Sky Rojo 2, la recensione: Inizia il matriarcato? Non qui

La recensione di Sky Rojo 2: la seconda stagione della nuova creatura di Álex Pina, l'autore de La Casa di Carta, in streaming su Netflix dal 23 luglio, si muove sulla falsariga della prima; e con un empatia per le donne che avviene solo sulla carta.

RECENSIONE di 23/07/2021
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Sky Rojo 2: le protagoniste in una scena

Sky Rojo è il nome di un divano. Un divano di pelle di coloro rosso, un rosso lucido. È quello che si trova nel Club delle Spose, il bordello al centro della storia che vi racconteremo nella recensione di Sky Rojo, stagione 2, la serie disponibile in streaming su Netflix dal 23 luglio. Sky Rojo è l'ultima serie tv creata da Álex Pina, Re Mida sella serialità spagnola, l'autore del fortunatissimo La casa di carta e del meno fortunato White Lines. Racconta la storia di un bordello, e di tre prostitute belle e dal cuore d'oro a cui la vita ha riservato un destino di abusi e reclusione.

Tre ragazze in fuga

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Sky Rojo 2: una foto di scena della seconda stagione

La seconda stagione inizia pochi secondi dopo dove finiva la prima. Coral (Verónica Sánchez), dopo la fuga, è tornata indietro, nel bordello dov'era partita, per provare a "liberare" le altre ragazze che ancora si trovano lì, alla mercé del sordido Romeo, che per tenerle sotto scacco ha sequestrato loro i passaporti e ha annotato, in un libro contabile, i debiti che secondo lui le ragazze avrebbero contratto. Moises e Christian, intanto, stanno inseguendo Wendy (Lali Espósito) e Gina (Yany Prado), che si è scoperta incinta, indecisi tra li loro lavoro, e la cosa giusta da fare, ribellarsi cioè a Romeo.

Due stagioni in una

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Sky Rojo 2: un'immagine della seconda stagione della serie

Come accadeva ne La casa di carta, anche in Sky Rojo le due stagioni possono essere considerate come un'unica stagione divisa in due parti, per esigenze produttive o distributive. La stagione 2 di Sky Rojo è a tutti gli effetti un corpo unico con la prima, che si concludeva in maniera aperta, sospesa, proprio per lanciare la visione della seconda, arrivata a soli quattro mesi della prima. Non c'è cesura tra le due, né una lettura diversa, un nuovo spunto per far ripartire la storia. È chiaro come allora il giudizio di questa stagione 2 ricalchi quello che vi avevamo detto nella recensione della stagione 1 di Sky Rojo. Si tratta indubbiamente di un guilty pleasur*, di una visione da binge watching, complice anche la velocità degli episodi (ne abbiamo visti i primi 4), della durata di 25 minuti l'uno. È una serie che indubbiamente intrattiene e diverte, in virtù di continui colpi di scena (un cliffhanger chiude ogni episodio) e dell'ipercineticità dei personaggi, in continuo movimento.

Sky Rojo, la recensione: l'ennesimo guilty pleasure targato Netflix

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Sky Rojo: Verónica Sánchez, Lali Espósito e Yany Prado in una foto della serie Netflix

L'audace colpo de La casa di carta non riesce più

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Sky Rojo: un'immagine della serie Netflix

Ma è anche una serie che ha una sua superficialità, che non approfondisce abbastanza i personaggi, puntando invece sempre più all'eccesso (una striscia di cocaina di 17 centimetri, un'Ave Maria pronunciata durante un atto sessuale), alla scena ad effetto, piuttosto che a una narrazione coerente e compiuta. È come se la formula de La casa di carta, il continuo rialzo dell'asticella della difficoltà e il continuo colpo di scena, che lì funzionava perché inserita in una storia originale e con personaggi iconici e loro modo approfonditi, fuori dalla Banca di Spagna, senza il Professore, le tute e le maschere di Dalì, non funzionasse più. È come se, per usare una metafora che resta nel mondo da lui creato, l'audace colpo gli sia riuscito una volta ma che, ritentandolo, sia andato a vuoto.

