Odissea, Oppenheimer e Interstellar: il senso di colpa nel cinema di Christopher Nolan

La poetica del senso di colpa di Christopher Nolan attraverso i suoi eroi tragici, dal Cooper di Interstellar, a Oppenheimer e Ulisse nel nuovo adattamento dell'Odissea.

Un'immagine di Odissea

Se c'è un aspetto del nostro lavoro che ci affascina sempre è individuare temi, seguire tracce, afferrare le cime dei fili rossi che spuntano tra le maglie delle opere degli autori e tirarle, seguirle, per vedere dove portano. Uno dei fili conduttori della filmografia di Christopher Nolan è senza dubbio il tempo, con la conseguente manipolazione della struttura narrativa che ne consegue, ma c'è un altro aspetto rilevante, che è presente in più opere ed evolve passo dopo passo in un ideale percorso tematico: il senso di colpa. Una traccia che trova il suo culmine ne Odissea, che Nolan adatta allontanandosi da Omero per sottolineare proprio questo aspetto.

Odissea Zendaya Damon
L'Ulisse di Matt Damon

La chiusura di un cerchio, probabilmente, che non a caso porta a un climax anche commerciale: 10 milioni al boxoffice nel primo weekend italiano, oltre 250 nel mondo per un debutto da record per il regista, indice di una capacità di parlare a un bacino di spettatori costruito nel tempo, con costanza e coerenza, raccontando, da Inception a oggi, di uomini mossi da un'ossessione che li spinge oltre ogni confine conoscitivo e morale. Un percorso che trova il suo perfetto specchio nel mito classico dell'Odissea e del suo protagonista Ulisse.

Cooper in Interstellar: il "nostos" e la speranza del ritorno

Interstellar: Matthew McConaughey in una scena con la giovane Mackenzie Foy
Interstellar: Matthew McConaughey in una scena con la giovane Mackenzie Foy

In Interstellar, Cooper incarna l'archetipo dell'Ulisse omerico. La sua missione nello spazio profondo è un vero e proprio nostos, il tema epico per eccellenza, un viaggio di ritorno con un unico obiettivo: salvare la Terra per poter riabbracciare i propri figli, in qualche modo la sua Itaca. Tuttavia, la sua scelta è accompagnata da una colpa lacerante: l'abbandono della famiglia in nome di un bene superiore. Un viaggio in cui, da perfetta odissea, Cooper supera difficoltà e ostacoli, le colonne d'Ercole dello spazio e del tempo, con la dilatazione temporale che trasforma il suo sacrificio in un tormento morale: il tempo perso diventa il suo nemico, il suo Poseidone, la forza contro cui lottare per ottenere una redenzione che alla fine giunge soltanto al prezzo di un isolamento quasi totale.

Oppenheimer: il "folle volo" e la dannazione della conoscenza

Oppenheimer Cillian Murphy
Oppenheimer: Cillian Muprhy in un primo piano

Se Cooper è l'eroe che cerca di tornare a casa, J. Robert Oppenheimer rappresenta l'Ulisse inteso in senso dantesco, quello del "folle volo" per cui è tenuto nell'VIII cerchio dell'Inferno. Guidato dalla convinzione che la conoscenza debba essere perseguita a ogni costo, il padre dell'atomica valica i confini della fisica quantistica per creare uno strumento capace di porre fine alla guerra. In questo senso, il Progetto Manhattan è il suo Cavallo di Troia: un'idea geniale che porta alla vittoria, ma che scatena una reazione a catena morale devastante. Nell'Oppenheimer di Nolan, la condanna del protagonista non arriva dagli dei, ma dalla sua stessa coscienza e dalla storia: il trionfo scientifico si trasforma nella certezza di aver distrutto il mondo.

Il mito dell'Odissea come specchio dell'uomo moderno

Due modi diversi di attingere al mito di Ulisse, che il regista britannico scompone in due forza diverse e contrapposte: da una parte la l'amore e la speranza che muovono Cooper con la sua disperazione, dall'altro l'ambizione cieca e il tormento che consumano Oppenheimer e il suo letale intelletto. Due idee diverse che confluiscono nell'Ulisse di Odissea, in tal senso sintesi della poetica di Nolan: ribaltando quanto detto sopra, il cavallo di Troia è la sua bomba atomica, le cui conseguenze sono raccontate come il classico disturbo da stress post-traumatico, rendendo il suo travagliato ritorno a casa, la sua odissea, come un sofferto viaggio di espiazione.

Odissea Troia
Odissea: un'immagine del film

Quella di Nolan è una visione lucida e matura sul mito, che gli permette di sottolineare come l'ingegno umano non sia privo di conseguenze, come la furbizia causi il crollo dell'ordine costituito del mondo come vi abbiamo spiegato nella nostra analisi del finale di Odissea, come conoscenza e progresso abbiano sempre un costo da pagare.

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I finali a confronto: c'è redenzione per gli eroi di Nolan?

Odissea Mat Damon
Il volto segnato del protagonista di Odissea

"Un'altra alba disperderà l'oscurità dal mondo." Chiude con una frase di speranza l'Odissea di Christopher Nolan, con l'autore che chiude il percorso di Ulisse e lo lascia libero di ricominciare, altrove, lontano da Itaca in un finale che ammicca al Signore degli Anelli. Anche in questo, la scelta di Nolan è la sintesi di quanto abbiamo accade a Cooper di Interstellar e Oppenheimer: se da una parte il primo arriva a salvezza e ricongiungimento, a una sorta di catarsi, dall'altra il secondo è destinato al tormento. Due aspetti che convivono nell'Ulisse interpretato da Matt Damon che ha la responsabilità di aver dato vita all'uomo moderno con tutto ciò che comporta, perfetta sintesi tragica quanto attuale di quanto ha espresso nelle sue opere precedenti, punto di arrivo di un percorso tematico che sa raccontare con lucidità anche il mondo che ci circonda.

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