Non mi uccidere, la recensione: Tra favola gotica e disagio adolescenziale

La recensione di Non mi uccidere, il secondo film di Andrea De Sica che resuscita il genere horror per riproporre tematiche a lui care, come quella del malessere giovanile.

RECENSIONE di 21/04/2021
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Non mi uccidere: Rocco Fasano e Alice Pagani in una scena

Nel 2016 con l'ottimo esordio I figli della notte, Andrea De Sica aveva già tracciato il perimetro del suo universo cinematografico: la fascinazione per il mondo giovanile, il romanzo di formazione, la predilezione per le atmosfere notturne, una regia asciutta ed essenziale. Sono gli stessi spunti che in parte ritornano, forse in maniera più edulcorata, nella serie tv Baby realizzata dallo stesso regista per Netflix, e che ritroveremo, declinati con piglio più estremo, nel suo secondo film (come potrete leggere in questa nostra recensione di Non mi uccidere, in uscita dal 21 aprile sulle principali piattaforme streaming da Apple Tv a Amazon Prime Video, Youtube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV, Sky Primafila e Infinity). Anche in questo caso i protagonisti sono adolescenti, ma rispetto ai lavori precedenti il film dimostra meno originalità e un coinvolgimento quasi assente sul piano emotivo, pur rivelando un approccio alle tematiche narrate sicuramente più maturo, brutale e ambizioso, tanto a livello visivo e stilistico, quanto contenutistico.

Una favola dark per adolescenti

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Non mi uccidere: una scena con Alice Pagani

La storia di Non mi uccidere prende in prestito i codici della favola dark e scava nel genere gothic horror per poi virare verso la dimensione più violenta e cupa del disagio adolescenziale. Un agitarsi di zombie, vampiri, cannibalismo e sovrannaturale basato sul romanzo omonimo di Chiara Palazzolo; per atmosfere e suggestioni la prima parte del film riecheggia inevitabilmente i tratti della celebre saga vampiresca Twilight, soprattutto per i due attori protagonisti, Rocco Fasano e Alice Pagani, che per movenze e sospiri ricordano a tratti la coppia composta da Robert Pattinson e Kristen Stewart, interpreti della famosa trilogia.
Gli ingredienti del thriller romantico ci sono tutti: tra Mirta (Alice Pagani) e Robin (Rocco Fasano) è amore a prima vista. Lei, timida ragazza di provincia, lui, bello e dannato, si incontrano in una serata a base di elettronica, droghe e visioni psichedeliche, si piacciono, si innamorano e si promettono amore eterno.

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Non mi uccidere: Rocco Fasano in una scena

Si ameranno alla follia fino a morirne, dopo essersi abbandonati all'ennesima trasgressione in una cava abbandonata. La ragazza però si risveglia e si ritrova a vagare per la città nel tentativo di adattarsi alla sua nuova identità: Mirta ora fa parte del regno dei Sopramorti, ragazzi morti di morte violenta che tornano sulla terra per chiudere i conti lasciati in sospeso, cadaveri riemersi dall'oltretomba che per sopravvivere hanno bisogno di carne umana. Dopo lo smarrimento iniziale, Mirta si mette alla ricerca disperata di Robin ingaggiando una durissima lotta per riaffermare se stessa in un mondo che non le appartiene più, braccata da uomini misteriosi, i Beneandanti, che le danno la caccia.

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Non mi uccidere: Alice Pagani con Rocco Fasano in una scena

Non mi uccidere assapora nuovamente le suggestioni notturne a cui De Sica ci aveva abituato in passato, racconta ancora una volta il microcosmo giovanile, qui più anarchico e sanguinolento, ma paga il prezzo di un prodotto confezionato ad arte per un pubblico di teen-ager e che ricalca schemi fin troppo patinati e abusati. Almeno nella prima parte: risolto frettolosamente il nucleo narrativo dell'amore totalizzante che va oltre la morte e senza l'approfondimento necessario della dimensione psicologica dei personaggi, il film si rivela invece più solido quando fa spazio a elementi da horror splatter. Il soprannaturale e l'elemento fantasy lasciano il posto a un respiro più realistico, l'ambiente si fa crudo e nefasto, per sopravvivere ci si sbrana, la scena diventa pulp, domina il cannibalismo e la rabbia.

