Supergirl, recensione: una ragazza che picchia un branco di maschi idioti? Da non perdere

A metà tra il Drugo Lebowski e un Saiyan di Dragonball, la Kara alias Supergirl di Milly Alcock funziona alla grande, divenendo specchio della Generazione Z. E Krypto è il motore della storia.

Milly Alcock è Supergirl

Un po' Il grande Lebowski e un po' Dragonball. Trench sdrucito e chioma bionda. Senza giri di parole, la Supergirl di Craig Gillespie funziona. Eccome, se funziona. Intrattenimento puro, di quello che non rinuncia a una certa emotività senza dimenticare una buona dose di spettacolo. Com'è regola sacrosanta. Funziona, perché di eroine così il cinema - e l'immaginario pop - ne ha bisogno. Creare il mito, accendere il sogno, giocare con l'universo dei fumetti per renderli, in qualche modo, materia ancor più tridimensionale.

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Supergirl e Krypto

Materia umana, diremmo, nonché vivida nell'intercettare il profilo umano dietro la maschera, anche (e soprattutto?) per merito della scrittura di Ana Nogueira che si è ispirata a Supergirl: La donna del domani di Tom King e Bilquis Evely. E sì, dopo lo strabiliante Superman del 2025, Supergirl è la dimostrazione di quanto il nuovo corso della DC stia girando al meglio, cogliendo l'infatuazione colorata e strabordante di James Gunn, quel visionario autore che ha saputo risollevare le sorti del franchise. Una saga che, come dimostra l'ottimo titolo di Gillespie, ha decisamente molto da dire.

Supergirl, in missione per conto di... Krypto

Parte del DCU's Chapter One: Gods and Monsters, Supergirl, come confermato da Gunn, si piazza cronologicamente tra Superman e Man of Tomorrow. La protagonista, Kara Zor-El (Milly Alcock: è nata una star), ha appena compiuto 23 anni. Gironzola per la galassia, tra una sbronza e una rissa, accompagnata dal fedele Krypto.

Lungo la strada incontra la giovane Ruthye Marye Knoll (Eve Ridley), intenzionata a vendicare la sua famiglia uccisa dal brigante Krem (Matthias Schoenaerts). Kara, inizialmente restia a seguire Ruthye nel suo piano vendicativo (e Supergirl, con intelligenza, riflette sul concetto di vendetta), viene poi coinvolta quando il brigante colpisce Krypto con una freccia avvelenata.

Kara alias Supergirl? Specchio della Gen Z

Diversi scambi ben assestati e un impianto scenico capace di cogliere perfettamente le storture disfunzionali di una galassia tanto pericolosa quanto fragile rendono Supergirl un blockbuster da divorare in un colpo solo. Il film, tra l'altro, non nasconde rimandi visivi e concettuali a Guerre Stellari e a I Guardiani della Galassia, pur legati a una major nettamente concorrente. Dopo Tonya e Crudelia, Craig Gillespie si conferma un regista capace di cogliere nel migliore dei modi le sfumature femminili, dando loro spessore e personalità.

Supergirl Scena Film
Milly Alcock in una scena del film

Del resto, per rendere credibile l'incredibile bisogna puntare all'anima e al cuore, creando un riflesso in cui il pubblico possa ritrovarsi e, perché no, anche un po' capirsi. Kara Zor-El, radici tranciate, capelli spettinati e amore per il suo irrefrenabile Krypto (motore della storia), nello specifico, è in cerca di una sua dimensione, sospesa tra dovere, libertà e consapevolezza dei propri poteri. Quei poteri che, alla fine, rendono gli eroi più vulnerabili di quanto si possa pensare. Una proiezione non tanto indiretta della Generazione Z: sperduta, sconnessa, eppure idealista e coraggiosa. Una generazione, come Kara, che punta al sole.

Una ragazza che picchia forte i maschi scemi

Come detto, c'è poi il discorso sulla vendetta, e su quanto questa possa essere fuorviante e sopravvalutata: il dolore resta dolore, pure se viene affogato nella rabbia e nel sangue. Concetto magari basic, ma vitale reminder in un contesto cinematografico ovviamente accessibile e di semplice - ma non semplicistico - impatto. Poco importa, dunque, se il montaggio non è tra i più fluidi, ragionando a schemi in funzione di una durata relativamente stringata (un'ora e quaranta), compensata però da una soundtrack a effetto (Eagles of Death Metal, Wolf Alice, Rilo Kiley).

Supergirl Scena Film 2026
Milly Alcock e Eve Ridley in scena

Insomma Kara alias Supergirl, che cerca la verità e non la bontà, al contrario di suo cugino Clark Kent (che torna in diverse scene, tra cui un enfatico flashback), galvanizza e conquista, picchiando duro un branco di maschi che più idioti non potrebbero essere. Basterebbe questo per rendere il film di Craig Gillespie un titolo da non perdere.

Conclusioni

La Supergirl di Milly Alcock funziona alla grande. Merito della sceneggiatura firmata da Ana Nogueira e della regia di Craig Gillespie, capace di sintetizzare al meglio l'incredibilità che diventa credibilità. Questione di sogni e di umanità, per un universo a fumetti che torna a essere ottimo materiale cinematografico, divenendo specchio e sintesi della Generazione Z. Una generazione magari spaesata e sconnessa, ma anche coraggiosa e idealista. Come Kara, una generazione che punta al sole. E sì, Krypto è il motore della storia.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
5.0/5

Perché ci piace

  • Il profilo umano della protagonista.
  • La regia di Gillespie.
  • La soundtrack.
  • Krypto come motore della storia.

Cosa non va

  • Il montaggio sembra fin troppo schematico.
  • L'umorismo c'è, ma non è il lato migliore del film.