The Boys: la realtà batte Patriota? Il finale è un buco nell'acqua

Il viaggio cominciato da The Boys nel 2019 arriva al termine. Un finale che arriva dopo 40 ore ripetitive e includenti, sia per colpe strutturali che... esterne alla volontà degli autori.

Anthony Starr nei panni di Patriota

Gioire o, al contrario, restare delusi, se non proprio incavolati neri, per come si conclude una serie Tv fa parte del pacchetto. È quasi una sorta di tacito accordo posto in essere nell'attimo stesso in cui decidiamo di sederci davanti alla TV - o tablet o quello che vi pare - guardando la puntata 1x01 di qualsiasi produzione seriale.

Prime Video The Boys Red Carpet Gruppo 3
Il bagno di folla romano alla premiere di The Boys 5

E non è difficile capire perché l'epilogo di una serie TV, di qualunque tipo, dia origine a sentimenti così contrastanti. Contrariamente a un film, anche al netto di quelle tante epopee suddivise in mille capitoli e spin-off a cui Hollywood ci ha ormai abituato, le storie concepite per il piccolo schermo presuppongono un patto implicito fra le parti, fra emittente e ricevente: l'investimento di un notevole lasso di tempo. Che può articolarsi negli anni, addirittura decenni di fedeltà richiesti da produzioni particolarmente durature, alle 4, 8 settimane di una limited series.

La forza di un finale di serie

Da quando due signori chiamati David Lynch e Mark Frost scatenarono con Twin Peaks il Big Bang della peak tv, i finali delle serie si sono imposti con un'irruenza senza eguali nell'immaginario collettivo. Pensate all'immagine di un gruppo di amici che appoggiano una manciata di mazzi di chiavi di un appartamento su un tavolino con la macchina da presa che, inizialmente, si concentra sui baci e gli abbracci che queste persone si scambiano seguendole fino a che non escono dall'abitazione. Poi, con una dissolvenza incrociata, lo sguardo torna di nuovo dentro a quel soggiorno cucina con una panoramica che va a terminare con una dissolvenza in nero su una porta lilla il cui spioncino è decorato da una cornice gialla.

Oppure riflettete sulle volte in cui, nel corso del tempo, vi è capitato di discutere animatamente circa il finale di una serie che si ha spinto a cercare ogni tipo d'informazione e spiegazione online per ottenere le risposte a domande che sono quasi diventate degli universali. Ma quindi Tony Soprano muore? Ma come ha fatto il doppelgänger a uscire dalla Loggia Nera? Quindi tutti i superstiti del volo Oceanic Airlines 815 erano morti dalla prima puntata?

O magari ancora vi ritrovate a domandarvi come una serie che, al 90%, è stata GRANDE TELEVISIONE - sì, scritto tutto in caps lock - sia riuscita a regalarci un 10% finale che ha mandare all'ortiche tutto quello che di sensazionale era stato fatto in precedenza. Ogni riferimento a una cosa chiamata Il trono di spade è del tutto casuale.

I Soprano Scena Finale
Lo so. Vi state ancora domandando cosa sia accaduto dopo questa inquadratura.

Poi si arriva al qui presente The Boys che è una storia a sé. Che, col suo finale, ha confermato quello che in molti avevano già cominciato a sospettare fin dalla seconda stagione, ovvero che ci saremmo ritrovati a rimpiangere di aver dedicato 40 ore (o giù di lì) della nostra vita alla serie di Eric Kripke, Seth Rogen ed Evan Goldberg. Che con roba come The Interview o The Studio ci hanno regalato delle perle, mentre invece qua...

Una struttura che si ripete. E si ripete, si ripete...

La magagna principale di The Boys non ha nulla a che vedere su come la serie principale abbia adattato il fumetto scritto da Garth Ennis e illustrato da Darick Robertson. Ha semmai a che vedere con una struttura narrativa che per cinque stagioni non ha fatto altro che ripetersi. Un'impalcatura in cui Butcher e i The Boys stanno sempre per arrivare a un passo dallo sgominare Patriota per poi ritrovarsi, ogni volta, al punto di partenza. È un po' come se questa serie non abbia tecnicamente avuto delle stagioni successive alla prima, ma delle versioni rivedute, corrette e ampliate della prima, come se fossero degli aggiornamenti software del sistema operativo del vostro smartphone o PC.

