Hokum, recensione: un incubo claustrofobico tra sovrannaturale e brutalità umana

Hokum è un horror che bilancia alla perfezione atmosfere da brivido, folklore e storia, spaventando e mostrando quanto la brutalità umana sia più pericolosa del sovrannaturale. Dal 5 agosto al cinema.

Un'immagine di Hokum

Nel genere horror creare la giusta atmosfera è fondamentale: gettare le basi affinché tutti gli elementi della storia possano svilupparsi senza cali di tensione e di ritmo non è di certo un'impresa facile, ed è proprio qui che in molti falliscono. Damian McCarthy non cade nel tranello e con Hokum intreccia un film in grado di costruire una ansia crescente, utilizzando le ambientazioni e alcuni elementi del folklore irlandese per catturare lo spettatore prima attraverso semplici suggestioni, poi con una storia nella quale l'orrore soprannaturale si fonde con quello umano.

Hokum Adamscott
Adam Scott nei panni del protagonista

Come nel suo precedente film del 2024, Oddity, il regista torna a parlare di luoghi infestati, ma lo fa con un approccio diverso e attraverso un protagonista che non è la classica vittima inconsapevole, bensì un'anima tormentata e inseguita dai fantasmi di un passato doloroso.

Un viaggio della memoria che si trasforma in incubo

Siamo infatti in viaggio insieme a Ohm Bauman (interpretato da Adam Scott), uno scrittore americano di successo che, mentre sta lavorando all'epilogo del suo ultimo romanzo, decide di andare in Irlanda nell'hotel in cui i suoi genitori hanno trascorso la luna di miele, ritenendolo il luogo perfetto per spargere le loro ceneri. Quello che doveva essere un semplice - per quanto triste - viaggio si trasforma ben presto in un incubo quando Ohm viene a sapere della scomparsa di una dipendente dell'hotel con la quale aveva scambiato qualche parola e che lo aveva aiutato in un momento particolarmente buio.

Hokum Scena
Una scena di Hokum

All'uomo appare subito chiaro che quell'edificio e le persone che lo gestiscono custodiscono un segreto di cui nessuno, quindi, sembra voler parlare apertamente. Al piano superiore, una suite nuziale è chiusa da anni e lo stesso personale ha timore anche solo di avvicinarsi a quell'ala dell'albergo. Dietro quella porta si celeranno solo segreti o qualcosa di ancora più inquietante?

Il ritratto del dolore: fragilità e tensione claustrofobica

Hokum è un horror in grado di mantenere alta la tensione per tutta la sua durata, e il merito è senz'altro di idee vincenti che riguardano sia la scrittura che la regia. Il personaggio di Ohm Bauman, i suoi traumi e la sua oscurità vengono indagati pian piano non attraverso facili spiegazioni, ma come un puzzle di cui lo spettatore incastra i pezzi man mano che il protagonista interagisce con chi lo circonda. Le sue risposte caustiche, la sua scortesia e la sufficienza con cui tratta la maggior parte delle persone lo rendono una figura estremamente vera, aprendo al contempo uno spiraglio su un individuo che usa l'aggressività per nascondere enormi fragilità.

Hokum Film Adamscott
Il protagonista, Ohm Bauman

Tutto questo è reso alla perfezione e, anche se i comprimari non godono dello stesso livello di approfondimento nella scrittura, il lungometraggio prosegue mantenendo saldo il protagonista al centro della narrazione e facendo dell'atmosfera l'altro elemento chiave della storia. Se infatti all'inizio il film ci mostra le ombre e la vastità della natura circostante, tutto diventa incredibilmente più claustrofobico quando l'azione principale si sposta stabilmente all'interno dell'hotel e dei suoi labirintici corridoi e sotterranei, gestiti come un vero e proprio rompicapo da risolvere per tentare di fuggire da una trappola mortale strutturata quasi come una discesa agli inferi.

Quando l'orrore soprannaturale riflette la brutalità umana

Hokum Scena Film
Un'immagine del film

Damian McCarthy dimostra di saper scegliere le inquadrature migliori, valorizzando ogni ambiente e mostrando quanto l'inquietudine possa nascere dai dettagli: un orologio che segna le ore, un pannello nel muro chiuso a chiave, un letto impolverato e le ombre che si addensano alle spalle del protagonista. Ovviamente ci sono momenti in cui l'orrore si palesa in modo esplicito, ma arrivano a coronamento di un percorso visivo ed emotivo iniziato molto prima e costruito minuziosamente per portare a compimento una storia che mette in scena il soprannaturale per contrapporlo alla brutalità umana, dimostrando quanto quest'ultima possa rivelarsi l'elemento più spaventoso in cui possiamo imbatterci.

Conclusioni

Hokum conferma il talento di Damian McCarthy nel genere horror grazie a una regia capace di costruire una tensione costante e claustrofobica, del tutto priva di cali di ritmo. Trovando il suo punto di forza nell'intensa interpretazione di Adam Scott e nella complessa caratterizzazione psicologica del suo protagonista, il film trasforma la scenografia dell'albergo in un labirinto opprimente e infernale. Attraverso una cura minuziosa per i dettagli visivi e le inquadrature, l'opera riesce a fondere con maestria il folklore e l'elemento soprannaturale, ponendoli a specchio della ben più spaventosa brutalità dell'animo umano.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Le atmosfere scelte, inquietanti e suggestive.
  • La regia che valorizza i dettagli per creare tensione.
  • La scrittura del protagonista.

Cosa non va

  • La caratterizzazione dei personaggi secondari, troppo superficiale.
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