Il tempo dell'intrattenimento odierno è rapido, a tratti frenetico. Non si fa in tempo a digerire qualcosa, che subito ci viene proposto qualcos'altro da divorare. E così non abbiamo ancora metabolizzato l'addio a Stranger Things e i suoi personaggi dello scorso 1 gennaio che eccoci qui pronti a tornare a Hawkins e i suoi orrori, anche se, in qualche modo, dalla porta di servizio di una serie spin-off.
Non che sia una sorpresa, perché ci sembra naturale che si voglia sfruttare ancora il titolo più popolare e iconico del catalogo Netflix, ma avremmo aspettato almeno qualche mese in più per far sì che la voglia di anni '80 crescesse. Che avessimo, per capirci, nostalgia della nostalgia che Stranger Things e i suoi autori fratelli Duffer erano stati così abili a stuzzicare. Va però detto che questo primo spin-off di Stranger Things (perché siamo sicuri che ce ne saranno altri) vive di una vita propria e segue una strada differente da quella della serie madre, visto che si tratta di una serie animata, e che quindi ripropone temi, personaggi e situazioni della serie in chiave differente.
Di nuovo a Hawkins... ma quando?
Prima di tutto è necessario definire le coordinate cronologiche di Stranger Things: Storie dal 1985, un'esigenza evidente sin dal titolo che pone subito l'attenzione sull'anno in cui si sviluppa la storia. Ma nello specifico aggiungiamo che si tratta dell'inverno del 1985, ovvero tra la seconda stagione, ambientata a ottobre dell'84, e la terza, che invece si sviluppava nell'estate successiva. Quindi la serie spin-off va a collocarsi tra le stagioni 2 e 3 di Stranger Things.
Per luoghi e tempistiche siamo quindi in territorio conosciuto, così come per quanto riguarda il cast di protagonisti: ritroviamo infatti i personaggi che abbiamo imparato ad amare in live action, da Undici ai quattro amici Mike, Will, Lucas e Dustin, oltre ad altri comprimari che si sono imposti di stagione in stagione della serie regolare. Con un'aggiunta: Nikki Baxter, una ragazza più alta e robusta dei nostri eroi, con i capelli rasati e rosa, che li accompagnerà nelle loro avventure e indagini riguardo quell'orrore legato al Sottosopra che continua a serpeggiare a Hawkins, con nuovi mostri e misteri.
Tutti i personaggi che amiamo... o quasi
Ci ritroviamo, quindi, nei luoghi che abbiamo imparato a conoscere e rincontriamo i protagonisti di Stranger Things... più o meno, perché il cast originale non ha prestato la voce alle rispettive controparti animate. Un peccato, perché avrebbe aggiunto un livello di collegamento e continuità maggiore, nonché un maggior legame affettivo tra questa nuova avventura e i fan. È in ogni caso un piacere rivederli, assistere a nuovi dialoghi, nuovi battibecchi, nuove citazioni e battute da parte di Dustin.
Interessante aggiunta è il già citato personaggio di Nikki, che permette di ampliare il cast e creare nuove dinamiche tra i protagonisti, fondamentali per evitare di ricalcare pedissequamente quanto già fatto dalla seri live action.
In continuità anche la selezione musicale, che attinge al periodo ma butta lo sguardo anche agli anni precedenti, per esempio con A Forest dei The Cure, per aiutare a costruire le atmosfere del periodo che sono state in punto di forza della serie.
Animazione moderna che ammicca al passato
La differenza principale è ovviamente nel media animato e nel tentativo di ampliare il pubblico, tenendo il tono dark ma più adatto a un pubblico più giovane, che nelle abitudini occidentali è quello più affine all'animazione. Dal punto di vista stilistico si cerca di richiamare alcune produzioni e stili degli anni di riferimento, da classici come Scooby Doo a The Real Ghostbusters, ma allineandosi dal punto di vista tecnico alle tendenze contemporaneo.
Il risultato è fluido e accattivante, pur non facendo gridare al miracolo, ma soprattutto funzionale all'intento generale della serie, facendoci vivere le avventure di questi investigatori del brivido in erba in una Hawkins innevata e invernale. Consapevoli che dal mondo di Stranger Things non sarà così facile separarci.
Conclusioni
Il ritorno a Hawkins non ci ha delusi e si è presentato più vivace e colorato della serie madre, nel tentativo, assecondato dal mezzo animato, di raggiungere un pubblico più ampio e forse più giovane. L’influenza degli anni ’80 e il suo mood si conferma anche nella serie spin-off che strizza l’occhio alle produzione animate di quegli anni, da Scooby-Doo ai Real Ghostbusters, pur sfruttando le tecniche consolidate delle recenti produzioni. Una buona avventura a tinte horror per ragazzi per offrire qualcosa di nuovo a tema Stranger Things agli orfani della serie madre da poco conclusa e un primo interessante esperimento nello sfruttare il brand ed espanderne l’universo.
Perché ci piace
- Una buona avventura horror per ragazzi.
- Atmosfere, luoghi e personaggi che abbiamo imparato ad amare.
- L’animazione fluida e funzionale al racconto.
- La musica degli anni ’80 che arricchisce la narrazione.
Cosa non va
- Per qualcuno potrebbe essere troppo presto per tornare a Hawkins.
- Nessuno del cast originale ha ripreso il proprio ruolo al doppiaggio.