Ryan Gosling: da La La Land a L’ultima missione, perché è l’eroe cinematografico dei nostri tempi

Protagonista del trascinante film sci-fi L'ultima missione, Ryan Gosling porta a compimento una parabola che, nell'ultimo decennio, ne ha ridefinito l'immagine d'attore in virtù di un carisma irresistibile.

L'ultima missione: un'immagine di Ryan Gosling

In un'epoca in cui spesso si allude al presunto "crepuscolo dei divi", in cui prima i franchise e poi l'egemonia dello streaming sembrano aver azzoppato il cosiddetto star power nei bilanci del botteghino, un attore come Ryan Gosling ci appare una lampante eccezione alla regola. Ammesso e non concesso che l'assunto di partenza sia valido, e pur considerando che le star di Hollywood attualmente in grado di garantire un sicuro profitto al box-office si contano sulle dita di una mano (si veda il caso di Timothée Chalamet), Ryan Gosling è fra quanto ci sia oggi di più vicino alla concezione di 'divo' secondo certi standard del passato: non solo un nome in grado di attrarre un vasto pubblico nelle sale, ma un interprete dotato di un'immagine attoriale ben definita.

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L'ultima missione: una scena con Ryan Gosling

Il suo nuovo film, L'ultima missione - Project Hail Mary, blockbuster sci-fi appena approdato nei cinema mondiali e già in grado di macinare record negli USA (le stime per il weekend di debutto si attestano sugli ottanta milioni di dollari), ce ne offre una solida riconferma: nei panni di Ryland Grace, biologo molecolare che da una cattedra di una scuola media si ritrova alla guida di una missione spaziale da cui dipendono le sorti del pianeta, l'attore canadese domina la scena all'interno di un racconto costruito come un sostanziale one-man-show.

Diretto da Phil Lord e Christopher Miller, alla loro prima regia per il cinema dopo ben dodici anni (nel mentre hanno scritto e co-prodotto la saga animata dello Spider-Verse), L'ultima missione trova in Ryan Gosling un protagonista a dir poco perfetto.

Ryan Gosling: dal Mickey Mouse Club al cinema indipendente

Believer
The Believer: un primo piano di Ryan Gosling

Cosa ha reso l'attore canadese, oggi quarantacinquenne, l'ideale erede di leggende quali Gary Cooper, Cary Grant e Gregory Peck, o volendo anche una superstar alla Tom Cruise, pur senza riferirsi a un singolo modello divistico, ma costruendosi invece un 'personaggio' versatile eppure ben riconoscibile? Il suo percorso professionale, in tale ottica, risulta particolarmente interessante, proprio in virtù delle diverse traiettorie che ha assunto di volta in volta: dall'adolescente lanciato dal Mickey Mouse Club e che collezionava apparizioni da guest star ai ruoli da protagonista, verso la fine degli anni Novanta, nelle serie TV Breaker High e Young Hercules, prima del "grande salto" al cinema con il passaggio del millennio e la rivelazione di sorprendenti doti drammatiche nella parte di un giovane neonazista nel film The Believer.

Un'intensa immagine di Michelle Williams e Ryan Gosling, la coppia protagonista di Blue Valentine
Michelle Williams e Ryan Gosling, la coppia protagonista di Blue Valentine

Per un'ampia sezione di spettatori, dal 2004 in poi Ryan Gosling viene identificato come un tipico romantic lead sull'onda del fortunatissimo dramma sentimentale Le pagine della nostra vita, in cui divide la scena con Rachel McAdams, in quel periodo sua partner anche fuori dal set.

Tuttavia, il giovane divo mostra di avere altre idee rispetto alla propria carriera, scegliendo di cimentarsi in progetti più insoliti e spesso nell'ambito del cinema indipendente: è il caso dell'insegnante tossicodipendente di Half Nelson (2006), che a ventisei anni gli vale la sua prima candidatura all'Oscar, della commedia malinconica e surreale Lars e una ragazza tutta sua (2007) e della cruda e struggente analisi di una coppia di Blue Valentine (2010).

Project Hail Mary, la recensione: un Ryan Gosling perfetto nell'odissea spaziale di Andy Weir Project Hail Mary, la recensione: un Ryan Gosling perfetto nell'odissea spaziale di Andy Weir

Dalla consacrazione del 2011 alla gabbia del typecasting

Ryan Gosling protagonista di Le idi di Marzo
Le idi di Marzo: un'immagine di Ryan Gosling

All'alba degli anni Dieci, insomma, Ryan Gosling è un volto noto del cinema e con un talento ormai comprovato, ed ecco che nel 2011 arriva anche la consacrazione a superstar di prima grandezza, grazie a un terzetto di titoli che lo lanciano sulla cresta dell'onda: il ritorno alla commedia romantica da box-office con Crazy, Stupid, Love, il "duro dal cuore tenero" al centro dell'acclamato neo-noir Drive di Nicolas Winding Refn e il thriller politico Le idi di Marzo, diretto da George Clooney.

Il risultato è una doppia nomination ai Golden Globe e una popolarità trasversale presso diverse tipologie di pubblico; ma è pure il momento in cui la sua immagine di attore comincia a scivolare in direzione di personaggi tenebrosi e impenetrabili, che ricalcano per certi aspetti lo stuntman senza nome protagonista di Drive.

