Pinocchio, la recensione: un bambino quasi vero in live action

La recensione del live action Disney di Pinocchio, il film del 2022 diretto da Robert Zemeckis con protagonista Tom Hanks nei panni di Geppetto, che propone un ibrido a metà strada tra musical fedele e sviluppo inedito.

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Pinocchio: Tom Hanks in una foto del film

Dopo un periodo "di pausa", un nuovo live action Disney è pronto ad arrivare sui nostri schermi. Non al cinema questa volta, ma direttamente in streaming l'8 settembre per celebrare il Disney+ Day, eccoci quindi con la recensione del live action di Pinocchio. La celebrazione annuale, nata nel 2021, della comunità mondiale di Disney+ prevede il debutto di nuovi contenuti dei brand principali del servizio (Disney, Pixar, Marvel, Star Wars, National Geographic e Star), e quest'anno si inserisce nel D23 Expo: The Ultimate Disney Fan Event presentato da Visa ad Anaheim, CA, che si terrà dal 9 all'11 settembre.

It's Alive

Pinocchio
Locandina di Pinocchio

Complice la pandemia, è quasi un anno e mezzo che non assistevamo a un live action Disney, fenomeno esploso negli ultimi anni e in realtà non molto apprezzato dai fan della Casa di Walt, perché spesso troppo pedissequi sul materiale originale (La Bella e la Bestia) e raramente con una propria visione della storia (Il Libro della Giungla). L'ultimo è stato quello dedicato al punto di vista di Crudelia rispetto a La carica dei 101, e a settembre 2021 Mulan, finito direttamente in piattaforma. Sorte toccata anche a quest'ultimo Pinocchio, il film del 2022 che si muove come un ibrido a metà strada tra le due linee creative dei precedenti live action. Robert Zemeckis torna alla regia dopo aver (ri)adattato Le streghe di Roald Dahl con un altro classico della letteratura per ragazzi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi. L'approccio è ancora una volta ibrido, volendo cambiare ma non troppo il racconto originario. La storia è presto detta: il burattino del titolo riceve una visita notturna dalla Fata Turchina (una magica Cynthia Erivo) dopo il desiderio espresso da Mastro Geppetto. Diventa così un bambino quasi vero, e per diventarlo totalmente dovrà dimostrare di essere onesto, coraggioso e altruista. Più facile a dirsi che a farsi, quando in città (Siena) ci sono tentazioni in ogni vicolo e angolo di strada: dal Gatto e la Volpe (Keegan Michael Key), al Circo di burattini di Stromboli detto Mangiafuoco (il nostro Giuseppe Battison), fino al Paese dei Balocchi gestito da quel delinquente del Postiglione (Luke Evans, che torna in un ruolo da villain Disney dopo Gaston ne La Bella e la Bestia).

Pinocchio al cinema, da Walt Disney a Matteo Garrone

Un adattamento moderno

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Pinocchio: Tom Hanks durante una scena

Ci sono modifiche qui e là apportate da Zemeckis e il co-sceneggiatore Chris Weitz nel corso della narrazione, a partire dall'incipit meta-narrativo con tanto di narratore onnisciente rappresentato dal Grillo Parlante (uno spumeggiante Joseph Gordon-Levitt), fino al finale che propone un epilogo differente dal classico Disney (proprio come faceva Il libro della giungla di Favreau), anch'esso meta-narrativo con protagonista il Grillo. Il messaggio finale quindi sembra essere non l'obiettivo ultimo, non il desiderio, ma il percorso che ci porta ad essere onesti, coraggiosi e altruisti, soprattutto in un mondo egocentrico ed egoriferito come quello di oggi. Dovremmo imparare a fare qualcosa perché ci sembra giusto secondo coscienza, non per un premio che avremo alla fine, per essere (ben)visti per questo o perché qualcuno ci dice di farlo. Ci sono poi alcune new entry che però non scombussolano più di tanto gli sviluppi della storia ma la semplicemente arricchiscono - come il gabbiano Sofia (con la voce originale di Lorraine Bracco) o la burattinaia Fabiana (e la sua marionetta Sabina), interpretata da Kyanne Lamaya, proponendo etnie diverse. Nuovi sono anche alcuni brani musicali, composti da Alan Silvestri e Glen Ballard (Polar Express), anche se questo adattamento non è propriamente totalmente musical ma ha alcuni momenti cantati. Momenti che strizzano l'occhio al 2° classico Disney datato 1940, fin dai celebri crediti di apertura che, per chi non lo sapesse, nascono proprio dalla canzone "When you wish upon a star", qui riarrangiata e cantata dalla Erivo (nella versione italiana "Una stella cade" da Frances Alina).

Un cast da favola

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Pinocchio: Cynthia Erivo in una scena del film

Il giovane Benjamin Evan Ainsworth (già visto in The Haunting of Bly Manor e Flora & Ulisse) si dimostra un buon Pinocchio mentre Tom Hanks riesce a tenere sulle proprie spalle quasi tutto il peso del film, grazie al proprio innato carisma nei panni di Geppetto. Le voci originali e gli interpreti degli altri personaggi sono dei comprimari non sempre riusciti, mentre il nostro Giuseppe Battiston si trasforma in un Mangiafuoco abbastanza temibile. L'iconografia del Classico Disney ritorna prepotente in questo live action, grazie ad alcune inquadrature riprese pari pari, ma alternandole a sequenze inedite o realizzate in modo diverso, senza eccedere nel compiacimento ma senza allo stesso tempo proporre una visione totalmente rivoluzionaria. Tanto che quasi quasi diremmo che l'artigianalità del Pinocchio di Garrone era più interessante. Allo stesso tempo però ci sono alcune trovate davvero simpatiche e celebrative del bagaglio che questo live action si porta dietro ed è costretto ad affrontare: gli orologi a cucù della casa di Geppetto divengono infatti tanti easter egg degli altri classici disneyani.

Conclusioni

È quindi a metà strada tra inedito e già visto che chiudiamo la recensione del live action di Pinocchio, arrivato direttamente in streaming (e ci sembra la giusta collocazione) per un nuovo adattamento messo in campo da Robert Zemeckis dopo Le Streghe, che non eccede mai ma ha dei guizzi interessanti. Il film si regge soprattutto sul carisma di Tom Hanks ma non tutto il resto del cast funziona nelle varie parti, così come le sequenze del classico Disney riprese e le canzoni riproposte, affiancante da alcune nuove proposte.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.3/5

Perché ci piace

  • Il carisma di Tom Hanks come Geppetto.
  • La parlantina del Grillo Parlante come narratore onnisciente.
  • L’epilogo diverso che dà una visione e un messaggio diversi al film e lo lega all’attualità.

Cosa non va

  • La regia di Zemeckis non è particolarmente brillante.
  • Non tutti gli interpreti funzionano come Hanks.
  • Le new entry e le nuove canzoni non funzionano sempre a livello narrativo.