Hwaseong, Corea del Sud, 1999. Il timore del Millennium Bug tiene il mondo con il fiato sospeso e in questa piccola città di provincia la paranoia collettiva, esasperata anche dal culto religioso della Chiesa dell'Eterna Salvezza, si mescola con qualcosa di più inquietante e inspiegabile: una serie di sparizioni misteriose. Come se tutto ciò non bastasse, in The WONDERfools un gruppo di personaggi strampalati si ritrova improvvisamente in possesso di incredibili poteri.
Al centro del quartetto vi è Eun Chae-ni, una ragazza malata di cuore dal carattere impulsivo che vive con la nonna. Insieme a lei ci sono il fioraio di quartiere Son Gyeong-hun e l'amico Kang Ro-bin, suoi vicini di casa ed entrambi altrettanto impreparati a ciò che li attende. A complicare ulteriormente il già caotico scenario arriva Lee Woon-jung, funzionario pubblico che nasconde un segreto legato proprio allo sviluppo di tali capacità supereroistiche. E nel frattempo l'organizzazione criminale Wunderkinder fa la sua comparsa, con uno scopo ben preciso che si scoprirà nel prosieguo della stagione.
The WONDERfools: le origini del progetto
Cominciamo dalla genesi, perché in questo caso dice qualcosa di fondamentale per comprendere appieno il tipo di produzione che ci troviamo davanti. The WONDERfools era nata inizialmente nel 2018 come adattamento di un soggetto di Stan Lee intitolato The B-Team - una storia di supereroi di seconda categoria alle prese con lo scienziato pazzo che li aveva creati.
Il progetto è rimasto in naftalina per problemi produttivi fino al 2024, quando la casa di produzione Nangmancrew decide di svilupparlo come opera originale, abbandonando il materiale alla base per inscenarne una sorta di nuova versione largamente modificata, che richiama nell'immaginario collettivo a opere recenti come Stranger Things che hanno fatto la fortuna del colosso dello streaming. Naturalmente gli otto episodi sono esclusiva Netflix.
Tutti per uno, uno per tutti: una buona sceneggiatura
La sceneggiatura mette al centro del racconto un gruppo di individui ordinari che si scopre in possesso di poteri fuori controllo, scegliendo la leggerezza come elemento chiave, pur con delle derive tragicomiche che scavano soprattutto nel passato dei protagonisti. E troviamo così esperimenti segreti sui bambini, con pazienti numerati - Eleven/Undici è quindi più di una semplice ispirazione - e mastermind cattivissimi che intendono usare tali abilità a loro vantaggio, con tanto di fanatismo religioso sfruttato più o meno consciamente.
Lo sceneggiatore Kang Eun-kyung conosce bene la grammatica del caos organizzato e costruisce situazioni caotiche e paradossali che sfruttano le varie peculiarità di ognuno: da chi è capace di teletrasportarsi altrove quando aumenta il battito cardiaco a chi manifesta la superforza, da chi resta attaccato a oggetti e superfici a chi ancora può scatenare la furia degli elementi più di un Magneto marvelliano. E anche i villain hanno il loro bel parterre di poteri, che permette di dar vita a scontri spesso accattivanti.
Un'estetica di livello
L'operazione come detto è improntata per lo più alla spensieratezza, anche se non mancano passaggi più cupi e potenzialmente drammatici e pensieri sul senso della vita e sull'importanza di chiunque essere umano, giacché come esplicitato direttamente dai dialoghi "non esistono persone che non sono nessuno". L'umorismo riesce nell'ammirabile impresa di non scadere nel grottesco fine a se stesso e anche la parodia ha sempre e comunque una propria dignità, attirandosi facilmente i favori del pubblico anche grazie alla simpatia dell'eterogeneo cast.
E se l'occhio vuole la sua parte, dal punto di vista della messa in scena The WONDERfools può contare su effetti speciali di buona fattura, capace di regalarci alcune sequenze di puro caos in stile supereroistico che tentano di fondere ironia ed epicità, un mix che si rivela più equilibrato di quanto prevedibile e tiene alta l'attenzione fino all'ultimo episodio. Non manca qualche tempo morto dato soprattutto dall'eccessiva durata complessiva - ogni puntata supera l'ora, con l'ultima che sfiora addirittura i novanta minuti - ma la serie porta comunque a casa la pagnotta, potendo intercettare sulla carta un ampio range di pubblico.
Conclusioni
The WONDERfools è la prova che il K-drama supereroistico può funzionare quando non si prende troppo sul serio e decide di abbracciare il caos comico come stato esistenziale dei suoi personaggi. Personaggi che non rinunciano comunque a una dimensione melodrammatica, tra passati tragici e futuri ancora tutti da costruire, in un racconto che richiama le atmosfere di Stranger Things e le derive settarie di quei culti religiosi che da anni proliferano in Corea. Una storia ambientata nel 1999, con lo spettro dell'Apocalisse che incombe sul destino di protagonisti improbabili, catapultati da un giorno all'altro in qualcosa di molto più grande di loro e pronti a fare la cosa giusta, costi quel che costi, tra divertimento, sacrificio e una sana dose di contagiosa incoscienza.
Perché ci piace
- Un cast che si conquista le simpatie del pubblico.
- Buoni effetti speciali.
- Un racconto che, pur a tratti derivativo, gioca con i topoi in chiave leggera e divertente.
Cosa non va
- La durata eccessiva dei singoli episodi poteva essere sforbiciata in fase di montaggio, con qualche tempo morto che si sente qua e là.