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Soldatino e suo "figlio" Patriota in The Boys

Ora, va da sé che nel momento in cui il principale antagonista è un supereroe fuori di testa con la sindrome del pene piccolo che, oltre ad essere già indistruttibile (o quasi) finisce per ricevere anche il dono dell'immortalità (o quasi) non è che tutto possa risolversi facilmente. Ma sarebbe anche stato lecito attendersi delle soluzioni di trama che non si appoggiassero solo ed esclusivamente sulla plot armor dei protagonisti, sulla ricorsività narrativa di cui sopra e sul delegare la capacità di tenere le persone davanti allo schermo a set pieces stagionali basate su un presupposto fattore di shock che la prima volta diverte, ma alla decima finisce per annoiare.

Se a questo si unisce l'essere arrivati a una quinta stagione, quella finale, che fino a metà della penultima puntata non sembra minimamente essere quella che deve chiudere le fila del discorso (certo: al netto di spin-off vari ed eventuali perché è così che funziona oggigiorno) data la sostanziale assenza di urgenza condita dai soliti piani che vanno a rotoli e gente che cambia idea N volte facendo tutto e il contrario di tutto non perché sia l'evoluzione del personaggio a richiederlo, ma la storia, il panorama dipinto sulla tavolozza finisce per essere abbastanza squallido.
Tanto che pure l'aspetto più interessante di tutto lo show che non ha nulla a che vedere con le critiche all'America di Trump, la riflessione sulla paternità tossica, finisce maciullato perdendosi nel mezzo delle frattaglie prostetiche e di una testa di troppo che salta per aria.

Quando la cronaca ci mette lo zampino

Se il fumetto di The Boys nasceva più come sorta di satira, parodia dei supereroi fumettistici, la serie ha avuto, fin dal principio, delle ambizioni differenti. Prendere di mira la cronaca odierna. Anche qua: non si è trattato di un lavoro fatto con il cesello, ma con il falcione perché il gusto per l'iperbole urlata, più che l'allusione sussurrata, è sempre stato elemento fondante della serie Prime Video.

The Boys Scena Gruppo Quinta Stagione Serie Tv Prime Video
Una scena da The Boys 5

Una scelta stilistica che, presa in sé, non è migliore o peggiore di una qualche altra cifra espressiva, sia chiaro. Che è però andata incontro a un problema di non poco conto: quello della realtà che supera la finzione. Ecco, se dovessi fare un paragone con la grana che caratterizza la satira di quel salume chiamato The Boys potremmo dire, senza colpo ferire, che è grossa come quella di un altro salame, magari più stagionato essendo datato 2006, come Idiocracy, il film scritto e diretto dal papà di Beavis and Butt-Head Mike Judge. Vent'anni fa venne visto come una divertente ed iperbolica satira. Oggi è diventato un documentario, una cosa che non era stata prevista da nessuno, compreso chi ci ha recitato. A conferma di quello che stiamo dicendo: qui sotto trovate la risposta data da Maya Rudolph nel corso di un'intervista a cui abbiamo posto una domanda diretta sulla questione (andate avanti fino a 3'50'').

Quando The Boys si è palesato in streaming su Prime Video nel 2019 i segnali di una contemporaneità andata ormai alle ortiche c'erano tutti. E probabilmente la scelta di basare buona parte di questa serie su una satira che andava a esasperare una realtà che stava già allo stesso livello e che, nel corso degli anni successivi, l'avrebbe superata agevolmente non si è rivelata la scelta più intelligente da fare.

Ormai viviamo da un pezzo in una gigantesca e interminabile puntata di South Park mista agli spot televisivi del primo Robocop di Paul Verhoeven. Dopo aver visto un tizio col cappello da bufalo assaltare il Campidoglio americano insieme a centinaia di altri soggetti della medesima risma Anthony Starr e i suoi colleghi e colleghe hanno perso in partenza.

Prime Video The Boys S45
Padre e figlio in una scena dalla quarta stagione di The Boys

E anche se la serie di Kripke and co. oggi giunge al termine continueremo a viverla ogni volta che guardiamo un TG o che il doom scrolling di Instagram ci spiattella davanti i meme fatti dai team social di questo o quel capo di stato. Per un concorso di colpe sia interne che esterne, The Boys difficilmente finirà nel novero di quelle serie capaci di fare la storia o di restare impresse nell'immaginario collettivo.