Dopo quasi 6 anni d'attesa e un remake italiano parzialmente riuscito, gli agenti parigini più famosi del mondo dello spettacolo tornano finalmente in scena, su Netflix, in un film che è anzitutto una promessa mantenuta.
Nonostante il finale della stagione 4, nel 2020, fosse stato più che soddisfacente e in qualche modo anche "giustificato" (dalla conclusione delle trame e dall'arrivo del Covid, che avrebbe reso difficile, nella realtà dentro e fuori dalla serie, proseguire la storia) il pubblico, ormai affezionatissimo, chiedeva di più. Così si era parlato addirittura di una stagione 5, poi sfociata in questo Chiami il mio agente! - Il film, un lungometraggio di circa 2 ore appena arrivato su Netflix.
Un ritorno che dovrebbe avere il sapore del dessert alla fine del pranzo della domenica, soprattutto quando se ne parla da giorni, perchè tornare alla ASK (o almeno ciò che ne resta) significa ritrovare vecchi amici.
E, insieme a loro, il film prova a riportare in vita anche quella macchina comica fatta di dialoghi fulminanti, disastri improbabili, rivalità professionali e celebrità (vere!) disposte a mostrare il lato più realmente odioso di se stesse pur di prendersi in giro.
Ma qualcosa si è inevitabilmente perso per strada.
Il film ha quasi tutto quello che ci si aspetterebbe da un ritorno di Chiami il mio agente!: Andréa (Camille Cottin), Mathias (Thibault de Montalembert), Noémie (Laure Calamy), Hervé (Nicolas Maury) e Gabriel (Grégory Montel) sono ancora lì, con le loro dinamiche professionali e sentimentali.
Ci sono nuove produzioni cinematografiche destinate a trasformarsi in un incubo; ci sono le star in versione più o meno "deformata" e ci sono persino un paio di incursioni hollywoodiane a ricordare ai francesi quanto possano essere inaffidabili gli americani.
Eppure il problema di Chiami il mio agente - Il film è che sembra ricordarsi fin troppo bene cosa rendeva amata la serie, ma non riesce a raggiungere ciò che la rendeva geniale.
Tornare dalle parti della ASK è ancora un giro nel caos
La storia riparte qualche anno dopo la fine della serie. Andréa ha lasciato l'attività di agente e sta per dirigere il suo primo film, un progetto ambizioso che, naturalmente, comincia a complicarsi ancora prima di arrivare sul set. Dopo aver trascorso anni a gestire i capricci, le mire e le crisi delle star, Andréa si ritrova così dall'altra parte della macchina cinematografica. E, come era facile aspettarsi, il passaggio non è affatto indolore. Anche perchè la sua vita privata va a rotoli, tra una separazione dolorosa e il possibile trasferimento della figlioletto a Nantes.
A darle una mano arriva Noémie, ormai diventata una produttrice televisiva di successo, mentre Mathias continua a fare il suo vecchio lavoro ma nella nuova agenzia fondata insieme alla figlia Camille (Fanny Sidney). Hervé, Gabriel e e Arlette (Liliane Rovère) completano una reunion che, per i fan, ha inevitabilmente qualcosa di rassicurante.
Il nuovo film di Andréa diventa così il punto di incontro tra vecchi personaggi, nuove dinamiche professionali e una serie di situazioni destinate, inevitabilmente, a complicarsi. E proprio qui Chiami il mio agente - Il film ritrova uno degli elementi più familiari della serie: quando sembra che tutto stia finalmente andando per il verso giusto, basta poco perché il caos torni a prendere il sopravvento.
I personaggi funzionano ancora perché gli interpreti continuano a coincidere quasi perfettamente con le loro maschere televisive. Camille Cottin resta una Andréa secca, determinata e apparentemente incapace di perdere il controllo, mentre Laure Calamy conserva tutta quella meravigliosa capacità di trasformare Noémie in una fonte inesauribile di caos.
Da Laetitia Casta a George Clooney, le star ci sono ma...
Uno degli elementi più divertenti di Dix pour cent (questo il titolo originale francese della serie) è sempre stato il gioco con le celebrità. Gli attori famosi entravano nella storia interpretando versioni esasperate, deformate o decisamente poco lusinghiere di se stessi. La serie poteva essere affettuosa, ma non era affatto gentile: dietro il sorriso c'era spesso una certa cattiveria, e proprio quella malcelata perfidia rendeva quelle apparizioni imprevedibili e gustosissime.