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Un cast di giovanissimi al servizio di un efferato coming of age

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Non mi uccidere: una scena del film

La resurrezione di Mirta rappresenta metaforicamente il passaggio all'età adulta: la protagonista impara a prendere le misure del nuovo mondo, a divorare il proprio passato e a prendere a morsi la vita. Non mi uccidere si mostra così come un efferato coming of age, che a tratti ricorda lo svedese Lasciami entrare pur non raggiungendone la stessa complessità. Dentro ci finisce anche la questione di genere: le protagoniste sono donne che fisicamente e simbolicamente fanno a pezzi gli uomini, si ribellano, reagiscono, da vittime si trasformano in carnefici in un mondo tradizionalmente dominato dalla forza maschile. Il cast, composto perlopiù da giovanissimi attori quasi tutti provenienti dal mondo della serialità (Rocco Fasano da Skam, Alice Pagani da Baby e Giacomo Ferrara da Suburra), è al servizio della storia, che spesso non li sfrutta come dovrebbe; la scrittura resta prigioniera di schemi già visti e liquida le diverse tematiche con eccessiva superficialità. Nota di merito per i comprimari da Anita Caprioli a Sergio Albelli e Fabrizio Ferracane nei panni di uno spietato Beneandante.

Il racconto tra musica e location

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Non mi uccidere: Silvia Calderoni e Alice Pagani in una scena

Il resto lo fa la colonna sonora composta prima delle riprese dallo stesso regista, come aveva già fatto nel suo film d'esordio: trap, elettronica e musica sinfonica dettano il ritmo della storia e definiscono alcuni passaggi cruciali, fino al brano dei titoli di coda cantato dalla rapper Chadia Rodriguez con un featuring di Alice Pagani al suo debutto musicale. Anche le location contribuiscono a determinare i diversi toni del film girato in Trentino Alto Adige, tra Monticolo, il paese dei laghi, un Gasthof abbandonato sull'altopiano del Renon, Carezza e Bolzano: l'asfalto battuto dalla pioggia, il paesaggio underground della periferia, un sottobosco giovanile psichedelico, nerissimo e decadente. Donne che si liberano della tirannia maschile, adolescenti che "azzannano" la vita in un vortice che non sempre riesce a dimostrarsi originale.

Conclusioni

Come ribadito nella recensione di Non mi uccidere, il secondo film di Andrea De Sica si rivela una favola dark sull'adolescenza, un coming of age strutturato sul modello del gothic horror che dà il meglio di sé quando vira su atmosfere più pulp e mortifere. Il continua a occuparsi di un universo a lui caro, quello degli adolescenti, come aveva fatto prima con I figli della notte poi con Baby per Netflix. Peccato che in questo secondo film l'originalità venga meno. Buona la regia, ma la scrittura resta prigioniera di schemi triti e ritriti. La seconda parte del film che si sgancia dalla favola romantica, regala sicuramente più spunti interessanti, soprattutto nella misura in cui si fa metafora e sposa la questione di genere: non solo adolescenti che “azzannano” la vita per ritrovare una propria dimensione, ma anche donne che si liberano della tirannia maschile divorandola.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.8/5

Perché ci piace

  • Raccontare il disagio adolescenziale resuscitando il genere gothic horror tradizionalmente delegato a una produzione straniera.
  • L’attenzione per le musiche che contribuiscono a definire i diversi toni del film.
  • Le atmosfere nerissime e la presenza di elementi splatter in un microcosmo abitato da vampiri, zombie e Sopramorti dove il thriller romantico fa spazio a un respiro più realistico e crudo.

Cosa non va

  • Un prodotto confezionato ad arte per un pubblico di teen-ager, che ricalca schemi fin troppo patinati e abusati almeno per tutta la prima parte di film, risolta frettolosamente.
  • Manca nella caratterizzazione dei personaggi l’approfondimento psicologico necessario a coinvolgere emotivamente lo spettatore.