La catarsi è un qualcosa che si può raggiungere anche di colpo, come accendendo un interruttore, ma non è solitamente così, è più probabile che sia il punto di arrivo di un percorso, di un viaggio, di un cammino necessario e sofferto. E spesso per compiere un viaggio abbiamo bisogno di una guida, di una cartina, di una mappa. La mappa dei desideri, per l'appunto, che dà il titolo alla serie Netflix che ha subito saputo conquistare il pubblico e, di conseguenza, il podio della top 10 della piattaforma streaming.
Produzione spagnola, settore che fa sovente la fortuna di Netflix, adattamento a cura di Isa Sánchez del romanzo omonimo di Alice Kellen edito in Italia da Mondadori, la serie si affida alle interpretazioni di Alícia Falcó e Pablo Álvarez per emozionare gli spettatori. Riuscendoci, evitando le trappole più pericolose della retorica e banalità.
Storia di due sorelle
"La maggior parte delle persone non sa perché è venuta al mondo". Così inizia La mappa dei desideri, mentre le note dolci di una cover di Stand By Me accolgono lo spettatore nella storia della protagonista Greta, consapevole di essere nata con uno scopo ben preciso: salvare la sorella Lucy dalla leucemia attraverso le proprie cellule staminali. Un'operazione che sembra funzionare, almeno per una fetta della loro esistenza comune, fino a quando la sorella maggiore rigetta le trasfusioni e la situazione precipita. Prima di spegnersi, però, Lucy ha creato un gioco per la sorella, chiamato El mapa de los anhelos, la mappa dei desideri del titolo, per sfidare la sorella Greta ad affrontare il dolore e trovare la propria via. Un cammino che la ragazza dovrà fare insieme a Will, un giovane misterioso dal passato tormentato che Lucy ha messo sulla sua strada.
La forza di Greta... e di Alícia Falcó
Se il primo episodio de La mappa dei desideri eccede nello stereotipare la protagonista, affidandosi a un'estetica e situazioni troppo teen rispetto alla maturità che la storia prende a seguire, già dalla successiva seconda puntata sia la scrittura che il tono aggiustano il tiro e si entra in sintonia con quella che è la storia personale di Greta. E il merito è anche, o forse soprattutto, della sua interprete Alícia Falcó che riesce a canalizzare la sofferenza e la necessità di catarsi della giovane donna che rende su schermo.
È brava, l'attrice, a costruire anche le complesse dinamiche con il compagno d'avventura Will di Pablo Álvarez, che soffre però di una evoluzione troppo brusca con cui è più difficile entrare in sintonia. Al netto della caratterizzazione meno riuscita del personaggio di per sé, i due funzionano insieme ed è l'aspetto essenziale per la riuscita della serie.
Accettare il dolore per trovare se stessi
Anche se ha i suoi momenti un po' troppo sdolcinati, La mappa dei desideri riesce a evitare la trappola pericolosa della troppa retorica, senza cadere in situazione troppo sopra le righe o banali che rischiano di far uscire lo spettatore dalla storia di Greta e del suo viaggio di consapevolezza insieme a Will. La domanda su cui si interroga la serie è infatti chiara: si può arrivare ad amare qualcuno senza prima amare se stessi? E si può arrivare ad accettare e apprezzare se stessi senza prima aver superato i drammi del proprio passato?
La risposta arriva chiara, diretta ed emozionante al termine del viaggio che Greta è costretta a compiere guidata dalla mappa dei desideri confezionata per lei dalla sorella, ma è una risposta che sa parlare anche a tutto il pubblico di Netflix e di cui non beneficia soltanto la protagonista.
Conclusioni
La mappa dei desideri si rivela un'opera capace di andare oltre la superficie del tipico teen drama per toccare corde intime e universali. Pur con qualche incertezza iniziale nel ritmo e una caratterizzazione non sempre omogenea dei personaggi secondari, la serie offre una riflessione matura e sincera sulla perdita, sull'elaborazione del lutto e sulla necessità di perdonare se stessi prima di potersi aprire agli altri. Un'aggiunta valida al catalogo delle produzioni spagnole di Netflix, pronta a conquistare chi cerca una storia di formazione emotiva profonda e catartica.
Perché ci piace
- L'interpretazione intensa ed empatica di Alícia Falcó nel ruolo della protagonista Greta.
- Capacità di trattare temi complessi come il lutto e l'elaborazione del dolore senza scivolare nella solita retorica melensa.
- Buona sintonia di coppia tra i protagonisti dal secondo episodio in poi.
Cosa non va
- Un primo episodio incerto, penalizzato da un'estetica e da dinamiche teen fin troppo stereotipate.
- L'evoluzione del personaggio di Will di Pablo Álvarez risulta a tratti troppo brusca e poco approfondita.