Nel film le star continuano ad arrivare. Laurent Lafitte, Laetitia Casta, Vincent Macaigne ed Eva Longoria partecipano al gioco, mentre George Clooney compare in un cameo particolarmente riuscito, in un incontro di lavoro con Andréa che prende una piega decisamente diversa dal previsto.
Ma i ritratti sono meno memorabili. Le frecciate ci sono, spesso nascoste nei dialoghi e nei dettagli della sceneggiatura (pensiamo a Wes Anderson e Gérard Depardieu), ma sembrano più prudenti. La satira dello show business non ha più quella ferocia che permetteva alla serie di trasformare un semplice "ospite" in un piccolo evento comico.
È come se il film sapesse di dover continuare quel gioco, ma avesse paura di spingersi fino in fondo. Anche su Chiami il mio agente! alla fine è calato quel "filtro Netflix" che leviga e appiana, al punto da riuscire appena a far intravedere la natura di un prodotto che aveva fatto dell'irriverenza una delle proprie armi migliori.
Meno battute fulminanti, meno follia
La differenza più evidente sta forse nei dialoghi. La serie era capace di costruire intere scene sulla velocità degli scambi, sui fraintendimenti, sulle tensioni professionali e sulle battute che arrivavano una dopo l'altra senza lasciare quasi il tempo di prendere fiato. Nel film ci sono ancora momenti divertenti, ma il meccanismo è meno preciso.
Le conversazioni servono più spesso a portare avanti la trama che a diventare esse stesse il motore della commedia. Manca la sensazione di assistere a personaggi che, mentre cercano disperatamente di risolvere un problema, ne stanno già creando altri tre. E soprattutto manca un po' di quella follia che rendeva la serie così difficile da prevedere.
Camile Cottin e Laure Calamy tengono in piedi il film
Se c'è un motivo per cui la reunion funziona, l'abbiamo già detto, sono vecchi personaggi e vecchi interpreti, e questo è particolarmente vero se si guarda a Camille Cottin e Laure Calamy. Le due attrici non hanno bisogno di reinventare Andréa e Noémie: basta loro tornare nei panni che conosciamo per riattivare immediatamente una parte di quella dinamica che aveva reso speciale la serie.
Camille Cottin trova ancora nella sua Andréa quella combinazione di controllo, determinazione e insofferenza che la rende irresistibile, mentre Laure Calamy continua a trasformare Noémie in una "macchina" caotica ed entusiasta apparentemente impossibile da fermare. Sono loro, più di qualsiasi trovata narrativa, a restituire al film la sensazione di essere davvero tornati alla ASK.
Ed è proprio questo il paradosso della reunion: quando Chiami il mio agente - Il film può contare sulla sua storia, ritrova immediatamente la propria identità. Quando invece deve costruire qualcosa di nuovo, il confronto con la serie diventa molto più difficile.
Conclusioni
È difficile, alla fine, essere troppo severi con Chiami il mio agente - Il film. Tiene con leggerezza l'attenzione per la sua durata, la reunion del cast produce quella sensazione piacevole che ci si aspetta da un ritorno dopo diversi anni, e alcune situazioni riescono ancora a centrare perfettamente lo spirito originale. Ma proprio il confronto con le quattro stagioni rende più evidenti i suoi limiti. Il film conserva linguaggio, personaggi e situazioni che abbiamo imparato ad amare, ma ne riduce la portata. Le celebrità sono trattate con minore mordacità, i dialoghi sono meno brillanti, le situazioni meno rocambolesche e la satira dello spettacolo meno spietata. Non è un ritorno fuori posto. È, anzi, una reunion che funziona. Ma Dix pur cent non era diventata una serie apprezzata per la semplice capacità di funzionare. Riusciva a essere imprevedibile, cattiva, velocissima e sorprendentemente umana nello stesso momento. Chiami il mio agente - Il film ricorda molto bene tutto questo. Semplicemente, non riesce più a essere geniale allo stesso modo.
Perché ci piace
- la prova del vecchio cast
- anche solo l'idea di essere tornati alla ASK
- il cameo di George Clooney
Cosa non va
- mancano il brio e la sagacia della serie
- anche le ambientazioni meno "prestigiose" finiscono per dare un'allure più dimessa a tutto il film