Aspiranti sceneggiatori, e pure quelli che di sceneggiature ne hanno scritte già un bel po': fatevi un regalo, vedete The Debut di Jesse Eisenberg. Semplicemente, è così che si scrive un film. Personaggi, colori, parole. C'è tutto. Al terzo film dietro la macchina da presa, dopo i più o meno dimenticabili Quando avrai finito di salvare il mondo e The Debut, Eisenberg è diventato un regista vero e consapevole (?), appoggiandosi, senza mai snaturarla, su quella che definisce "la sua musa", Julianne Moore.
Non solo, lo script parte da una sua esperienza: da ragazzo "timido ed emarginato", come ha spiegato, Eisenberg è stato svezzato artisticamente e umanamente grazie a una compagnia teatrale in cui è riuscito a trovare un senso di comunità.
The Debut, sul palco con Julianne Moore
Essenzialmente, The Debut parla di una rinascita. La protagonista è Mona Friedman, una donna timida e morigerata, con due figli scostanti e invisibile agli occhi di un marito velenoso. Eppure, Mona trova il modo per brillare: entra a far parte di una compagnia teatrale amatoriale.
Ad aiutarla nel prendere in mano la propria vita c'è il regista Jerry (Paul Giamatti, che quando maneggia ruoli del genere da il suo meglio), capace di tirarle fuori una meravigliosa luce. Sul palco, Mona sveglia una parte di sé tenuta fin troppo bloccata, trasformandosi pure - e in un gioco di grande umorismo - in un'attrice perspicace, con una forte (fin troppo) visione artistica.
Un film da vedere e amare
In un certo senso, Jesse Eisenberg guarda alle commedi di Woody Allen (i due hanno lavorato insieme) nel tratteggiare la storia, ben legata al tono e alla struttura generale, elevando il senso del mezzo artistico (il palco, la performance) come strumento terapeutico. Una terapia d'urto, lo scontro o meglio dire l'incontro di Mona con la vita. È qui che The Debut si compie, a cavallo tra il prima e il dopo. La ristrutturazione, la presa di coscienza.
Una realtà, quella di Mona, che s'alterna nella doppia scena: un famiglia scostante che non l'aspetta a casa, e un'altra, invece, capace di capirla, coccolarla e stimolarla. Il valore della comunità. Mona, che sarebbe da abbracciare ogni volta che il marito la ignora, è un personaggio nel personaggio, e riflette l'amore per il teatro da parte di Eisenberg.
Il valore della tenerezza
Una lettera d'amore che, però, ne riconosce anche la sua illogicità. Su questa linea il tono ha un ché d'assurdo tradotto dalle prove di Julianne Moore e Paul Giamatti, tanto astratti quanto concreti, bravi a farci percepire ogni emozione. Tra l'altro, se lo spunto è in parte biografico - notevole che Eisenberg abbia riletto il sé bambino in una donna matura - il regista ha scritto i brani del musical portato in scena (il fantomatico "Vicini ficcanaso"), con la partitura firmata da Emile Mosseri.
Tra l'altro, in un mondo dominato dal cinismo, il personaggio della brava Moore è un bagliore di tenerezza. Splendida nei suoi silenzi, nella sua goffaggine, nei suoi occhi lucidi, nel suo modo di fumare una sigaretta spenta. Ecco, ora che scriviamo, The Debut dovrebbe essere visto anche da tutti coloro che dicono di essere attori. Oltre che, ça va sans dire, da tutti coloro che amano il grande cinema.
Conclusioni
Notevole che Jesse Eisenberg, alla terza regia, trasli la sua esperienza da ragazzo in una donna matura insicura e timida, capace però di ristrutturarsi grazie al teatro e alla recitazione. Un grande tono e un grande colore, che si avvicina al miglior cinema di Woody Allen elevando il valore delle parole e degli interpreti. Grande prova di Julianne Moore.
Perché ci piace
- Grande intelligenza narrativa.
- La bravura di Julianne Moore.
- Il calore generale.
- L'umorismo.
Cosa non va
- Non ci sono particolari note negative.