White Lines, la recensione: da Ibiza con furore, la nuova serie dell’autore de La casa di carta

La recensione di White Lines: la nuova serie disponibile su Netflix dal 15 maggio nasce da Álex Pina, il creatore de La casa di carta; è un noir ambientato a Ibiza, un'idea che aveva avuto il nostro Salvatores...

RECENSIONE di 15/05/2020
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White Lines: Laura Haddock in una scena della serie

La recensione di White Lines, la nuova serie tv disponibile in streaming su Netflix dal 15 maggio inizia dove comincia la storia, nel deserto dell'Almeria. Sì, proprio quello dove Sergio Leone girava i suoi film western (lo fanno notare anche i personaggi...). È qui che viene trovato un cadavere, ormai mummificato. Un tatuaggio sul petto, con la scritta Kika, ci dice che si tratta di Axel Collins, scomparso 20 anni prima a Ibiza. Ed è proprio qui, nell'isola spagnola nota per le discoteche, che ci porta White Lines: una serie da seguire con interesse perché è la nuova creazione di Álex Pina, il creatore de La casa di carta, la prima serie spagnola di Netflix che ha avuto un successo clamoroso. White Lines (il titolo ha a che fare con le strisce di cocaina, ed è preso da una famosa canzone di Grandmaster Flash & Melle Mel) è qualcosa di molto diverso: è una sorta di fusione a freddo tra il crime alla spagnola di Álex Pina e un certo gangster movie inglese post Tarantino, quello di Guy Ritchie, per intenderci (quello che pensa che rifare Tarantino sia fare scene violente e iperboliche e non creare grandi personaggi e grandi dialoghi). Infatti è recitato in due lingue, inglese e spagnolo.

La trama: vita, morte e miracoli di Axel Collins, da Manchester a Ibiza

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White Lines: Danny Mays in una scena della serie

In quel deserto dell'Almeria, ormai diventato un parco a tema western, dopo un'alluvione torna alla luce un corpo mummificato. Il tatuaggio sul suo petto, la scritta Kika, ci dice che è Axel Collins (Tom Rhys Harries). Nel 1996 era arrivato da Manchester a Ibiza per fare il deejay, e, dopo essere diventato il numero uno sull'isola, era scomparso nel nulla qualche anno dopo. La sorella minore di Axel, Zoe (Laura Haddock) arriva così a Ibiza per capirne di più. E così entra in contatto con la potente famiglia Calafat, padrona di mezza Ibiza, e anche di quel terreno nel deserto dell'Almeria dove è stato ritrovato il corpo di Axel. Stringe amicizia con Kika (Marta Milans), la figlia del patriarca Andreu Calafat, che era stata la ragazza di Axel. Riprende i contatti con i due grandi amici di Axel, Marcus (Daniel Mays) e Anna (Angela Griffin), diventati marito e moglie e ora separati. Ma soprattutto, lega con Boxer, il capo della sicurezza della famiglia Calafat.

White Lines: nuova serie Netflix dall'autore de La casa di carta

Ricordate Amnèsia di Salvatores?

Un noir a Ibiza. Sembra un'idea originale ma, se lo ricordate, lo aveva già fatto il nostro Gabriele Salvatores con Amnèsia, un sottovalutato film del 2002, che doveva molto al cinema di Tarantino e Iñarritu e ai loro montaggi a mosaico e giochi ad incastro: una storia di droga e spacciatori che mostrava il lato oscuro dell'isola del divertimento. In certe interpretazioni sovraeccitate, ad esempio quella del personaggio di Ruben Ochandiano, ci troviamo molto dei personaggi e delle atmosfere di White Lines.

Agli antipodi de La casa di carta

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White Lines: Una foto di scena della serie

Come scriviamo in apertura, gran parte dell'interesse di White Lines sta nel capire quale possa essere il potenziale creativo di Álex Pina dopo il sorprendente - probabilmente anche per lui - successo de La casa di carta. Lo showrunner spagnolo, infatti, ha firmato un accordo con Netflix che va oltre il suo prodotto principale, e che prevede lo sviluppo di una serie di altri progetti. Il primo è proprio White Lines, con il quale Pina dimostra di volersi affrancare dal suo show più famoso. Come La casa di carta anche questo è un crime, ma siamo agli antipodi per molti altri aspetti. Se la storia del Professore e della sua banda è un racconto claustrofobico, girato quasi interamente in interni, White Lines è arioso, e girato quasi tutto in esterni. Dal cuore dell'economia spagnola, la capitale Madrid, ci spostiamo su un'isola sul mare, sinonimo di vacanza e divertimento.

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Affari di famiglia (Calafat)

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White Lines: Laura Haddock in un momento della serie

Proprio il clima di continua vacanza è l'elemento che, se da un lato caratterizza la storia, dall'altro tende a penalizzarla, anche a livello di credibilità. Zoe, la protagonista, arriva sull'isola, ancora sconvolta dal ritrovamento del cadavere del fratello, ma, una volta lì, sembra fare tutt'altro che investigare sulla sua morte. È probabile che l'atmosfera dell'isola la colga di sorpresa, ma coglie di sorpresa anche noi che guardiamo, convinti di assistere a un giallo, e coinvolti invece in una soap opera. Non appena la storia si addentra nelle dinamiche della famiglia Calafat, infatti, siamo proprio in questo territorio. E, se pensavate che i problemi de La casa di carta siano un certo andamento da telenovela e la sospensione dell'incredulità, in White Lines troverete tutto questo, e in misura molto maggiore. Ma, se ne La casa di carta tutto viene comunque tenuto a controllo in una narrazione ben scandita, a livello di tempistica, colpi di scena, e inserito in un racconto a suo modo simbolico, qui alcune trovate, di trama e di dialoghi, rischiano seriamente di farci uscire dalla storia.

