Smart Working, recensione: Il film che racconta con ironia gioie e dolori del lavoro da casa

Maccio Capatonda è protagonista di Smart Working, il nuovo film di Svevo Moltrasio che fotografa il lavoro moderno, le sue derive e quel desiderio di contatto umano che tutti abbiamo.

Un'immagine di Smart Working

La commedia italiana, storicamente, ha sempre saputo fotografare la realtà, e raccontarla. E se c'è una nuova dinamica sociale e professionale che è diventata centrale delle nostre abitudini, è lo Smart Working, quel lavoro da casa o da remoto che abbiamo imparato a conoscere e adottare in pandemia e che per tanti è rimasto una consuetudine almeno parziale.

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Maccio Capatonda con Svevo Moltrasio in una scena

Ma come lo viviamo? È una risorsa per avere quell'elasticità e maggior libertà che possa permetterci di costruire altro attorno agli impegni di lavoro? O, d'altro canto, qualcosa che finisce per monopolizzare la nostra attenzione a tutte le ore impedendoci spesso di smettere letteralmente di lavorare? Su questo riflette Svevo Moltrasio nel suo Smart Working, mettendo il protagonista interpretato da Maccio Capatonda nella condizione di scontrarsi con questi dilemmi. Direttamente o indirettamente, subendo la dinamiche, voglie e incapacità dei suoi colleghi.

La storia di Smart Working, tra telefonate e crisi di identità

La sinossi si sviluppa attorno alla figura di Giuliano, il personaggio interpretato da Maccio Capatonda, impiegato di un'azienda che ha scelto di impostare il lavoro dei suoi dipendenti in Smart Working, come da titolo. Ma se Giuliano abbraccia queste nuove dinamiche e cerca di godersi le libertà che gli lasciano di organizzarsi il lavoro e il relativo tempo libero, si sente minacciato dall'incapacità di fare altrettanto dei colleghi, che potrebbe costringere l'azienda a tornare sui propri passi e richiedere il ritorno in sede dei dipendenti.

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Il protagonista di Smart Working insieme a Maurizio Nichetti

Giuliano si sente così costretto a intervenire per non perdere quella prospettiva di vita migliore che stava costruendo insieme alla moglie Laura, aiutando i colleghi a imparare a lavorare in modo produttivo da casa. Una scelta che però porterà tutti i suoi colleghi, uno per volta, a trasferirsi a casa sua rendendola di fatto una succursale dell'ufficio. E un vero inferno che minaccia di minare quell'idea di vita migliore che aveva in mente.

Maccio Capatonda e i suoi colleghi

Quello che troviamo in Smart Working è un Maccio Capatonda un po' diverso dal solito, più dimesso, meno caricato nel suo approccio alle relazioni interpersonali con gli altri personaggi: il suo Giuliano subisce la situazione, nel nome di una prospettiva di vita che immagina per sé e la moglie Laura interpretata da una brava Sara Lazzaro. Il figlio da crescere, un secondo in arrivo, una casa dei sogni da acquistare, i due fanno affidamento sulle opportunità che il lavoro da remoto offre loro e accettano loro malgrado di aiutare il collega ruspante e romanaccio, che lo stesso regista Svevo Moltrasio si è cucito addosso, a gestire la routine lavorativa quotidiana.

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La deriva caotica di casa di Giuliano

Passo dopo passo, però, anche altre figure si affacciano alla porta del nuovo ufficio stabilito a casa di Giuliano, dal tecnico Gianni di un simpatico Maurizio Nichetti, ai tanti altri tipi umani che iniziano ad affollare casa. Se infatti i personaggi principali sono più a fuoco e sfaccettati, per gli altri colleghi si è necessariamente dovuta adottare la scelta degli stereotipi per poterli inquadrare nel minor tempo a disposizione.

Una satira moderna imperfetta?

Una scelta, una scorciatoia necessaria, ma che finisce per creare uno squilibrio che subentra man mano che la storia prosegue: Smart Working in qualche modo muta con l'aumentare dei personaggi coinvolti. Una scelta, ripetiamo, che però ci ha convinti solo in parte, perché si passa da una commedia che cerca un piglio più sofisticato, a una deriva corale e caotica che presenta a tratti le sfumature della farsa.

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Maccio Capatonda con Sara Lazzaro

È un peccato perché l'intuizione di giocare con una delle dinamiche della nostra contemporaneità e riflettere sulle sue opportunità e vincoli è interessante e ci sono momenti in cui Svevo Moltrasio riesce a introdurre spunti di riflessione molto intriganti, ma che restano solo accennati e incompleti. E lo diciamo lavorando a casa, perfettamente consapevoli di quanto non detto possa esserci nello Smart Working.

Conclusioni

Smart Working si presenta come un'operazione coraggiosa e per larghi tratti godibile, capace di ironizzare su una delle trasformazioni sociali più radicali degli ultimi anni. Svevo Moltrasio dimostra un'ottima sensibilità nell'intercettare le nevrosi dell'isolamento digitale e trova in Maccio Capatonda un contraltare perfetto, capace di una recitazione più sottile e trattenuta rispetto ai suoi standard. Tuttavia, il film soffre della sua stessa ambizione corale: nel tentativo di affollare lo schermo e la casa del protagonista, la sceneggiatura smarrisce la via della satira pungente per rifugiarsi in dinamiche da farsa più convenzionali. Resta la sensazione di un'opera riuscita a metà, che fa sorridere e riflettere, ma che non riesce a sferrare l'affondo decisivo che un tema così viscerale avrebbe meritato.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Un Maccio Capatonda inedito e più misurato, perfetto nel ruolo di un uomo comune che subisce gli eventi.
  • La fotografia del lavoro da remoto e delle sue nevrosi è drammaticamente fedele alla realtà.
  • Il ritorno di Maurizio Nichetti, che arricchisce la coralità della pellicola.

Cosa non va

  • Il film parte come satira sofisticata e scivola troppo rapidamente nella farsa caotica.
  • I colleghi secondari sono troppo bidimensionali. È una scelta, che però ci ha convinti solo in parte.