The Walking Dead

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The Walking Dead 9x12, la recensione: i Sussurratori dalla Alpha alla Beta

La recensione di The Walking Dead 9x12: transitorio ma non banale, Guardians è un episodio che ci porta nel cuore dei Sussurratori e nei dilemmi di Michonne.

The Walking Dead Stagione 9 Il Guardiano 2

Rieccoci qui. Rieccoci tra balestre, maschere zombi, budella e sussurri. Dopo l'articolo della discordia in cui abbiamo ammesso la nostra dimenticanza (e dichiarato di credere ancora nella serie), ripristiniamo l'abituale appuntamento con il nostro survival horror settimanale. Quindi ecco a voi la recensione di The Walking Dead 9x12, ovvero di un episodio che, tra i soliti alti e bassi, ci conferma che l'apocalisse zombie in cui siamo immersi da ormai nove anni non smette di cambiare, evolvere e dare vita a nuovi abomini.

Se abbiamo ormai imparato che i veri morti che camminano sono gli esseri umani e che nessun errante sarà mai pericoloso quanto un uomo disperato, in questa nona stagione la situazione si fa ancora più complessa e destabilizzante. L'arrivo dei tanto attesi Sussurratori ha mischiato le carte in tavola e fornito allo show quella ventata di (maleodorante) aria nuova di cui si avvertiva il bisogno da troppo tempo. La loro entrata in scena, straniante per spettatori e protagonisti, ci fornisce una nuova declinazione di umanità interessante da esplorare e provare a comprendere. Un ibrido malsano, una via di mezzo malata.

The Walking Dead Stagione 9 Il Guardiano 4

Né umani, né zombi. Né civilizzati, né incapaci di intendere e di volere come una comune orda di erranti. Un modus vivendi contorto ma intrigante che Guardians inizia ad analizzare grazie a molte sequenze ambientate nel branco dei Sussurratori. Nonostante non manchino gli storici punti deboli della trama (ci riferiamo a triangoli amorosi deboli e forzati), finalmente The Walking Dead ci porta sotto la maschera della sua nuova, misteriosa minaccia vagabonda.

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La legge di natura sussurra Alpha e Beta

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Figlia di una donna cinica e sadica. Maltrattata, traumatizzata, educata alla sopravvivenza. Tutte "doti" che hanno reso Lydia, la figlia della glaciale Alpha, un personaggio verso cui è molto facile provare empatia. Una ragazza talmente sofferente da aver fatto breccia nel cuore di Henry (non che sia difficile) e di Daryl (impresa assai più ardua). Tornata tra le braccia materne (o meglio, grinfie), la ragazza si rivela un ottimo cavallo di Troia per spifferare i segreti di Hilltop ad Alpha. Se nello scorso episodio abbiamo avuto un significativo assaggio sul passato di madre e figlia, Guardians ci fa entrare per la prima volta nel cuore della folta, foltissima comunità dei Sussurratori. E la prima cosa da dire è che Samantha Morton, con i suoi sguardi vitrei e le sue parole sibilline, eleva il livello di The Walking Dead ogni volta che appare o apre bocca. Se ci riesce è anche grazie a un personaggio dalla psicologia contorta, ma dalle motivazioni solide.

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Perché la visione del mondo di Alpha è chiara, schietta, fiera. E parte da una presa di coscienza amara quanto inevitabile: cercare di vivere come prima non più possibile, visto che niente è più come prima. La civilizzazione, la cooperazione, la pacifica convivenza (ammesso che nella storia dell'uomo questa sia mai esistita) sono sciocche utopie ormai impossibili da alimentare e perseguire. Il suo è un realismo pragmatico a cui si aggiunge una naturale indole crudele. Una miscela capace di rendere Alpha un nemico temibile proprio perché imprevedibile e capace di tutto. Al suo fianco scopriamo per la prima volta il fedele Beta, un uomo di cui ancora non conosciamo il volto, ma di cui sono già ben visibili devozione e violenza. Senza mandare molto avanti la storia, questo episodio è una doverosa pausa nella pancia del nemico. Adesso sappiamo bene chi sono, quanti sono e da cosa sono mossi i Sussurratori. Eppure, affermare di averli capiti, ci sembra il primo degli errori fatali.

Il cambiamento di Negan?

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A proposito di errori recidivi, è doveroso soffermarsi anche solo per un attimo sul disastroso ménage à trois in corso ad Alexandria. La scelta di dare spessore a tre personaggi che non hanno mai avuto molto da dire (padre Gabriel, Rosita e Siddiq) ci sembra grossolana, una scorciatoia banale che rende molto superficiali e dimenticabili le sequenze a loro dedicate. Per fortuna in città c'è anche la coriacea Michonne, messa in dubbio dai compagni per il suo veto al commercio con il Regno. La nostra indomita spadaccina è messa alle strette sia da questo dilemma socio-politico (trincerarsi per il bene della sua comunità o rischiare per aiutare persone lontane?) che dal confronto con una sempre più matura e spiazzante Judith.

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Dopo Carl, è ormai evidente che Negan abbia un debole per i figli di Rick, con i quali riesce a instaurare sempre rapporti pieni di reciproca fascinazione. La piccola ammette di aver parlato spesso con l'ex leader dei Salvatori e di credere nella sua redenzione. D'altronde la prima ad essere cambiata è proprio Michonne, che da diffidente e solitaria guerriera ha poi ammorbidito le sue posizioni. Il faccia a faccia tra lei e Negan ci suggerisce che, seppur tra ingenti dosi di diffidenza, forse il nostro potrà avere la sua chance per dimostrare di essere rinato. Dopo aver visto che il mondo di cui era il re folle è diventato cenere, forse persino Negan può cambiare davvero. Non sappiamo se servirà ad Alexandria. Di sicuro servirebbe a The Walking Dead.

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Giuseppe Grossi
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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