Da Krypton alla Terra: come Superman e Supergirl raccontano l’immigrazione (in due modi opposti)

Superman e Supergirl non sono solo supereroi: sono il simbolo di due modi diversi di vivere l'immigrazione e lo sradicamento. Ecco l'analisi definitiva del mito DC.

La protagonista di Supergirl

Mantelli al vento, forza e velocità, pugni capaci di frantumare montagne. Sono le immagini, le suggestioni, che vengono in mente quando pensiamo al mondo (a fumetti e non solo) di Superman. È il primo pensiero, quello immediato, perché se poi spogliamo tutto questo dell'immaginario spettacolare e potente del mondo dei supereroi DC, sotto la superficie resta una metafora potente che è presente sin dalla creazione dell'Uomo d'Acciaio da parte di Jerry Siegel e Joe Schuster nel 1938.

Supergirl Milly Alcock Set
Supergirl: Milly Alcock sul set con in mano un fumetto

Una metafora che James Gunn, attuale guida del DC Universe ha fatto subito sua nel reboot cinematografico del personaggio dello scorso anno e che ritroviamo anche nel nuovo Supergirl, seppur vista da una prospettiva differente, praticamente opposta. Clark Kent, ovvero Kal-El, e la cugina Kara Zor-El non sono solo eroi, ma alieni tra noi che vivono la loro condizione in modo diverso e con aspirazioni differenti a causa delle vicissitudini personali che li hanno portati via dalla patria Krypton.

Superman, Clark Kent e il "sogno americano" dell'assimilazione

Kal-El atterra nel Kansas avvolto nell'innocenza e purezza inconsapevole del neonato: non ha memoria dei cieli rossi del suo pianeta Krypton, né del suono della sua lingua madre. Il suo mondo inizia nei campi di grano di Smalville, sotto lo sguardo attento, protettivo e accogliente di Martha e Jonathan Kent che lo adottano. Clark, quindi, diventa l'incarnazione ideale del sogno americano dell'integrazione, un corpo estraneo che si ciba della cultura e i valori della terra che lo ospita, fino ad arrivare a diventarne il simbolo più puro. Il suo conflitto intimo e interiore non è nella nostalgia di un passato che non ha vissuto e non conosce, ma nel sentirsi straordinariamente diverso e nel disperato tentativo di mimetizzarsi e farci accettare dalla comunità che lo ha adottato.

Superman Nuovo Trailer 2025
Superman: David Corenswet in azione dopo una catastrofe

È in quest'ottica che la dicotomia Superman/Clark Kent si inserisce alla perfezione con sfumature psicologiche che ci hanno sempre affascinati: la postura, gli occhiali spessi e la goffaggine di Clark non sono solo il tentativo di mimetismo sociale, ma il prezzo che l'immigrato paga per confondersi tra la folla, per non spiazzare il prossimo con la propria eccezionalità. Allo stesso modo i colori accesi e il simbolo evidente del costume sono il modo per manifestare la propria legacy culturale laddove rappresenta il dono, il mettersi al servizio del prossimo. È la capacità di camminare in equilibrio tra due mondi senza rinnegare nessuno dei due.

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Supergirl e il trauma del rifugiato in cerca di casa

Supergirl Primo Trailer
La protagonista del nuovo film DC in una scena

Se Kal-El è l'innocenza dell'inizio, Kara porta con sé il peso di una fine. Non arriva sulla Terra da neonata, ha vissuto il suo pianeta, ha visto crollare i palazzi di Argo City, ha toccato con mano la cenere di Krypton, sa dare volto e voce ai fantasmi del suo passato. Nel muoversi tra gli umani, Kara non cerca assimilazione, ma un compromesso con il proprio personale lutto. È, in tal senso, l'archetipo del profugo, del rifugiato, della persona che ha perso la patria ed è in cerca di un luogo in cui sentirsi a casa. Il dolore che si cela sotto il suo mantello non porta a una battaglia per farsi accettare, ma a un cammino intimo, personale, per ricostruire un'idea stessa di casa sulla macerie di un mondo intero andato perduto.

Due prospettive a confronto: assimilazione vs sradicamento

Superman David Corenswet Rachel Brosnahan Dc Universe Lois Lane
Superman: David Corenswet e Rachel Brosnahan in una scena del film

I due cugini Kal-El e Kara si pongono su due sponde opposte di quella che può essere l'esperienza migratoria, dando all'Universo DC una interessante impronta sociologica: da una parte c'è Superman con il suo ottimismo e l'approccio da paladino che rappresenta la promessa dell'assimilazione riuscita e felice, ovvero l'alieno che diventa speranza per il popolo che lo ha accolto. Dall'altro c'è Supergirl che è invece una ferita aperta, che esprime il dolore silenzioso di chi deve ricostruirsi un'identità in un luogo estraneo mentre ha il cuore ancora legato a quello che sente un paradiso perduto che il nostro giallo Sole non potrà mai restituire. La luce contro l'ombra in un contrasto magnifico.

Una metafora centrale per l'Universo DC?

Non è un caso che James Gunn sia partito da qui per costruire la sua versione dell'Universo DC per lo schermo, per dare da subito una densità psicologica al suo lavoro e provare a superare la cosiddetta superhero fatigue che sta macchiando le performance al botteghino dei cinecomic degli ultimi anni: meno mantelli svolazzanti e scontri imponenti, più umanità e profondità. La sua è anche una dichiarazione d'intenti che sa di politico nell'era trumpiana.

Superman David Corenswet Scena Azione
Un'immagine potente del Superman di James Gunn

Se in Superman l'intento era palese, in Supergirl la sfumatura è più sottile ma ugualmente presente e centrata nel definire le basi solide su cui il cammino di Kara si sviluppa per renderla pedina preziosa nelle sue mani d'autore per tracciare una via che ci incuriosisce molto sul cammino del nuovo DCU per gli anni a venire.