e abbottonata, esaltando la centralità della figura femminile declinata sotto uno sguardo libero e disinvolto.

Tinto Brass e l'assenza dell'erotismo nel cinema italiano moderno

Ed ecco che, scomparso all'età di 93 anni nella sua casa a Isola Farnese, non troppo lontano da Roma, torna a galla quel vuoto lasciato dal regista. Se nessuno è materialmente immortale, Giovanni Brass detto Tinto, con il suo sigaro fumante e il suo sguardo compiaciuto, ha lasciato in eredità un cinema che la nostra industria continua a lodare e riscoprire. Se l'eredità è dunque enorme, dall'altra parte il cinema italiano non ha più l'ardore, la visione e pure l'umiltà di trovare nell'erotismo una chiave di linguaggio, annichilendo un genere di fatto tramontato. Si cerca la patina, si cerca l'impegno, si cerca il comfort, spegnendo un fuoco che, invece, dovrebbe continuare ad ardere.

Istintobrass: Tinto Brass e Claudia Koll in un'immagine di alcuni decenni fa
Istintobrass: Tinto Brass e Claudia Koll in un'immagine di alcuni decenni fa

Di certo gli esempi avvicinabili all'erotico non mancano: da Muori di lei di Stefano Sardo a Breve Storia d'Amore di Ludovica Rampoldi fino al recentemente presentato Desiderio di Michela Cescon (andando a memoria, ma gli esempi sono tanti), il nostro cinema contemporanea ha solo sfiorato il genere senza mai farlo davvero suo, ragionando in modo solo teorico rispetto a quella carnalità e quell'ossessione visionaria tipica di Brass. E attenzione, non è solo una mera questione voyeuristica: Tinto riusciva ad essere incandescente, leggero anche senza mostrare i culi, i falli (finti) o le scollacciate camicie di seta.

Basti pensare a Col cuore in gola del 1967, girato in una Londra trasgressiva e libera, sovvertendo le regole del giallo. Tra l'altro, la pellicola, restaurata recentemente in 4K dal CSC-Centro Sperimentale di Cinematografia con il supporto di Netflix ha segnato la pre-apertura alla Mostra del Cinema di Venezia 83. Per l'occasione è stato conferito al regista il Premio Pietro Bianchi dai Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI), ritirato da Caterina Varzi.

I giochi, lo sberleffo, la sensualità

Il premio arrivato dal SNGCI, dunque, è stata l'ultima indiretta apparizione di Tinto Brass per un riconoscimento nobile accolto da lunghe parole, dolci e gentili, lette con commozione dalla moglie. Riportiamo alcuni passaggi: "Signore e signori, cari amici, ogni evento si inserisce in una continuità che fa della memoria del destino i suoi punti di riferimento. Non esistono un punto di partenza e un punto di arrivo. Esiste solo il punto in cui sono. Ed è per questo che, pur non potendo esservi con voi, in qualche modo ci sono col cuore in gola [...]".

Istintobrass: una foto di Tinto Brass al lavoro sul set
Brass sul set

Ancora, citando la sua Venezia, "Il premio Pietro Bianchi ricevuto dai Giornalisti Cinematografici Italiani, presieduto da Laura Delle Colli è un riconoscimento a cui tengo lo ricevo con soddisfazione io, che ai riconoscimenti ufficiali ho sempre dato poco peso. Questo me lo tengo stretto. Non ci sarà un'altra occasione che il film ritorni sullo schermo restaurato in 4K proprio a Venezia, dove tutto ebbe inizio. È una gioia immensa che ha anche il segno di un ritorno a casa. Un legame viscerale mi lega a questa città. Come dico spesso, Venezia mi è madre, moglie, amante [...]".

E poi ancora, in chiusura, "[...] il primato della forma sul significato non è solo una costante del cinema, ma l'elemento qualificante, come direbbe Georges Bataille. Sia che mi occupi di temi politici, storici e sociali, sia che mi dedichi all'erotismo. Da esso discendono infatti la centralità del montaggio, l'ossessione figurativa, i giochi di macchine e di parole, l'ironia, l'autoironia, la sensualità e lo sberleffo, la cifra non di rado grottesca e paradossale ad iperbolica e surreale del mio cinema. La rabbia beffarda, sulfurea, anarchica che lo percorre nel mio cinema [...]". Appunto: i giochi, lo sberleffo, la sensualità. Materia viva di un cinema passato che sembra sfuggire a un presente cinematografico impaurito e abbottonato.

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