Only God Forgives
Solo Dio perdona: un'immagine di Ryan Gosling

Per circa due anni, infatti, Ryan Gosling diventerà l'emblema di antieroi silenziosi e tormentati, avviati con ferrea determinazione incontro al loro cupo destino: Come un tuono di Derek Cianfrance (2012) e Solo Dio perdona di Nicolas Winding Refn (2013) sono entrambi film ottimi e sottovalutati, ma che rischiano di spingerlo lungo la china di un potenziale typecasting (e non lo ripagano in termini di successo commerciale).

In questa medesima categoria di personaggi 'granitici' rientra ovviamente pure l'agente K, erede (letteralmente) di Harrison Ford, in Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve (2017), splendido sequel del capolavoro di fantascienza di Ridley Scott; ma nel frattempo, la sua carriera ha già intrapreso una svolta decisiva.

Un divo fra sensibilità e ironia, da La La Land a Barbie

La La Land: Emma Stone e Ryan Gosling in un momento del film
La La Land: Emma Stone e Ryan Gosling in un momento del film

La svolta si è verificata un anno prima, nel 2016, quando Gosling affianca Russell Crowe in un buddy movie alla vecchia maniera, The Nice Guys, sfoderando una verve pressoché inedita nella sua filmografia fino ad allora, ma soprattutto viene ingaggiato da Damien Chazelle come partner di Emma Stone in La La Land.

Il sognante musical di Chazelle, ambientato nella Hollywood dei giorni nostri ma rendendo omaggio al cinema del passato, consente a Ryan Gosling di mostrare molteplici aspetti del proprio talento: il suo Sebastian Wilder è un leading man ironico e sensibile, che si lancia in passi di danza sulle orme di Fred Astaire ma fa emergere pure insicurezze e inquietudini. Accolto trionfalmente da critica e pubblico, La La Land fa guadagnare all'attore il Golden Globe e la nomination all'Oscar e ne ridefinisce radicalmente l'immagine divistica.

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Barbie: Ryan Gosling nel ruolo di Ken

Da La La Land in poi, infatti, Ryan Gosling sceglierà i propri ruoli in maniera accurata e molto selettiva (una media di meno di un film all'anno), prediligendo personaggi positivi ma secondo un ampio ventaglio di generi e registri. È ancora Damien Chazelle a far risaltare le sue capacità drammatiche nel 2018 in First Man - Il primo uomo, in cui l'attore si produce in un ritratto sommesso ma struggente dell'astronauta Neil Armstrong.

Cinque anni più tardi, nel 2023, Greta Gerwig lo sceglierà come Ken nel suo Barbie, gigantesco fenomeno di massa in cui Gosling disegna un deuteragonista in perenne equilibrio fra i ritmi da screwball comedy accanto alla 'bambola' di Margot Robbie e la parodia del bellimbusto egocentrico e vanesio. La sua prova in Barbie è uno dei vertici della commedia americana contemporanea e gli vale la sua terza candidatura all'Oscar.

L'ultima missione: Project Hail Mary, l'eroe solitario di Ryan Gosling ci ricorda quanto è preziosa la Terra L'ultima missione: Project Hail Mary, l'eroe solitario di Ryan Gosling ci ricorda quanto è preziosa la Terra

L'ultima missione: il perfetto ruolo di un eroe irresistibile

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Ryan Golsing e Sandra Hüller in una scena del film

L'ultima missione, tratto dall'omonimo libro di Andy Weir (già autore di The Martian), è un ideale compendio delle sue doti di attore: in un film che amalgama suspense e ironia, dramma e tenerezza, il suo Ryland Grace è un everyman costretto proprio malgrado a destreggiarsi in una situazione quanto mai estrema, e in cui l'agente governativa Eva Stratt, interpretata da un'impeccabile Sandra Hüller, non tarda a individuare l'insospettabile eroe di cui la Terra ha bisogno per sopravvivere.

Ryland, però, è un 'falso' everyman: falso nella misura in cui ci basta assistere alle sue prime battute al cospetto di una scolaresca per rintracciare quel carisma abilmente dissimulato, ma che emerge da ogni espressione e da ogni gesto di Ryan Gosling, qui nei panni dell'astronauta riluttante che troverà le proprie armi vincenti nel coraggio e nell'empatia.

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Ryan Gosling nel ruolo di Ryland Grace

In questo senso, non può esserci un ruolo più adatto a rappresentare chi è oggi Ryan Gosling, e che tipo di attore si è dimostrato nell'arco dell'ultimo decennio: una figura rassicurante nel suo apparire così "a portata di mano", ma al contempo ammantata di un innegabile potere di fascinazione; un interprete pienamente in grado di fondere intensità e leggerezza, comicità e pathos, talvolta perfino nello spazio di una stessa sequenza, come accade più volte nelle sue interazioni con il vivace partner alieno soprannominato Rocky. L'ultima missione, oltre ad essere uno dei migliori blockbuster degli scorsi anni, è anche questo: l'ennesima riprova di come Ryan Gosling sia il vero, grande eroe cinematografico della Hollywood dei nostri tempi.