La casa di carta 4, la recensione: Amore e morte nella Banca di Spagna

Chi è inseguito diventa inseguitore

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Sky Rojo 2: un'immagine della seconda stagione

Guardare Sky Rojo è come assistere a una gara di corsa su un circuito di Formula 1, in uno di quei circuiti in cui, chi è davanti a tutti, alla fine compie il percorso e si trova dietro agli altri, e li doppia. In Sky Rojo, infatti, chi è inseguito diventa spesso inseguitore, chi è preda diventa cacciatore, e viceversa, in una corsa a ostacoli dove non si sa più chi insegue chi. Sì, è un gioco che cambia continuamente, e che permette di non annoiarsi. Ma che, alla lunga, sembra essere ripetitivo. Così come le continue scene di sballo e di eccessi. È una serie che deve molto, o almeno vorrebbe, al Quentin Tarantino di Kill Bill e alla sua Sposa. Di cui qui vedrete una versione aggiornata della famosa sepoltura da viva...

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Sky Rojo: Verónica Sánchez in una foto della serie Netflix

Álex Pina e il colore rosso

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Sky Rojo: Lali Espósito in una foto della serie Netflix

Álex Pina dimostra ancora di prediligere il colore rosso. Ne La casa di carta è il colore delle tute della banda del Professore. Qui, come detto, è quello del divano in pelle rossa del titolo, ma anche quello delle luci rosse del club, e i dei rossetti rosso fuoco delle prostitute che, ogni sera, devono indossare il loro costume di scena, entrare nel proprio ruolo, e recitare una parte. Álex Pina, poi, sembra prediligere ancora i luoghi chiusi, circoscritti, per ambientare le sue storie. Se le prime due stagioni de La casa di carta si svolgevano all'interno della Zecca di Stato, e le seguenti nella Banca di Spagna, Sky Rojo, come detto, ha al centro di tutto la casa di piacere, paradiso promesso per i clienti che vi entrano e inferno per le ragazze che si trovano a lavorarci. Fa eccezione a questo schema White Lines, girata in gran parte in spazi aperti, ma comunque in un'isola, Ibiza, uno spazio delimitato. Sky Rojo è solo apparentemente meno claustrofobica de La casa di carta. In teoria i personaggi si muovono molto di più all'esterno rispetto alla banda del Professore. Ma l'impressione è che il bordello sia un luogo che resti dentro per sempre, dal quale non si può scappare, nel quale si è costretti a ritornare e con il quale si debbano sempre fare i conti.

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Inizia il matriarcato?

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Sky Rojo 2: una scena della seconda stagione

A proposito de La casa di carta, ricordate Nairobi e il suo "inizia il matriarcato"? La citiamo per due motivi. Il primo è perché, al di là de La casa di carta, Álex Pina non sembra più riuscito a disegnare dei personaggi così carismatici e riusciti. In Sky Rojo va meglio che in White Lines, e i suoi personaggi impalpabili. Le tre ragazze, pur se non approfondite a dovere, sono carismatiche e ben interpretate. Si prova immediatamente empatia, tenerezza, attrazione per queste Thelma, Louise e Louise. Ma intorno a loro si muovono per lo più personaggi stereotipati. Ma il punto è soprattutto un altro. Se, in Nairobi, ma anche in altri personaggi femminili, si riusciva a sentire un rispetto e un amore per le donne, un voler parteggiare per loro, la stessa cosa dovrebbe accadere in Sky Rojo. Se è così nelle premesse, non lo è nei fatti. Perché, in alcune scene ricorrenti e insistite, c'è una violenza forse fin troppo compiaciuta, più estetica che reale, certo, ma a tratti insostenibile e insopportabile. Può darsi che, all'interno di una serie che vuole denunciare la situazione della prostituzione in Spagna, sia funzionale alla storia. Ma in certe scene, davvero molto forti, il gioco ci sembra un po' troppo spinto, troppo compiaciuto. E in tempi come questi è qualcosa a cui fare attenzione. Inizia il matriarcato? Non qui. Almeno per quanto riguarda Sky Rojo, non ancora.

Conclusioni

Nella recensione della stagione 2 di Sky Rojo vi abbiamo parlato di un guilty pleasure, di una serie da binge watching, complice anche la velocità degli episodi, della durata di 25 minuti l'uno. È una serie che intrattiene e diverte. Ma che ha una sua superficialità, che non approfondisce abbastanza i personaggi, puntando invece sempre più all'eccesso. Dovrebbe parlare di solidarietà femminile, ma in certe scene la violenza sembra troppo compiaciuta.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

3.5/5

Perché ci piace

  • Il cast si diverte e funziona.
  • Gli episodi hanno ritmo e intrattengono.

Cosa non va

  • La scrittura vira troppo presto sul grottesco e sull’assurdo, dando alla serie una patina soap-operistica.
  • Le tematiche serie legate al mondo della prostituzione e sulla ricerca di emancipazione non vengono approfondite risultando superficiali e manieristiche.