Resident Evil secondo Zach Cregger: i bizzarri 20 minuti iniziali del film visti in anteprima

Addio ai cliché dei vecchi film e delle serie TV: il Resident Evil di Zach Cregger cambia completamente prospettiva e mette al centro la paura vera (e la goffaggine) di chi si ritrova per la prima volta a Raccoon City. Ecco il resoconto del nostro primo assaggio della pellicola.

Austin Abrams in una scena di Resident Evil

In un mondo in cui cinema e videogiochi percorrono strade destinate a incrociarsi sempre di più, sta per arrivare uno degli adattamenti più attesi degli ultimi anni: il nuovo Resident Evil firmato da Zach Cregger. Il regista, che negli ultimi tempi si è fatto apprezzare con titoli estremamente interessanti come Barbarian e Weapons (diventato subito un piccolo cult), si cimenta ora con un'operazione ad alto rischio: riportare sul grande schermo le atmosfere e le dinamiche di uno dei franchise horror più longevi e amati della storia del gaming, supportato da una fan-base enorme ed esigente.

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Il protagonista del film

L'attesa non sarà comunque troppo lunga, dato che il lungometraggio arriverà nelle sale italiane il 17 settembre. Per ingolosirci, abbiamo avuto l'occasione di assistere alla proiezione in anteprima di un footage contenente i primi 20 minuti del film. Ecco le nostre impressioni sul nuovo adattamento di Resident Evil.

Una corsa verso Raccoon City

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Una scena di Resident Evil

Il protagonista di questo primo frammento di storia è un semplice corriere. Ciò che trasporta, tuttavia, non sono merci ordinarie, ma organi umani che devono viaggiare il più velocemente possibile da una struttura sanitaria all'altra per rispettare le rigide tempistiche di un trapianto. Dopo una nottata già resa difficile da delicati problemi personali, all'uomo viene offerto un compenso extra per effettuare una consegna urgente all'ospedale di Raccoon City. La strada per la cittadina è tortuosa, buia e invasa dalla neve: inutile dire che la situazione è destinata a precipitare molto in fretta.

Il tocco di Zach Cregger

Va detto chiaramente: In Zach Cregger we trust. Il regista di Weapons e Barbarian ha ampiamente dimostrato di saper gestire la tensione con grande maestria, oltre a saper scrivere storie capaci di fondere elementi apparentemente inconciliabili: l'orrore puro, la comicità involontaria e il dramma, il tutto condito da virate grottesche che sono ormai diventate il suo marchio di fabbrica (come dimenticare l'inseguimento finale di Weapons?).

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Un momento piuttosto comico dei primi minuti

Fin dai primissimi minuti, questa rivisitazione di Resident Evil è apparsa quindi lontanissima da tutte le precedenti incarnazioni cinematografiche e seriali. Cregger punta tanto sulla genuina goffaggine di un protagonista che, anziché somigliare al classico eroe infallibile da videogioco, ricorda da vicino lo spettatore stesso intento a giocarci: si agita, va nel panico, inciampa, urla e combina disastri, esattamente come farebbe chiunque durante le prime fasi di gioco, magari con un'arma non potenziata e una mappa ancora non scoperta o inesplorata.

Potrebbe essere proprio questa, quindi, la chiave di volta capace di allontanare la pellicola dai precedenti tentativi, offrendo un approccio fresco e inedito all'opera originale. Per quanto si possa essere legati da affetto nostalgico alla saga cinematografica di Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich, è difficile sostenere che si trattasse del giusto adattamento che il franchise meritava. Lo stesso discorso vale per la deludente produzione Resident Evil: La serie targata Netflix o per i vari lungometraggi animati che, nel corso degli anni, si sono succeduti senza mai lasciare davvero il segno.

Cosa aspettarsi dal film: l'equilibrio tra blockbuster e horror d'autore?

Cosa dobbiamo aspettarci, dunque, da questo nuovo capitolo? È difficile fare previsioni definitive dopo aver visto soltanto un breve estratto. Se però il resto dell'opera saprà mantenersi coerente con lo stile del regista, è lecito ipotizzare che, dopo una partenza scanzonata e destabilizzante, la narrazione virerà verso toni molto più cupi e angusti. Cregger possiede l'indiscusso talento non solo di smorzare la tensione tramite l'ironia, ma anche di costruirla da zero attraverso inquadrature studiate al millimetro ed efficaci suggestioni visive, come già apprezzato in Barbarian.

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Una prima immagine del nuovo Resident Evil

Il successo finale, ovviamente, dipenderà dal mantenimento di questo delicato equilibrio: un risultato che passerà non solo dalla bontà di scrittura e regia, ma soprattutto dal ritmo e dal montaggio. L'obiettivo è rendere Resident Evil un convincente ibrido tra blockbuster commerciale e horror d'autore: una creatura narrativa complessa da domare, ma su cui riponiamo forti aspettative.

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