Chi ha ucciso Axel Collins?

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White Lines: Laura Haddock nella serie

Una storia che, in fondo, non è appassionante come dovrebbe essere. "Chi ha ucciso Axel Collins?", insomma, non è una domanda così urgente come "Chi ha ucciso Laura Palmer?": vuoi perché la figura di Axel, seppur affascinante e carismatica, non riesce a farci provare empatia come l'(anti)eroina di David Lynch, vuoi perché il mistero di una morte avvenuta vent'anni prima, ora che tutti sembrano averla superata e sono andati avanti con la loro vita, non è toccante come una scomparsa avvenuta qui e ora, come avveniva a suo tempo a Twin Peaks. Allora, ben presto, capiamo che la chiave è un'altra: Zoe è sì in cerca della soluzione al mistero sulla scomparsa del fratello, soprattutto in cerca della vita che ha perso, e che si è fermata dopo che Axel è sparito. Un crollo psicologico, una terapia, un matrimonio rassicurante dove ora si sente rinchiusa: Zoe ha perso quasi tutta la sua giovinezza, e ora prova a riprendersene un pezzo, a ritrovare la Zoe che era. In questo viaggio ci guida Laura Haddock (vista in Guardiani della Galassia e Transformers 4: L'era dell'estinzione), che interpreta Zoe, ma la sua interpretazione funziona a corrente alternata, a volte troppo sottotono, a volte troppo lacrimosa. Tom Rhys Harries, che interpreta Axel nei flashback, è forse il migliore del lotto: sfrontato, superbo, come solo certe rockstar (o i deejay, che negli anni Novanta iniziavano a diventare rockstar) inglesi sanno essere.

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I personaggi non sono quelli de La casa di carta...

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White Lines: Una scena della serie

Ma, nel complesso, Alex Pina fallisce proprio dove ne La casa di carta era riuscita: la creazione di personaggi iconici, empatici, a cui affezionarsi. Personaggi estremi, forse irreali, ma con una storia e dei sentimenti a cui affezionarsi. E, soprattutto, con i volti giusti. Facciamo i nomi di Berlino e Nairobi non a caso. Qui la magia non si ripete: personaggi che già in fase di scrittura sono abbozzati, stereotipati, non diventano memorabili, e non ci entrano nel cuore, anche perché i volti scelti per interpretarli, non sono quelli giusti. Tom Rhys Harries, che interpreta Axel nei flashback, è forse il migliore del lotto: sfrontato, superbo, come solo certe rockstar (o i deejay, che negli anni Novanta iniziavano a diventare rockstar) inglesi sanno essere.

Alla regia ci sono Nick Hamm, Ashley Way e Luis Prieto

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Venezia 2018: Nick Hamm al photocall di Driven

White Lines è una storia che comunque si lascia seguire, diverte, anche se a tratti. Come un certo cinema inglese post Tarantino, punta molto su una violenza estetica, esagerata e pop, con trovate anche notevoli. Solo che a volte sembrano essere queste che guidano la storia, e non viceversa. Come scritto sopra, White Lines è una fusione fredda (nel senso che non avviene completamente) tra quel cinema e il mondo di Álex Pina. Tra i registi di alcune puntate ci sono l'inglese Nick Hamm (noto per Martha da legare, The Hole,Godsend - Il male è rinato, Killing Bono e il recente Driven) e la gallese Ashley Way (nota per alcuni episodi delle serie Crashe Doctor Who). Ma c'è anche Luis Prieto, noto per un film di genere come Pusher, ma anche per il nostro Ho voglia di te, che era il seguito di Tre metri sopra il cielo... La domanda "Chi ha ucciso Axel Collins?" alla fine delle 10 puntate trova una risposta, tranquilli. Potremmo parlare allora di una serie autoconclusiva, ma spazi per approfondire le storie dei personaggi ce ne sarebbero. D'altra parte, anche La casa di carta sembrava essersi chiusa con la stagione 2. E invece...

Conclusioni

Arrivati alla fine della recensione di White Lines, vi confermiamo che la serie Netflix è una sorta di fusione a freddo tra il crime alla spagnola di Álex Pina e un certo gangster movie inglese post Tarantino, quello di Guy Ritchie, per intenderci (quello che pensa che rifare Tarantino sia fare scene violente e iperboliche e non creare grandi personaggi e grandi dialoghi). Infatti è recitato in due lingue, inglese e spagnolo. Si lascia seguire, ma scorre via piuttosto velocemente.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Siamo curiosi di vedere in che direzione va la produzione di Alex Pina dopo La casa di carta.
  • L'idea di un noir ambientato a Ibiza, anche se l'ha avuta già Salvatores, è interessante.

Cosa non va

  • Dopo aver iniziato a vedere un giallo, ci troviamo troppo spesso in una soap opera.
  • Alex Pina stavolta non trova i volti giusti, e non disegna personaggi memorabili.
  • Laura Haddock, la protagonista, non riesce a tirarci dentro la storia con la sua interpretazione.